Un racconto oltre lo scudetto
“Again”, il film prodotto da Aurelio De Laurentiis e diretto da Giuseppe Marco Albano, non è solo la cronaca del quarto scudetto. È soprattutto la narrazione di un amore eterno, quello tra Napoli e il Napoli, messo in scena attraverso le voci della città: Marco Martone, Gigi D’Alessio, Nino D’Angelo, Alessandro Siani, The Jackal. «La squadra della città e la città della squadra», sottolinea D’Alessio. Un legame simbiotico che va oltre i gol e i trofei, come ribadisce Conte nel docufilm: «Napoli non si sceglie, si sposa».
Al centro c’è la passione di un popolo che trasforma i calciatori in figli, fratelli, nipoti, indipendentemente dalla loro origine. Una fiaba azzurra che il giovane attore Antonio Guerra ha vissuto dal giorno della presentazione di Conte in piazza Plebiscito fino alla festa scudetto nello stesso luogo simbolico.
Conte e la città, una simbiosi vincente
Il film mostra Conte nei discorsi motivazionali nello spogliatoio, con quel gesto iconico della mano alzata di venti centimetri, a indicare l’asticella da superare. Non è un caso che siano stati i gol di Lukaku e McTominay, insieme al supporto incessante della gente, a spingere il Napoli verso il tricolore.
Capitan Di Lorenzo, prima di ogni partita, batte la mano sul cuore: è il simbolo di una squadra che ha imparato a vivere in equilibrio tra gloria e responsabilità. «Non siamo noi a fare qualcosa per Napoli, ma è Napoli a farla per noi», spiega Nino D’Angelo, chiarendo come sia la città a ispirare e sostenere i suoi eroi.
Conte conosce bene i rischi del calcio: si può cadere all’improvviso dal podio. Per questo chiede equilibrio sia nello spogliatoio che tra la gente. E prima di una sfida cruciale con l’Inter urla ai suoi: «Loro sono forse i più forti, ma non oggi, non qui, non in casa nostra».
Il simbolo di Maradona e la crescita di un capitano
C’è anche un gesto che racconta l’anima di Conte: accarezzare il pallone e il sinistro della statua di Maradona nel corridoio dello stadio. Un atto scaramantico, ma anche di devozione verso chi continua a rappresentare Napoli a cinque anni dalla sua scomparsa.
Il docufilm evidenzia come il progetto di De Laurentiis, l’esperienza di Conte e il sacrificio della squadra abbiano trovato forza soprattutto nell’ambiente. Napoli non è più ostaggio degli sbalzi d’umore, ma è una città che dà coraggio. Lo dimostra Di Lorenzo, maturato anno dopo anno, fino a diventare il capitano di due scudetti: timido ragazzo a Empoli, oggi leader azzurro grazie alla sua squadra e, soprattutto, alla sua città.
Fonte: Il Mattino






