Napoli sogna gli Europei, ma lo stadio resta un nodo irrisolto. Simeone parla di ristrutturazione del Maradona, De Laurentiis spinge per un impianto ex novo nella zona Caramanico, Gravina lancia l’allarme: “Così rischiamo tutto”. Intanto la ZES chiede modifiche e i commercianti protestano. Ma dov’è la verità?
Napoli: La situazione
L’Europeo del 2032 sembra vicino, ma a Napoli lo stadio è ancora un’ipotesi. La città è ufficialmente candidata, ma tra progetti presentati, istituzioni che non si parlano e cittadini sul piede di guerra, il rischio che tutto resti fermo è più concreto che mai.
A sostenere la via della ristrutturazione dell’attuale stadio Diego Armando Maradona è Gaetano “Nino” Simeone, consigliere comunale e presidente della Commissione Infrastrutture, che nei giorni scorsi ha ribadito come “la struttura esistente possa essere adeguata agli standard UEFA senza snaturarne la storia e il legame con il quartiere di Fuorigrotta”. Un’idea apparentemente pragmatica, ma che non convince tutti.
A partire dal presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, che guarda altrove. Il patron azzurro spinge per la costruzione di un nuovo stadio e ha già mosso i primi passi concreti: ha presentato un progetto alla ZES Campania per realizzare un impianto all’avanguardia nella zona Caramanico, nei pressi del Centro Direzionale. Un’area strategica per viabilità e connessioni, ma che oggi è al centro di discussioni accese.
Il progetto, infatti, non è stato ancora approvato in via definitiva. Il prossimo 18 settembre è attesa una conferenza pubblica promossa dalla ZES, durante la quale verranno esaminate le criticità sollevate dagli enti coinvolti. Secondo indiscrezioni, sarebbero già state richieste modifiche significative, in particolare sulla questione dei parcheggi, che nella proposta attuale andrebbero a impattare sull’area dove è prevista la costruzione del nuovo Palazzetto dello Sport. Un conflitto di pianificazione urbana che rischia di rallentare l’intero iter.
Ma non è tutto: a protestare con forza sono anche i commercianti del vicino mercato, preoccupati per l’impatto che il cantiere e il futuro stadio potrebbero avere sulle loro attività. Il timore è che la nuova struttura, con i suoi flussi di pubblico e le modifiche alla viabilità, possa stravolgere l’equilibrio della zona. La tensione è già alta, e potrebbe esplodere nei prossimi mesi.
Nel frattempo, Gabriele Gravina, presidente della FIGC, lancia l’allarme a livello nazionale: “Senza un commissario che prenda in mano la situazione e coordini gli interventi, rischiamo di perdere la candidatura. Servono tempi certi e progetti concreti. Non possiamo più permetterci di improvvisare.”
Un puzzle senza cornice
In mezzo a tutto questo, resta la confusione. Il Comune spinge per il restyling del Maradona, De Laurentiis vuole uno stadio nuovo, la ZES chiede modifiche, la FIGC pretende garanzie, e i cittadini protestano. Ma una cosa è certa: senza una visione unitaria e una gestione commissariale forte, Napoli rischia di restare senza stadio, e l’Italia senza Europei.
E mentre i riflettori si accendono sul 18 ottobre, data decisiva per il futuro del progetto Caramanico, la città resta a metà del guado. Ancora una volta, tra sogni da grande evento e l’eterno problema delle infrastrutture che non arrivano mai in tempo. E lo stadio che non c’è esiste solo sulla carta.






