Dal Mondiale 2022 all’Italia
Durante i Mondiali in Qatar, nel 2022, la FIFA introdusse recuperi molto più lunghi per limitare le perdite di tempo. Quella scelta, inizialmente accolta con curiosità e approvata dagli appassionati, avrebbe dovuto diventare prassi anche nei campionati nazionali. Eppure, a tre anni di distanza, la Serie A sembra aver ignorato la direttiva: nel nostro torneo, i minuti extra restano sempre ridotti all’osso.
Italia fanalino di coda tra i grandi campionati
I numeri parlano chiaro. Nelle prime giornate di questa stagione, in Serie A si sono registrati in media soltanto 6 minuti e 27 secondi di recupero complessivo. Una cifra nettamente inferiore rispetto alle altre leghe europee: la Bundesliga guida con 11’42”, seguita dalla Ligue 1 con 11’04”, dalla Liga con 10’50” e dalla Premier League con 10’45”. L’Italia è ultima sia per il primo tempo (1’38”) sia per il secondo (4’49”).
Napoli-Cagliari, il caso emblematico
Il trend si è visto chiaramente in Napoli-Cagliari. Durante la gara ci sono state diverse interruzioni, sei sostituzioni, dieci calci d’angolo, numerosi falli e persino quasi due minuti di stop per un’ammonizione a De Bruyne. Tutti elementi che avrebbero giustificato un extratime abbondante. Invece, l’arbitro Bonacina ha concesso i “classici” cinque minuti, confermando la tendenza italiana a standardizzare i recuperi indipendentemente da quanto accade in campo.
Il timore delle polemiche
Uno dei motivi principali sembra essere la paura delle discussioni. Concedere un gol al 100° minuto, come successo in Premier League in Newcastle-Liverpool, rischia di scatenare contestazioni feroci. Così gli arbitri scelgono di non osare, preferendo recuperi contenuti. Ma questa prudenza finisce per ridurre spettacolo ed equità.
Il nodo del tempo effettivo
Periodicamente si torna a parlare di tempo effettivo, una soluzione che eliminerebbe qualsiasi ambiguità. Tuttavia, nonostante se ne discuta da anni, la riforma non ha mai trovato spazio concreto. Intanto, una maggiore accuratezza nel calcolo dei recuperi sarebbe sufficiente per punire le perdite di tempo e garantire più calcio giocato.
Conclusioni: un’occasione mancata
Il calcio moderno si decide sempre più spesso nei minuti finali. Limitare il recupero significa ridurre il numero di occasioni e, di conseguenza, anche le emozioni. Allungare le partite non penalizzerebbe nessuno: significherebbe semplicemente offrire più spettacolo, ridurre le furbizie e rendere le gare più giuste.
Fonte: Gazzetta






