Dietro le cessioni in prestito con diritto di riscatto non c’è un’incapacità operativa, bensì una strategia chiara: l’ammortamento accelerato. Ecco come funziona e perché per Giovanni Manna sono un compromesso intelligente.
Le critiche a Giovanni Manna sono fuori bersaglio: la strategia del Napoli è chiara e solida
In queste settimane di calciomercato, una parte della critica, forse troppo frettolosamente, ha puntato il dito contro Giovanni Manna, giovane direttore sportivo del Napoli strappato alla Juventus 12 mesi fa, reo di non riuscire a cedere a titolo definitivo gli esuberi della rosa azzurra. Prestiti con diritto di riscatto, formule dilazionate, trattative lunghe: per alcuni sono il segnale di un’inefficienza operativa. Ma basta scavare un po’ sotto la superficie per capire che la realtà è ben diversa.
Il Napoli, oggi più che mai, non ha bisogno di vendere per sopravvivere. La solidità economica costruita negli anni, grazie a una gestione virtuosa, che pochi club in Serie A possono vantare, consente al club di non svendere. E questo vale anche per i cosiddetti “esuberi”, giocatori non centrali nel progetto tecnico di Mister Conte, ma che hanno comunque un valore economico e patrimoniale.
Dietro le cessioni in prestito con diritto di riscatto non c’è un’incapacità operativa, bensì una strategia chiara: l’ammortamento accelerato

L’ammortamento accelerato è una strategia contabile con cui il club sceglie di “scaricare” più rapidamente il costo di acquisto di un calciatore a bilancio, riducendo più velocemente la quota residua del suo valore.
Ecco come funziona l’ammortamento accelerato:
Quando un club acquista un calciatore, il costo del cartellino viene ammortizzato (cioè “spalmato”) sul numero di anni di contratto.
Ad esempio, se un giocatore viene pagato 20 milioni e firma un contratto di 5 anni, ogni anno il club ammortizza 4 milioni a bilancio.
Con l’ammortamento accelerato, invece, il Napoli decide volontariamente di scaricare una quota maggiore nei primi anni.
Per esempio: nei primi due anni può ammortizzare 7 milioni all’anno, e solo 3 milioni nei successivi. Così facendo, abbassa prima il valore residuo del calciatore a bilancio.
Qual è il vantaggio? Quando il club decide di cedere il giocatore, se la quota residua è molto bassa (o quasi nulla), la cifra incassata genera una plusvalenza maggiore.
Esempio:
•Un calciatore costato 20 milioni, dopo 4 anni ha un valore residuo di solo 2 milioni.
•Se lo vendi a 5 milioni, ottieni 3 milioni di plusvalenza.
•Se lo vendi in prestito con diritto di riscatto (per esempio 5-6 milioni l’anno dopo), puoi incassare comunque quella cifra e registrare una plusvalenza piena quando il riscatto viene esercitato.
In questo senso, la scelta di fare prestiti con diritto di riscatto (invece di vendere subito a cifre basse) è perfettamente coerente con la logica dell’ammortamento accelerato: il Napoli si libera dell’ingaggio subito, lascia scadere gran parte del valore residuo, e poi vende generando una plusvalenza più alta e più utile a bilancio.
I prestiti con diritto di riscatto sono un compromesso intelligente
Una strategia silenziosa ma efficace, che spiega bene perché il club non si muove con l’ansia di vendere subito. Il Napoli preferisce attendere che la quota residua a bilancio del cartellino si riduca al minimo, per poi generare una plusvalenza netta e significativa. Un approccio lungimirante, che dimostra come il club lavori con una logica aziendale moderna e ben strutturata, anche in fase di dismissione.
Inoltre, i prestiti con diritto di riscatto non sono una scelta obbligata, ma un compromesso intelligente: i club acquirenti possono testare il valore del calciatore, mentre il Napoli protegge il proprio asset mantenendo margine negoziale sul futuro.
Snellire la rosa è un’esigenza, certo, ma non a costo di svalutare il proprio parco giocatori. Anzi, il club intende preservarne il valore, come dimostrato dalla fermezza nelle trattative e dalla volontà di non accettare offerte al ribasso.
Manna sta seguendo alla perfezione la linea tracciata dalla società. Non a caso, il presidente Aurelio De Laurentiis ha recentemente speso parole di elogio per il nuovo DS, segno che la fiducia nei suoi confronti è totale. In un contesto dove molti club sono costretti a cedere in fretta e male, il Napoli può permettersi di ragionare, scegliere e pianificare. E questo, più che una colpa, è un merito.
Le critiche a Manna, insomma, sembrano più figlie dell’impazienza estiva che di una reale analisi del suo operato. Il giudizio andrà dato sul lungo periodo, quando sarà evidente quanto questa politica potrà portare vantaggi sia sportivi che finanziari. Per ora, i numeri e la linea della società danno ragione al Napoli.
