Dentro il fenomeno Jack Raspadori. Quando gioca, è sempre decisivo. Eppure, ogni estate sembra sul mercato; e parte sempre indietro nelle gerarchie.
A vederlo bene, Giacomo “Jack” Raspadori, anni 25, oltre 200 presenze tra Serie A, Champions League, Coppa Italia e con la Nazionale, condite da una cinquantina di reti realizzate, due Scudetti in bacheca, un Europeo, sembra nasconderti la sua vera natura.
Nello sguardo pulito, la profondità e la complessità di chi, senza nemmeno troppi patemi, da sempre convive con la consapevolezza di un talento solido, concreto e la diffidenza di chi lo dà per scontato.
Negli ultimi cinque anni, nessun calciatore italiano ha segnato più gol di lui; nessun attaccante italiano ha vinto più di lui, nessuno ha segnato di più in Champions.
Jack Raspadori, il talento ignorato
Eppure, Jack Raspadori tutto questo lo ha fatto partendo sempre indietro nelle gerarchie. Nell’Europeo del 2021, Mancini lo aggrega al gruppo perché ne riconosce il talento precocissimo.

Un anno dopo, Aurelio De Laurentiis si incaponisce a volerlo portare a Napoli, anche contro il parere di una parte dell’area tecnica. Un’eredità importante, quella di Dries Mertens, centravanti fantasista e guida intuitiva degli ultimi grandi Napoli; un cartellino importante, 35 milioni, e una collocazione tattica da costruire, nel 4-3-3/4-2-3-1 con il quale Spalletti comincia la stagione.
Finisce per ritagliarsi lo spazio di centravanti di scorta, interprete di quel ruolo di raccordo tra i reparti e micidiale finalizzatore. Quell’anno finisce con grandi prestazioni in Champions (Ajax e Rangers su tutte), e due marchi indelebili sul terzo scudetto: il gol contro lo Spezia, nel forcing finale che regala i 3 punti più sofferti del girone d’andata, e il sigillo allo Stadium contro la Juventus.
Nel mezzo, sprazzi di un talento che, e non è scontato nel calcio attuale, va di pari passo a disciplina tattica, educazione calcistica, e a un istinto canalizzato a decidere i momenti chiave, che ne confermano le stimmate.
Eppure, un talento così in rampa di lancio meriterebbe la centralità in un progetto tecnico e tattico; finisce che l’anno dopo, anche nel caos generale, Raspadori continui a vagare senza meta.
Raspadori, la seconda punta che nessuno sa usare
Troppo piccolo per fare il centravanti, troppo muscolare per fare l’ala; troppa concorrenza per giocare da 10, troppa attitudine offensiva per reinventarsi mezzala.
Nel tritacarne dei tre tecnici (Garcia, Mazzarri e Calzona) Raspadori viene inghiottito. Non che faccia male, o meglio non che faccia peggio degli altri suoi compagni.
Ma la stagione non fa da viatico all’affermazione che ci si aspetta.

L’estate scorsa, con l’arrivo di Antonio Conte, la sua posizione viene di nuovo in risalto: la fama del tecnico di 3-5-2ista puro e l’arrivo di un centravanti boa come Lukaku aprirebbero a scenari nuovi. Finalmente una posizione ideale per le sue caratteristiche da seconda punta con i gol nelle gambe.
Ma, per uno scherzo del destino, Conte, che pure non smette di elogiarlo pubblicamente, trova l’assetto definitivo con le ali in attacco e un centrocampo a tre. E per Raspadori si aprono i soliti scenari da comprimario, sia pure di lusso.
Fino all’ecatombe dell’inverno scorso, quando mezza squadra si fa male e Conte è chiamato ad inventarsi un nuovo sistema di gioco per ovviare alla mancanza di Kvaratskhelia e dei suoi fratelli.
E qui Raspadori, con i 3 mesi finali dello scorso anno, si conferma giocatore decisivo; è lui il protagonista tecnico assoluto della volata finale. Segna 5 reti decisive e libera McTominay in una posizione in cui può fare quello che sa fare meglio, le incursioni in area di rigore avversaria.
Secondo scudetto in tre anni a Napoli, questo ancor più da protagonista; nel mezzo, nonostante le tante e ingiuste panchine, tanta professionalità e serietà. Mai una polemica, mai un’alzata di voce.
Quest’estate, con un Napoli iperattivo sul mercato, ancora una volta il suo nome finisce nel tourbillon; l’arrivo di Kevin De Bruyne sembra essere l’ennesima “gabbia” per la sua esplosione. Così come la ricerca di esterni offensivi, l’arrivo di Lang e pure l’acquisto di un nuovo centravanti di scorta come Lucca.
Come è possibile? Esiste uno scenario in cui Raspadori non parta un passo indietro ai suoi compagni? In cui sia titolare inamovibile?
Sembra quasi che della sua disponibilità, della sua applicazione e del suo spirito di sacrificio se ne abusi; perché, non esiste in campo uno spazio che sia suo senza alcun dubbio.
Nelle ultime ore pare che l’Atletico Madrid si sia fatto avanti; non sappiamo la risposta del Napoli ma siamo certi che non se ne vorrebbe privare.
Siamo certi che Raspadori vorrebbe finalmente spiccare il volo. Se lo meriterebbe, per come negli anni ha insegnato come si sta al mondo.






