Un biglietto da visita in dodici minuti
Cambiano squadre, allenatori, città e latitudini. Ma Alisson resta fedele a se stesso: famiglia al primo posto e capacità di incidere sulle partite. Arrivato dal Sporting CP con l’etichetta di “spaccapartite”, ha impiegato appena dodici minuti per confermarla. Entra al 70’, accelera, salta l’uomo e segna il 2-2 contro la AS Roma. Messaggio chiarissimo: “Eccomi, sono questo”.
Alisson de Almeida Santos, 23 anni, bahiano, è uno dei due brasiliani arrivati a gennaio. Figlio d’arte, porta nel sangue velocità, imprevedibilità e senso dell’attimo. Quello al debutto in campionato con il Napoli è stato il quarto gol stagionale in corsa: tre li aveva realizzati in Portogallo, più quello splendido al Stadio Diego Armando Maradona.
Specialista delle notti pesanti
Non sarà stato decisivo come la rete segnata all’Athletic Bilbao che aveva regalato allo Sporting la qualificazione diretta agli ottavi di Champions, ma il timbro contro la Roma pesa eccome nella corsa azzurra. È nella sua natura entrare e cambiare ritmo alla gara, colpire quando le difese sono stanche, trasformare un episodio in svolta.
Gli strappi, gli slalom, le accelerazioni hanno ricordato – con le dovute proporzioni – il primo David Neres. Se David predilige partire da destra, Alisson dovrà invece ispirarsi al mito recente di Khvicha Kvaratskhelia. Non a caso oggi vive proprio nella casa di Posillipo che ospitava la famiglia del georgiano: una coincidenza che sa di passaggio di consegne simbolico.
La famiglia come bussola
Dentro al 70’, festa all’82’. Poi abbracci e baci verso la tribuna: mamma Aldia in maglia azzurra, il fratello Tanja con quella bianca del Napoli. Le colonne della sua vita, insieme a papà Adailton, detto Ady o Messias, giramondo del pallone con esperienze tra Finlandia, Arabia Saudita, Libia e Tunisia.
Anche Alisson ha vissuto in Tunisia e ne possiede la cittadinanza. Il padre inseguì il sogno Mondiale con la nazionale tunisina, fermandosi a due presenze. Il figlio guarda invece alla Seleçao, cresciuto nel mito dei grandi brasiliani e deciso a costruirsi un percorso europeo solido.
Dallo Sporting al sogno azzurro
Arrivato in prestito dallo Sporting per 3,5 milioni con diritto di riscatto fissato a 17, era l’uomo meno atteso del mercato invernale. Non titolare fisso in Portogallo, ma già capace di lasciare il segno grazie alla fiducia dell’allenatore Rui Borges, che lo aveva lanciato in campionato e in Champions ottenendo in cambio gol pesanti e personalità.
Ora è toccato a Antonio Conte. L’impatto è stato immediato, forse oltre le aspettative. Napoli intravede un potenziale nuovo eroe: passo esplosivo, coraggio nell’uno contro uno, capacità di incidere anche partendo dalla panchina.
La storia personale racconta sacrifici: la madre, parrucchiera a Vitória da Conquista, lo ha seguito tra Brasile ed Europa, lavorando come domestica vicino allo stadio dello Sporting prima che il talento del figlio emergesse. Oggi quel percorso trova una nuova tappa al Maradona.
Obrigado, Alisson. E ora appuntamento a Bergamo, per capire se lo “spaccapartite” saprà diventare protagonista stabile nell’undici titolare. Parola al campo.
Fonte: CDS






