L’infortunio di Zambo Anguissa non è solo l’ennesimo contrattempo, ma il simbolo di un momento in cui tutto sembra franare sotto i piedi del Napoli. L’uomo che incarna forza, equilibrio e personalità resterà fuori fino a gennaio. Una perdita enorme, perché Anguissa non è un giocatore qualunque: è una colonna, il riferimento che tiene insieme reparti e situazioni di gioco. Per Conte è un problema gigantesco, acuito dal fatto che in estate non è stato acquistato un suo sostituto naturale, complice il dirottamento delle risorse su un attaccante dopo l’infortunio di Lukaku.
In un contesto già appesantito dai risultati deludenti e dalle tensioni interne, l’assenza del camerunense arriva come un ulteriore carico su una barca che perde stabilità. Eppure, dal punto di vista della classifica, il Napoli rimane pienamente in corsa per raddrizzare la stagione. È proprio in questi momenti che una squadra deve ritrovare compattezza, senza lasciarsi trascinare dal panico, senza assecondare il vento che soffia da fuori trasformandolo in tempesta.
Le frecciate interne: Lang, Lobotka e una frattura da ricucire
A far rumore non sono stati solo i risultati.
Le parole di Lang, con i presunti “28 giorni senza pallone”, sono state percepite come una stilettata diretta a Conte. Una descrizione inesatta: chi conosce il metodo del tecnico sa che il pallone c’è sempre, salvo nelle ripetute finali. Allo stesso modo, Lobotka con le sue ironie ha lasciato intendere un malessere più profondo.
Sono segnali che non possono essere ignorati. Da qui la scelta di Conte di fermarsi qualche giorno. Non una fuga, non un cedimento, ma la necessità di mettere a fuoco due questioni decisive prima di rientrare a Castel Volturno:
- Chiarire il rapporto con il gruppo, o con alcuni suoi componenti.
Trovare la terapia per resuscitare una squadra che lo stesso allenatore ha definito “un morto”, un’espressione dura che ha generato reazioni interne e dubbi sull’effettivo stato dell’ambiente.
Su un punto non ci sono discussioni: De Laurentiis andrà avanti con Conte.
Lo considera un professionista di altissimo livello, un allenatore con 669 panchine da professionista — di cui 65 in Europa — e con una carriera che parla da sola. Era stato proprio Conte, accettando il Napoli dopo la pausa post-Tottenham, ad avvertire sulle complessità del “dopo scudetto”. Ma probabilmente neanche lui immaginava un contesto così compromesso.
La questione infortuni: il vero nodo irrisolto
Il Napoli è travolto da una sequenza di infortuni che non può più essere liquidata come semplice malasorte. È un fenomeno troppo esteso e troppo simile nelle dinamiche per non aprire un’analisi profonda.
Durante l’ultimo scudetto, Spalletti — insieme al consulente scientifico Raffaele Landolfi — aveva integrato nel lavoro quotidiano i dati della piattaforma Zone7, che monitorava carichi, rischi e condizioni dei calciatori. Il risultato?
Un’infermeria praticamente vuota per tutta la stagione.
Ora, al contrario, il reparto infortuni sembra non svuotarsi mai. La società non può più rimandare un approfondimento tecnico, medico e metodologico su ciò che sta avvenendo. E Conte lo sa: se una squadra deve correre con intensità massimale, deve farlo con una gestione adatta, calibrata e adeguata alle esigenze del gruppo.
Il ruolo di De Laurentiis, Manna e la necessità di una svolta interna
In questi giorni, dopo il crollo di Bologna, De Laurentiis ha intensificato i contatti con Conte.
Il presidente non interviene di frequente a Castel Volturno né nelle trasferte, preferisce una posizione più defilata, ma la sua fiducia nel tecnico e nel ds Manna resta totale.
Sarà la loro interlocuzione con la squadra a determinare il futuro immediato.
Il problema, però, non riguarda solo la preparazione atletica. C’è un’altra questione di fondo: i contratti.
Alcuni giocatori — e lo scenario ricorda pericolosamente sia il 2019 di Ancelotti sia l’autunno ’88 di Bianchi — potrebbero ritenere concluso il proprio ciclo azzurro.
In questi casi, la chiarezza è un dovere.
Uno spogliatoio incerto, con situazioni contrattuali sospese, diventa una miscela instabile.
Il Napoli non ha bisogno di turbolenze, ma di una linea chiara: chi resta, deve essere totalmente coinvolto. Chi immagina un futuro altrove, deve dirlo subito.
Dopo il buio, deve tornare la luce
Il Napoli attraversa una fase buia, tra infortuni, tensioni e risultati poco brillanti. Ma la stagione è recuperabile.
La strada passa per tre condizioni imprescindibili:
- chiarezza interna
gestione scientifica dei carichi
ricostruzione emotiva del gruppo
Conte tornerà con motivazioni altissime. Sta a lui, alla squadra e al club trasformare questo momento in una svolta.
Fonte: Mattino






