Il destino di Lorenzo Lucca sembra essersi complicato molto prima del previsto. A oggi, l’attaccante non ha convinto né la piazza, né Antonio Conte, né la dirigenza del Napoli, nonostante il club si sia già vincolato all’obbligo di riscattarlo per una cifra complessiva di 35 milioni di euro dall’Udinese, che detiene ancora formalmente il cartellino.
Un’operazione onerosa, programmata per dare fisicità e soluzioni alternative al reparto offensivo, ma che rischia di trasformarsi in un caso delicato per gli equilibri economico-finanziari azzurri. Con l’ipotesi sempre più concreta che il Napoli possa valutare la sua cessione già nel mercato di gennaio, il tema contabile è tornato improvvisamente centrale: quanto peserebbe realmente liberarsi di Lucca dopo appena sei mesi? E, soprattutto, a quale prezzo il club può farlo senza andare incontro a minusvalenza?
La norma FIFA non è un problema
A differenza di quanto accadrebbe in presenza di un diritto di riscatto, nel caso di Lorenzo Lucca il Napoli ha sottoscritto un obbligo di riscatto. È questa la variabile che cambia completamente la prospettiva contabile. Se si fosse trattato di una semplice opzione, l’acquisizione del cartellino sarebbe stata registrata solo nel momento dell’effettivo esercizio, dunque nel bilancio successivo, con un impatto significativo sul costo della rosa e con il rischio di sforare i limiti imposti dalle normative UEFA e dalla Serie A. Anticipare un riscatto opzionale avrebbe quindi potuto creare frizioni con i parametri di iscrizione e con il settlement agreement.

Ma così non è: l’operazione Lucca è già contabilizzata nel bilancio 2025/26. Il Napoli ha iniziato ad ammortare il suo cartellino storico secondo il piano quinquennale a quote decrescenti e la prima quota di ammortamento, pari al 40% del costo complessivo, ammonta a 14 milioni di euro. Che il club decida o meno di finalizzare il pagamento all’Udinese a gennaio, dal punto di vista contabile non cambia nulla. Il tema si sposta quindi sul piano finanziario: occorre solo stabilire tempi e modalità del pagamento con il club friulano, perché il principio di competenza è già stato applicato da entrambe le società. Il Napoli ha iscritto il costo; l’Udinese ha già rilevato la plusvalenza connessa.
L’unica condizione è il prezzo: quello giusto per non fare minusvalenza
Con il cartellino iscritto in bilancio e l’ammortamento già in corso, la vera discriminante, ora, è il valore residuo. Considerando una cessione nel mese di gennaio, il Napoli avrebbe maturato circa metà della quota annuale di ammortamento: 7 milioni di euro sui 14 totali previsti per il primo esercizio. Ne consegue che il valore contabile netto del calciatore al momento della cessione sarebbe di circa 28 milioni di euro. Scendere al di sotto di questa cifra significherebbe generare una minusvalenza, un’eventualità che il club di Aurelio De Laurentiis vuole evitare.
Da qui, le strade possibili sono due:
- Cessione in prestito con obbligo di riscatto: il prestito dovrebbe coprire almeno la quota residua di ammortamento (7 milioni) e il successivo riscatto dovrebbe valere almeno 21 milioni, per un totale di 28;
- Cessione a titolo definitivo, che richiederebbe un incasso minimo proprio di 28 milioni di euro.
C’è però un altro punto: 28 milioni è solo la soglia per evitare una perdita contabile. Non genera utili. Per ottenere una plusvalenza, seppur modesta, il Napoli dovrebbe alzare l’asticella a circa 30 milioni di euro, cifra che garantirebbe un margine positivo di appena due milioni ma, soprattutto, consentirebbe al club di liberarsi di un ingaggio e di un ammortamento particolarmente pesanti in un esercizio già carico di investimenti.
Il futuro di Lucca, insomma, non dipende solo dalle prestazioni in campo ma anche dalla matematica della contabilità. E oggi, più che mai, il Napoli deve far tornare i conti con quello che potrebbe rivelarsi un vero e proprio acquisto (esoso) sbagliato.





