Il destino, a volte, sa essere ironico. Il Napoli torna a calcare il prato dell’Etihad Stadium, lo stesso palcoscenico che nel 2011 segnò il suo debutto assoluto nella massima competizione europea per club. Allora fu una notte da ricordare: Edinson Cavani portò in vantaggio gli azzurri prima del pari di Kolarov, oggi assistente di Cristian Chivu sulla panchina dell’Inter. Un 1-1 che profumava di impresa per una squadra che si affacciava timidamente alla Champions League, guidata da Mazzarri e sostenuta dalla passione viscerale di una piazza affamata di gloria.
Manchester City – Napoli, 14 anni dopo
Oggi, a distanza di quattordici anni, l’atmosfera è diversa, ma la sfida si annuncia altrettanto affascinante. Il Napoli, reduce da una convincente prestazione a Firenze, inizia il suo cammino europeo affrontando la corazzata Manchester City di Pep Guardiola. Una squadra che negli ultimi anni ha ridefinito il concetto stesso di dominio calcistico, sia in Inghilterra che in Europa, conquistando una Champions e imponendosi come modello tecnico-tattico per il calcio moderno.

Per gli azzurri si tratta di un test durissimo, ma anche di un’occasione preziosa. Mister Antonio Conte ha l’opportunità di dimostrare che il suo percorso europeo può finalmente parlare la stessa lingua del suo curriculum in Serie A e Premier League. In carriera, Conte ha spesso dovuto fare i conti con l’accusa – talvolta ingenerosa – di non essere riuscito a traslare in campo internazionale la sua efficacia da “uomo campionato”. Ma la sfida con il City è più di una prova tattica: è uno spartiacque emotivo e narrativo.
Proprio alla vigilia della stagione, punzecchiato dalla stampa su questo punto, Conte aveva risposto con lucidità: “Il percorso europeo non si improvvisa, è frutto di lavoro, tempo e mentalità. Non basta il nome o il blasone per arrivare lontano, servono struttura e continuità”. Parole che disegnano con realismo la situazione di un Napoli che non ha l’obbligo di arrivare in fondo alla Champions, ma che ha il dovere di crescere attraverso di essa.
Champions League: non solo prestigio, ma anche possibilità di miglioramento
La Champions, in questo senso, rappresenta molto più di una competizione: è una vetrina globale, una fonte di introiti sostanziosi e un banco di prova per valutare la maturazione di un gruppo che ha già dimostrato, a tratti, di potersela giocare con chiunque. De Laurentiis lo sa, e non a caso punta molto su questa edizione del torneo anche in chiave progettuale. Perché partecipare alla Champions non significa solo prestigio, ma anche possibilità concrete di migliorare l’organico, attrarre nuovi partner e trattenere i big.

Quella di Manchester, dunque, non sarà soltanto una sfida tra due squadre con filosofie diverse. Sarà la cartina tornasole di un Napoli che vuole tornare a far paura anche in Europa, a testa alta e senza complessi d’inferiorità. Come in quella notte del 2011, quando Cavani fece tremare l’Etihad. Ora tocca a DeBruyne e compagni scrivere il prossimo capitolo.






