C’è stato un tempo, nemmeno troppo remoto, in cui l’autoproduzione delle magliette da calcio sembrava una bestemmia. Un insulto al marketing, un colpo basso al culto delle sponsorizzazioni, un “ce le facciamo da soli” che puzzava di improvvisazione. Quel tempo, per la AS Roma, si chiama stagione 2013-2014.
Finito il contratto con Kappa e in attesa di Nike, il club giallorosso decise di far da sé: maglie autoprodotte, design sobrio, niente sponsor tecnico. Il risultato? Un prodotto tanto minimale quanto discutibile. Tessuti che avrebbero fatto sudare anche un manichino, design da maglia pre-partita del calcetto del giovedì e distribuzione gestita peggio di un lancio di salsicce in curva.
Le critiche piovvero da ogni angolo della capitale, e l’esperimento fu abbandonato con sollievo appena un anno dopo.
Poi c’è il Napoli. Ah, il Napoli.
Il club sovrano con l’ago in mano
Dal 2021, la SSC Napoli ha scelto la via dell’autoproduzione… ma lo ha fatto a modo suo. Altro che soluzione tampone. Altro che design raffazzonato. Il club partenopeo ha alzato il dito medio (e il livello) a chi storceva il naso e ha affidato la direzione creativa delle maglie a Valentina De Laurentiis, figlia del presidente Aurelio. Non un ex calciatore nostalgico, non un designer pescato su Fiverr, ma una persona con una visione chiara, forte del DNA del club e di competenze solide nel fashion system.
Il risultato? Maglie firmate EA7 (Emporio Armani), con una varietà e una qualità che farebbero impallidire certi brand blasonati.
Maglie celebrative di Halloween, San Valentino, Diego Armando Maradona, perfino mimetiche e total black.
Una collezione fashion più che una semplice divisa sportiva. Come lo dimostrano le nuove maglie per la stagione 2025/2026.
E la distribuzione? Napoli è ovunque: store ufficiali, online, su Amazon ed eBay. Altro che “non arrivano nei negozi”, qui si va all’assalto del mercato globale. Le maglie le trovi ovunque — e vanno a ruba.
Autoprodursi non è un peccato, ma un’arte
Il punto è semplice: non è l’autoproduzione a essere sbagliata, è l’incapacità di gestirla con visione e competenza.
La Roma nel 2013 ha improvvisato. Il Napoli ha governato. Uno ha tappato un buco, l’altro ha costruito un’identità.
Il club azzurro si è confermato sovrano e indipendente, avanti anni luce rispetto a chi si affida ancora a loghi e marchi esterni per darsi un’immagine.
Napoli si cuce addosso le proprie vittorie, letteralmente.
E se ti sembra esagerato, prova a trovare un’altra squadra che ha fatto il giro del mondo con una maglia di Halloween.






