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Politano è diventato troppo importante per questo Napoli

Guido Sannino di Guido Sannino
3 Settembre 2025
in Focus
Tempo di Lettura: 4 min
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Matteo Politano con la maglia azzurra durante un match di campionato

Matteo Politano con la maglia azzurra durante un match di campionato

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Ci sono certi convincimenti sbagliati che, nella mente del tifoso, sono duri a morire. E così certi calciatori, come Matteo Politano, finiscono per essere sottovalutati, se non proprio disprezzati, nonostante il campo dica tutt’altro. È accaduto con Lorenzo Insigne, giocatore mai troppo valutato per il suo reale valore (parliamo del miglior regista avanzato della sua generazione, almeno in Italia), e che per giunta è stato gettato ulteriormente nell’ombra dal fulminante avvento di Khvicha Kvaratskhelia.

E come non citare Fabián Ruiz, per cui ci sono voluti un Europeo e una Champions League per far accettare ai tifosi napoletani quello che il campo aveva già reso evidente da tempo: cioè che l’ex Betis è un fuoriclasse (probabilmente il miglior centrocampista passato in A negli ultimi anni, ma anche questo dato non viene minimamente preso in considerazione da tanti). E la stessa cosa, ahinoi, continua a ripetersi ogni volta che si esprime un giudizio sull’attuale numero 21 azzurro.

Superare una concorrenza agguerrita

Ovviamente, non si vuole paragonare in questa sede Politano, per valore assoluto, a Insigne o Fabián: non parliamo di un fuoriclasse. Politano non lo è perché, in un certo senso, per tanti anni è stato un calciatore con caratteristiche standard: quello che faceva in campo lo faceva sempre molto bene, ma senza guizzi che lo rendessero un calciatore a suo modo peculiare. Per lungo tempo si è detto, a giusta ragione, che fosse un calciatore molto prevedibile, nonostante un eccellente bagaglio tecnico. E questo perché Politano, per anni, non è mai uscito fuori dai canoni dell’ala da calcio posizionale che gioca a piede invertito.

Ma oggi possiamo dirci, in tutta serenità, che l’ex Sassuolo ha assunto uno status diverso. Circola da tempo su X un meme in cui Politano, nei panni della morte, fa fuori tutti i suoi diretti competitor nella posizione di ala destra: Callejon, Lozano, Lindstrøm, Ngonge, Neres… Come se la sua titolarità a Napoli fosse eterna, indiscutibile. E c’è del vero: perché, dopo aver tenuto botta a una difficile concorrenza, ormai nessuno più mette in discussione il suo ruolo. Neanche Antonio Conte, che durante il periodo all’Inter lo aveva tagliato fuori dal suo progetto tecnico.

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Il migliore in campo contro il Cagliari

Esatto, proprio così: Politano oggi è un inamovibile nel Napoli al pari di compagni che godono di molto più credito come Buongiorno, Di Lorenzo, Lobotka, McTominay, Anguissa… e anche come Rrahmani, che dopo l’eccellente stagione scorsa non viene visto più come un semplice centrale bravo solamente nell’esaltare le caratteristiche del compagno di reparto (che convinzione assurda!). Persino Rrahmani, dunque, è riuscito a scrollarsi di dosso un’etichetta ingiusta e che gli è stata affibiata per anni. Invece Politano no: l’attaccante romano suscita ancora fastidio ogni volta che tocca il pallone in molti, moltissimi tifosi.

Eppure, l’inizio di questo nuovo campionato dovrebbe smentire parecchi luoghi comuni: la partita di Sassuolo è stata sbloccata grazie a un suo cross al bacio per la testa di McTominay. Mentre contro il Cagliari è stato senza ombra di dubbio il migliore in campo, motore instancabile sulla trequarti di destra in una squadra che ha fatto molta fatica a rendersi realmente pericolosa.

I numeri raccontano bene qual è stato il peso della prestazione di Politano contro i rossoblù: 3 passaggi chiave, 2 dribbling riusciti (100% di precisione) e 6 duelli vinti su 5. Poi ci sono anche ben 15 cross non andati a buon fine a fronte di soli 3 riusciti. Verissimo. Ma il dato è indice del fatto che i compagni lo cercano continuamente, si fidano tantissimo di lui e delle sue letture. Il che vuol dire che Politano è a tutti gli effetti un leader tecnico di questa squadra.

Peraltro è stato proprio lui a guidare l’assalto arrembante degli ultimi minuti, imprimendo alla manovra del Napoli una velocità e un’intensità che nei 90′ precedenti non si erano proprio viste. Insomma: non solo la partita è stata vinta grazie a Politano che ha imposto il suo cambio di ritmo a tutta la manovra offensiva della squadra, ma occorre anche ridimensionare la statistica dei cross non andati a buon fine perché, prima del recupero, gli attaccanti e i centrocampisti azzurri si sono mossi in maniera troppo lenta e prevedibile, facilitando di molto i compiti dei difensori cagliaritani in fase di difesa posizionale. Però, come dire, è troppo più semplice prendersela coi cross di Politano…

Molto di più di un soldatino

Chi ne esalta le caratteristiche, al limite, loda il suo spirito di sacrificio. Tratta Politano alla stregua di un soldatino che, per mantenere il posto da titolare con Conte, si è messo a disposizione del mister nel fare il ciuccio di fatica. Come a dire che Politano non ha altro da offrire. Eppure, parliamo di un calciatore che ha eccellenti letture offensive, che nel biennio di Spalletti sapeva benissimo quando era il caso di innescare Osimhen in profondità (altro che palla sparacchiata a caso: Politano in quelle occasioni alzava la testa per studiare in una frazione di secondo le posizioni dei difensori avversari e, se era il caso, forzava la giocata in verticale).

Per non parlare delle prestazioni nelle gare di ritorno, della scorsa stagione, contro Atalanta e Juventus: due grandi partite vinte anche e soprattutto per merito suo. A Bergamo Politano non solo aveva garantito una copertura costante nei confronti di Ruggeri e Lookman (in collaborazione con Di Lorenzo), consentendo così ad Anguissa di fare i suoi affondi decisivi sull’out di destra, ma ha anche segnato un gol difficilissimo con una diagonale a ridosso dell’area piccola che, per timing e complessità di esecuzione, in A sanno fare pochissime ali.

Con la Juventus al Maradona, invece, Politano è stato a tutti gli effetti il match winner: oltre alla solita partita attentissima in fase di copertura, l’attaccante azzurro ha servito l’assist per il momentaneo pareggio di Anguissa, mentre da un suo movimento senza palla si è originata la situazione tattica da cui è nato il rigore decisivo trasformato da Lukaku al 69′. Insomma, un pezzo fondamentale del quarto Scudetto è passato per il lavoro di Politano.

Un calciatore troppo importante per questo Napoli

Che dire, dunque, a conclusione di questo articolo? Che se il Napoli, in un’estate di grandi spese e di allargamento della profondità della rosa, non ha comprato un nome di peso nel ruolo di ala destra, è perché Conte sa di poter fare affidamento su un calciatore che, da tempo, è diventato uno dei leader di questa squadra. C’è Neres, è vero, ma l’ex Benfica sarà comunque impiegato tanto anche a sinistra.

Un ulteriore indizio, poi, ci viene dalla trattativa per il rinnovo, ormai imminente, fino al 2028. Segno del fatto che la società sa quanto è importante il lavoro di questo ragazzo. E allora, ecco, se vedendo quello che accade in campo non si vuol capire perché l’ex Sassuolo è sempre titolare, almeno si analizzino per bene le scelte nella rosa: e oggi, che piaccia o no, il Napoli non può rinunciare a Politano.

Tags: NapoliPolitano
Guido Sannino

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«Me lo guardo in televisione il calcio: un po’ di tutto, anche quello di livello internazionale. Mi piacciono le belle giocate» [C. De Sica]

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