Correva l’anno del Signore 330, quando l’odierna Istanbul, fino ad allora chiamata Bisanzio, culla dell’Impero Bizantino, assunse un nuovo nome, in ossequio all’imperatore che l’aveva conquistata. Si chiamò per questo Costantinopoli.
Millenovecentonovantacinque anni dopo, anno più anno meno, un altro uomo, romano, dal nome altrettanto altisonante nonché di chiara matrice imperiale, ha deciso di conquistare la capitale dell’ex impero romano d’oriente, proponendo implicitamente un nuovo eponimo: Aureliopoli.
Aurelio I, figlio di Luigi e nipote di Dino, tutti provenienti dall’antica Oplontis, dopo settimane di estenuanti battaglie rigorosamente commerciali, pare aver definitivamente trionfato contro gli avversari ottomani oggi chiamati sinteticamente Galatasaray.
Quello che avrà il Napoli dalla cessione di Osimhen
Senza spargimenti di sangue, questo è l’esito della trattativ… volevamo dire battaglia Osimhen: 40 milioni subito, i restanti 35 in due rate entro un anno e mezzo. Non solo: divieto di vendita ad una squadra italiana, a meno di pagare una forte penale. E si parla anche di un 10% sulla rivendita.
Come a dire: decido io come, decido io quando, decido anche a chi. O, perlomeno, a chi no.
Un diritto di veto in perfetta coerenza anch’esso con il diritto riservato, nell’antica Roma, ai tribuni della plebe.
Troppo precoci furono i cantori del fallimento, prematuri furono coloro che al grido “si è fatto fregare da Osimhen” già narravano di un imperatore al tramonto.
Aurelio De Laurentiis, ancora una volta, ha dimostrato quello che soltanto i più ostinati non riescono ancora a vedere con i loro occhi annebbiati dall’invidia: il Napoli riluce del proprio Sole e si specchia nell’iride azzurro del suo Imperatore: il Napoli è club Sovrano. D’Occidente come d’Oriente.
Ave Aurelio






