Conte cerca risposte, Palladino apre un nuovo ciclo: analisi di Napoli-Atalanta
Il campionato riparte questa sera dal Diego Armando Maradona, dove alle 20.45 andrà in scena Napoli-Atalanta, una sfida che arriva dopo una sosta per le Nazionali tutt’altro che serena per gli azzurri. Il Napoli, infatti, torna in campo con ancora addosso le scorie del ko di Bologna e, soprattutto, delle forti dichiarazioni rilasciate da Antonio Conte in conferenza stampa alla vigilia della pausa. Parole dirette che hanno alimentato un dibattito acceso attorno all’ambiente partenopeo e si sono intrecciate con il permesso – concordato con la società – che ha consentito all’allenatore di rientrare in ritardo alla ripresa degli allenamenti. Due settimane di stop sono così diventate terreno fertile per voci, interpretazioni e discussioni. Ma ora il tempo delle chiacchiere è finito: per Conte e per la squadra è arrivato il momento in cui devono parlare solo i fatti. La risposta dovrà arrivare dal campo. Di fronte ci sarà un’Atalanta che apre ufficialmente un nuovo capitolo con l’arrivo di Raffaele Palladino, subentrato a Ivan Juric. Gli orobici cercano un’inversione di tendenza dopo un periodo complicato: la Dea, infatti, non vince in campionato da settembre, quando firmò un colpo esterno sul campo del Torino. Il cambio in panchina nasce proprio dall’esigenza di ritrovare identità, ritmo e continuità, almeno in campionato.
Sul piano tecnico-tattico, dopo l’infortunio di Anguissa, Antonio Conte ha diverse soluzioni da valutare. La più naturale resta la continuità del 4-3-3: in questo contesto Elmas sarebbe il profilo più adatto per la mezzala destra, mentre Neres agirebbe da esterno offensivo sul lato mancino. Un sistema già utilizzato con successo proprio contro una squadra guidata da Palladino: nella scorsa stagione, infatti, nella gara d’andata contro la Fiorentina terminata 0-3 (quando l’attuale tecnico dell’Atalanta sedeva sulla panchina viola), l’allenatore azzurro adottò il 4-3-3, schierando Spinazzola alto a sinistra e Neres a destra. Una soluzione efficace, che diede ampiezza e imprevedibilità alla manovra. Esiste però anche un precedente diverso, utile a comprendere possibili scenari futuri. Nella gara di ritorno contro la Fiorentina sempre di Palladino, Conte decise di affidarsi al 3-5-2, almeno sulla carta, modulo che in fase di possesso si trasformava in un 4-2-3-1 grazie all’utilizzo del doppio play (Lobotka e Gilmour). Lo scozzese, inoltre, svolgeva un compito molto preciso in fase di non possesso: alzarsi in pressione sul braccetto sinistro della costruzione a tre viola, rendendo più aggressiva la prima linea di pressione. Una soluzione da prendere in considerazione quando tornerà pienamente disponibile. In attesa di Anguissa, proprio il doppio play rappresenta una variabile importante per il futuro del Napoli, anche in relazione al rientro di Romelu Lukaku. Il ritorno del belga, infatti, potrebbe ridisegnare molte delle strategie offensive azzurre e influenzare la scelta del sistema di gioco.
Nelle ultime ore è emersa anche un’ulteriore ipotesi: l’avvicinamento degli esterni offensivi alla punta, con due giocatori più dentro al campo a ridosso del centravanti. In questo caso si parlerebbe di un 3-4-3 o di un 3-4-2-1. Una disposizione che modificherebbe sensibilmente anche le responsabilità difensive dei due esterni/trequartisti: ad esempio, Politano non sarebbe più chiamato ai rientri costanti tipici del 4-3-3, poiché la scalata in fase difensiva verrebbe garantita dall’esterno destro di centrocampo. Questa scelta, oltre ad alleggerire i suoi compiti difensivi, potrebbe renderlo più efficiente in zona d’attacco, consentendogli di restare maggiormente alto e vicino alla punta, occupandosi in fase di non possesso direttamente del braccetto sinistro in caso di costruzione a tre dell’avversario. Situazione analoga sul lato sinistro. Tale disposizione potrebbe essere adottata anche per aumentare l’intensità del pressing sulla prima costruzione ospite (3-4-3 o 5-2-3 a seconda del posizionamento degli esterni di centrocampo in non possesso), risultata poco efficace nelle ultime partite, mentre nelle fasi di maggiore attesa la squadra potrebbe disporsi con il 5-4-1.
Sul fronte Atalanta, Palladino non dovrebbe discostarsi dal suo assetto di base, caratterizzato da un equilibrio tra la linea a tre difensiva e il centrocampo a quattro. Il tecnico, almeno per questa fase iniziale della sua gestione, sembra orientato a consolidare la struttura ereditata, per poi introdurre le sue varianti con gradualità. Resta invece da capire quale sarà la configurazione dell’attacco: se opterà per un sistema con un trequartista e due giocatori in avanti (1+2), oppure per due mezze punte a supporto della prima punta (2+1). Davanti a Carnesecchi, il terzetto difensivo dovrebbe essere composto da Djimsiti, Hien e Ahanor. Sulle corsie, Bellanova e Zappacosta garantiscono ampiezza, gamba e profondità, mentre in mezzo Ederson e De Roon offrono equilibrio, intensità e capacità di schermare le linee interne.
La vera incertezza riguarda il reparto avanzato. Una delle ipotesi più concrete prevede Lookman e De Ketelaere alle spalle di uno tra Scamacca o Krstovic. Ma Palladino potrebbe anche sorprendere, rinunciando a un vero centravanti per riproporre un assetto più fluido: in questo caso troverebbe spazio Pasalic da trequartista, con Lookman e De Ketelaere a muoversi larghi ma pronti ad accentrarsi. Una scelta che ricalcherebbe fedelmente quanto visto lo scorso anno proprio al Maradona, quando Gasperini schierò gli stessi tre interpreti nella vittoria per 3-0, con il croato incaricato di schermare Lobotka e rompere costantemente la prima costruzione del Napoli. Una soluzione che Palladino, allievo e figlioccio di Gasperini, potrebbe prendere seriamente in considerazione anche questa sera.





