McTominay, giocatore totale
Due volée splendide, due gol da centravanti puro, due istantanee che raccontano meglio di qualsiasi definizione chi sia oggi Scott McTominay. Dopo un anno e mezzo in Italia, il suo ruolo resta volutamente indefinibile: mezzala, mediano, incursore, all’occorrenza attaccante aggiunto. In realtà, McTominay è semplicemente un giocatore totale. Uno che interpreta il calcio con completezza rara, unendo muscoli e tecnica, aggressività e visione, spirito di sacrificio e qualità negli ultimi sedici metri.
A San Siro domina la scena. Recupera palloni, cuce il gioco nello stretto, apre il campo con cambi gioco millimetrici e poi attacca l’area come un rapinatore consumato. È ovunque, di spada e di fioretto, e trascina il Napoli con la forza dell’esempio. Il pubblico azzurro lo riconosce come uno dei simboli di questa squadra: Braveheart in mezzo al campo, perfetta estensione del condottiero che siede in panchina.
Doppietta e carattere: il Napoli resta in scia
La doppietta contro l’Inter non è solo una prodezza tecnica, ma un manifesto emotivo. Il Napoli resta aggrappato alla corsa scudetto perché non accetta di mollare, perché incarna lo spirito del suo allenatore e perché ha in McTominay un leader capace di riaccendere la luce anche quando la notte sembra farsi buia. Vincere due titoli consecutivi a Napoli non è mai successo, ma la storia — come insegna lo stesso Scott — è fatta per essere riscritta.
Per lui sarebbe il secondo scudetto in carriera, dopo quello conquistato lo scorso maggio, il primo campionato vinto in assoluto. Ora non ha alcuna intenzione di abdicare. La fame è rimasta intatta, forse è cresciuta. E il Napoli, se è ancora vivo, lo deve soprattutto a questa ferocia agonistica.
L’incarnazione del pensiero di Conte
La reazione del Napoli, falcidiato dalle assenze, è un messaggio forte al campionato. Senza Anguissa, Gilmour, Lukaku, De Bruyne e Neres, Conte ha chiesto ai suoi di andare oltre i limiti. McTominay lo ha fatto più di tutti. «Abbiamo dato ogni singola goccia di sudore», ha spiegato nel post-partita, sottolineando come togliere così tanti titolari all’Inter avrebbe creato problemi a chiunque.
Parole che sembrano uscite direttamente dalla bocca di Conte. Scott è ormai la sua incarnazione in campo: orgoglio, furore, disciplina e spirito di sacrificio. Emblematica l’esultanza dopo il 2-2: invece di prendersi la scena, indica Lang, autore dell’assist, rendendogli merito. Leadership pura, senza bisogno di proclami.
Una notte che poteva essere buia
L’errore che porta al vantaggio interista avrebbe potuto segnare la partita. Invece McTominay reagisce da campione: testa alta, nessuna paura, due gol per ribaltare l’inerzia emotiva della gara. «Gli errori fanno parte del gioco e della vita», dice. E poi dimostra di crederci davvero.
È la seconda doppietta stagionale, dopo quella in Champions contro il PSV, ma la prima in campionato. Un dettaglio che pesa, perché certifica come lo scozzese sia diventato anche il capocannoniere europeo del Napoli, pur partendo spesso da posizioni arretrate. Sei gol complessivi, con un raggio d’azione che negli ultimi mesi si è persino abbassato.
Una grande partita, un campionato aperto
Inter-Napoli è stata una grande partita: gol, emozioni, errori, intensità e qualità fino all’ultimo secondo, con il palo di Mkhitaryan nel recupero a certificare quanto il match sia rimasto aperto fino alla fine. McTominay e Højlund hanno brillato, Zielinski è sembrato tornare ai livelli migliori, Dimarco ha colpito ancora. Uno spettacolo degno delle due squadre più forti del campionato.
Il pareggio, però, sorride soprattutto alle inseguitrici. L’Inter mantiene il vantaggio ma non scappa, il Napoli resta nel gruppo di testa, mentre Milan, Roma e Juve rimangono a contatto. La squadra di Chivu aveva più risorse dalla panchina, ma non è riuscita a sfruttarle. Anzi, si confermano le difficoltà negli scontri diretti: un solo punto in due partite contro il Napoli, sconfitte con Juve e Milan, unica vittoria di vertice contro la Roma.
Le assenze e la differenza delle panchine
La partita ha evidenziato una differenza chiara: l’Inter ha potuto pescare dalla panchina con Mkhitaryan, Esposito, Bonny, Sucic e Carlos Augusto; il Napoli ha inserito praticamente solo Lang, decisivo con l’assist del 2-2. Un segnale di profondità diversa delle rose, che però non ha prodotto la fuga nerazzurra.
Nonostante la tensione, la gara è stata corretta e leale, con un solo ammonito nei minuti finali. L’unico a perdere le staffe è stato Conte, per un rigore reclamato, ma fa parte del carico emotivo di una sfida che pesa come un macigno.
Il segnale al campionato
Finire a meno sette avrebbe forse significato salutare in anticipo la corsa al titolo. Questo pareggio, invece, è un messaggio chiaro: il Napoli è vivo, anche incerottato, anche claudicante. E se resta in piedi è perché ha uomini come McTominay, capaci di lavorare come gregari e brillare come MVP.
Scott ha ancora fame. Come Conte. E finché questo Napoli avrà furore, qualità e spirito di sacrificio, non vorrà porsi limiti.
Fonte: Gazzetta






