Il Presidente dell‘Associazione Italiana Arbitri (AIA), Antonio Zappi, è stato raggiunto in esclusiva dai microfoni di Napoli Network. Tanti i temi interessanti toccati: VAR a chiamata, bilancio delle prime due giornate di Serie A e i primi effetti della novità introdotta quest’anno riguardante le spiegazioni VAR allo stadio. Ecco l’intervista integrale:
Presidente, qual è il bilancio tecnico arbitrale di queste prime due giornate di campionato?
“È ancora presto per tracciare bilanci, ma siamo soddisfatti. Sono usciti in Serie A molti giovani e Gianluca Rocchi sta impostando un lavoro guardando al futuro, secondo una linea che ci siamo dati per la crescita del movimento arbitrale”.
Quali riscontri ci sono stati con l’esperimento delle spiegazioni VAR allo stadio e in cosa si può migliorare?
“Come in tutte le novità c’è ovviamente sempre un necessario periodo di rodaggio iniziale. Nella prima giornata c’è stata qualche criticità su cui anche noi, come su tutti i social, si è ironizzato e sorriso. Nulla di grave e già dalla seconda giornata è andata meglio, salvo un piccolo imprevisto tecnico a San Siro, ma subito risolto con la prontezza di Marchetti. C’è ovviamente da migliorare e lo faremo, ma la strada della comunicazione è tracciata, perché secondo noi è con la conoscenza che aumenta il rispetto e parlare davanti a spalti gremiti non è semplice”.
Con quali modalità, ove previsto, crede che possa essere introdotto il VAR a chiamata in Serie A?
“Il Var a chiamata in Serie A è ancora lontano dal poter essere introdotto. Come è noto, da questa stagione è stato invece introdotto in serie C ed in Serie A femminile il Football Video Support (FVS), ma che non è il “Var a chiamata”, nonostante la possibilità di due chiamate da parte dell’allenatore per chiedere all’arbitro una review delle azioni in casi codificati. Rispetto al Var della serie A qui siamo in presenza di tutt’altro, non ci sono i Video Match Officials di Lissone e soprattutto ci sono un massimo 4 telecamere in un sistema che quindi nulla ha quindi a che vedere con la sofisticata tecnologia VAR che ha a disposizione assistenza arbitrale da remoto e almeno 8 telecamere che, nelle competizioni mondiali, possono arrivare a 40. Insomma in questo momento non c’è all’orizzonte nulla di più che questa introduzione del sistema FVS, poi si vedrà e, se sarà, lo deciderà l’IFAB, l’organismo internazionale che è deputato a regolamentare queste evoluzioni”.
Le competizioni calcistiche aumentano e i calciatori lamentano un eccessivo stress fisico e mentale dovuto ai numerosi impegni. Impegni numerosi, ovviamente, anche per i Direttori di gara: quanto l’eccessivo numero di partite, con conseguente stress, rischia di influire a lungo termine sulla loro capacità di giudizio?
“Una domanda davvero interessante. Nessuno ad oggi si è mai posto se vi possa essere un impatto da eccesso di impiego anche sulle prestazioni arbitrali. Ho chiesto già di approfondire questo tema per analizzare se ci possa essere un qualche collegamento diretto tra stress da impiego ed infortuni fisici. Per quanto riguarda invece la capacità di giudizio ritengo invece non sia rilevabile per queste ragioni scadimento di qualità delle prestazioni, ma la questione merita sicuramente di essere approfondita”.
Il movimento calcistico italiano, con gli arbitri in prima linea, combattono ogni forma di violenza (verbale e fisica). Va fatto qualcosa in più a Suo parere per sensibilizzare l’opinione pubblica (guardando anche quanto accaduto a Collegno)?
“Come AIA abbiamo espresso piena solidarietà sul nostro sito ufficiale al ragazzo colpito da quel genitore inqualificabile. Ma il calcio dilettantistico e giovanile non sono una giungla.
Ci sono tante donne e uomini perbene che con grande passione e volontariato permettono la disputa di oltre 500 mila partite all’anno in Italia e fenomeni come questi sono limitati.
Normalmente a ricevere solidarietà per essere stati aggrediti sono i giovani arbitri, stavolta sono stati invece gli arbitri a solidarizzare con un giovane calciatore.
Perché sarà solo se tutti insieme sapremo mettere in campo strumenti culturali e formativi di cultura delle regole e legalità che miglioreremo il calcio del domani, ovviamente anche con misure repressive che sappiano dare risposte decise a chi non intenderà farsi educare al rispetto. Con una recente modifica normativa e del codice penale ora un violento che picchiasse un arbitro rischia, a seconda della gravità delle lesioni, da 2 a 16 anni di reclusione. Noi non saremo ovviamente felici se qualcuno dovesse essere arrestato per questo motivo, ma ove non si riuscisse a prevenire, a rispettare e a crescere culturalmente anche le misure repressive dovranno fare la loro parte per conservare l’integrità dello spettacolo del calcio e tutelare anche in futuro i sogni che tutti noi da bambini abbiamo coltivato con passione”.






