Juventus-Napoli e non solo: parola a Pazienza
Michele Pazienza, ex giocatore del Napoli ed ora allenatore, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Napoli Network.
È stato allenato da Conte alla Juventus: rispetto a quattordici anni fa è cambiato?
“Credo che sia sempre la stessa persona, umanamente ma anche sportivamente. Vive questo lavoro con amore, passione ed a 360 gradi: è così come lo vedete. Quando uomo vive così il calcio difficilmente cambiano abitudini e modo di essere. Magari si può modellare qualcosa, ma lui è ancora molto giovane ed ha molta energia per il calcio”.
Domenica c’è uno Juventus-Napoli che promette scintille: come vede il match?
“Sarà una partita intrigante, interessante. Si affrontano due squadre che stanno facendo molto bene. Stanno avendo delle difficoltà in Champions, perchè nessuna delle due può affrontare al massimo il doppio impegno, stanno facendo il loro meglio. Lotteranno fino alla fine per i primi posti, lo stanno dimostrando con grande merito nonostante le difficoltà. Conte è sfortunato con la disponibilità dei suoi calciatori, ci sono troppi calciatori infortunati. Ogni volta l’allenatore deve ridisegnare una squadra dando compiti diversi a calciatori con caratteristiche ben precise”.
A Napoli da calciatore non ha giocato in Champions, ma ha vissuto notti europee importanti come Napoli-Liverpool: lo stadio secondo lei può aiutare il Napoli nella sfida da dentro o fuori con il Chelsea?
“In questo momento il Napoli ha la necessità di concentrarsi sulla gara di domenica. Bisognerà capire come ne viene fuori dalla trasferta di Torino, ultimamente perde quasi un calciatore ogni gara. Mi auguro che possa arrivare alla gara di mercoledì con il Chelsea numericamente meglio rispetto alle ultime uscite. Anguissa? Sarebbe un ottimo rientro, in quella zona del campo il Napoli è contato”.
Mister, la rivedremo a breve in panchina?
“A breve non credo, ora sono nella fase in cui mi aggiorno e guardo squadre, giocatori per poter allenare in futuro. Nell’immediato non c’è nessuna situazione che può svilupparsi. C’è stata qualche chiamata, ora però devo ponderare la scelta che mi possa dare la possibilità di esprimermi”.
Qual è l’allenatore che studio di più?
“Il mio studio è rivolto alla conoscenza dei calciatori, alla fine sono loro che determinano le sfide. L’allenatore deve essere bravo a scegliere le caratteristiche giuste. Gli allenatori che ho avuto come Cote, Pioli, Spalletti, Mazzarri cerco di farle mie e trasmetterle ai miei calciatori. Però non posso neanche trasmettere tutto, quello che non sento mio lo lascio stare”.
Siamo nell’anno del centenario del Napoli: qual è il ricordo più bello a Napoli?
“Il periodo che ho vissuto a Napoli è stato quello della rinascita, che gradualmente ha scalato le categorie. Sono arrivato nel gennaio 2008, siamo saliti a piccoli step. Siamo arrivati in Champions, è stato quello il momento più bello per me. Quel terzo posto non dico valesse uno scudetto, che è stato spettacolare, ma dato che si veniva da un periodo buio quel podio era una cosa straordinario. Ricordo la gente estremamente entusiasta”.
