La Juventus non va oltre il pareggio a Verona e rischia di perdere la vetta della classifica, se il Napoli riuscirà a battere il Pisa al Maradona nel posticipo di lunedì sera.
Proprio il Napoli è uno dei primi pensieri dell’allenatore croato che, nel dopo partita del Bentegodi, senza giri di parole ha commentato: “La partita col Verona si poteva giocar domani. Il Napoli giocherà 3 gare in 9 giorni, noi invece in 7: questo incide. Serve uguaglianza. Inutile negarlo: queste cose alla lunga cambiano la classifica. Bisogna dirlo: perché se si sta zitti e buoni…“.
Nessun mistero: il calendario spiega tutto
Ci aspettavamo che Tudor parlasse dell’episodio da rigore che ha condannato al pareggio la Juventus – rigore generoso ma purtroppo sacrosanto in questo nuovo calcio in cui le regole del gioco sono decise da chi evidentemente non ci ha mai giocato – oppure che ci spiegasse come mai i suoi giocatori non riuscissero a fermare nemmeno per sbaglio Gift Orban, e invece no, dopo un normale accenno al rigore, l’allenatore croato ha deciso di esprimere una frase allusiva sul calendario stilato dalla Lega, citando involontariamente i Maneskin.
Per chi segue il calcio moderno, e soprattutto gli incastri tra le competizioni europee e i campionati nazionali, è ormai arcinoto che nella stesura dei calendari giochi un ruolo importante la necessità di equilibrare lo stress dato dal numero delle partite ravvicinate con quello delle trasferte.
Se Tudor sapesse questo – ma in realtà lo sa bene – avrebbe capito che la differenza che ha portato il Napoli ad avere più giorni di riposo è data dal fatto che la Juventus ha giocato ben due partite su tre, Borussia Dortmund e Inter, in casa, e solo una in trasferta, quella appunto di stasera, mentre il Napoli nello stesso periodo ne ha giocate due in trasferta, a Firenze prima e a Manchester poi. Ecco qua risolto l’arcano.
Evidentemente Tudor era a corto di argomenti e alla ricerca di alibi. Dovrebbe pensare alla sua squadra, molto forte, ma che nelle ultime tre partite ha dato la sensazione di poter subire gol in qualsiasi momento, anche dal Verona, più che iniziare già a soffiare sul fuoco della polemica forse un po’ troppo presto.
Se poi vuole iniziare la guerra psicologica con Antonio Conte quando l’autunno non è nemmeno ancora iniziato, beh, si accomodi.
Su quel sellino prima di lui si era già seduto Thiago Motta ed è dovuto scendere alle prime salite. Vediamo adesso come sarà la pedalata di Igor.






