Napoli a Verona per ripartire: pressione Champions e sfida al blocco basso scaligero
La sfida tra Verona e Napoli, in programma questa sera alle 18 allo Stadio Marcantonio Bentegodi, rappresenta un passaggio chiave nella corsa Champions degli azzurri. Per il Napoli è una partita da vincere per ripartire immediatamente dopo la beffa subita contro l’Atalanta e per sfruttare a proprio favore anche lo scontro diretto tra Roma e Juventus. Dall’altra parte c’è un Verona in enorme difficoltà: la squadra allenata da Paolo Sammarco è ultima con 15 punti, con diverse defezioni di formazione, ha vinto l’ultima partita a dicembre ed è reduce da 11 gare senza successi (8 sconfitte e 3 pareggi). Sulla carta è una gara senza storia, ma che va comunque interpretata e approcciata con grande attenzione, soprattutto dopo quanto accaduto nella gara d’andata, quando il Napoli ha lasciato per strada due punti pesanti al Maradona. Gli azzurri dovranno provare a sbloccare il risultato nel più breve tempo possibile, così da poter indirizzare il match secondo i propri ritmi e la propria gestione del possesso. Allo stesso tempo sarà fondamentale mantenere grande attenzione nella fase difensiva, soprattutto sulle catene esterne del Verona e sui quinti. In particolare va monitorato con cura Martin Frese, già decisivo nella gara d’andata con il gol del vantaggio al Maradona. Occhi puntati anche sulle due punte scaligere: il riferimento più fisico, Bowie, e con ogni probabilità Sarr, chiamati a lavorare sia sulle seconde palle sia sugli attacchi diretti alla profondità.
Le probabili formazioni: Sammarco torna al 3-5-2, Napoli con il tridente
Nell’ultima uscita gli scaligeri hanno proposto la difesa a quattro, ma l’esperimento non ha prodotto buoni risultati: il 3-0 subito contro il Sassuolo è stato piuttosto netto. Per questo motivo Sammarco dovrebbe tornare al classico 3-5-2. Davanti a Montipò, terzetto difensivo formato da Bella-Kotchap, Nelsson e uno tra Valentini ed Edmundsson. A centrocampo Bradarić a destra e Frese a sinistra; in mezzo possibilità per Gagliardini e Akpa Akpro, con ballottaggio tra Niasse e Harroui per completare il reparto. In avanti la coppia Bowie–Sarr. In casa Napoli confermato il consueto terzetto difensivo composto da Beukema, Buongiorno e Juan Jesus. Sulle corsie Politano a destra e Spinazzola a sinistra, con la coppia Lobotka–Elmas in mezzo al campo. In avanti spazio al tridente Vergara–Alisson Santos–Højlund.
Approccio e chiavi tattiche: come il Napoli può scardinare il blocco basso del Verona
Il Napoli, prima di tutto, non dovrà ripetere l’errore commesso nella gara d’andata, quando l’approccio superficiale al match compromise i primi 45 minuti al Maradona, chiusi con il doppio vantaggio scaligero. In quella prima frazione gli azzurri risultarono poco efficaci a livello offensivo pur creando almeno tre occasioni da gol: tanto possesso palla, ma sterile e poco incisivo. Discorso completamente diverso nella ripresa, quando l’atteggiamento fu molto più energico e volenteroso, permettendo di rimettere in equilibrio la gara. È esattamente questo l’approccio che la squadra dovrà mostrare sin dal primo minuto al Bentegodi. Il Verona, con ogni probabilità, si difenderà con un blocco basso, schierandosi in un 5-3-2 che può diventare anche un 5-2-3 in fase di non possesso, a seconda dell’altezza di una mezzala chiamata ad alzarsi o meno sul braccetto avversario in costruzione. Il Verona dovrebbe organizzarsi con un primo blocco di pressione composto da cinque uomini, chiamati a lavorare in maniera diretta sul 3+2 proposto dal Napoli in costruzione. Alle loro spalle, gli altri cinque giocatori andranno invece a lavorare prevalentemente a uomo: i quinti sui due esterni di centrocampo azzurri, i due braccetti in uscita sui trequartisti e il centrale difensivo in marcatura sul riferimento offensivo principale, Rasmus Højlund. Un sistema pensato per togliere linee di passaggio interne al Napoli e forzare giocate più sporche o dirette, limitando soprattutto la possibilità di ricezione tra le linee dei tre uomini offensivi. All’andata, soprattutto nei primi 45 minuti, il Verona riuscì a ingolfare la manovra del Napoli, creando grande densità centrale e in zona palla. Le offensive azzurre si svilupparono soprattutto a destra, mentre la corsia sinistra – allora occupata da Gutiérrez e Lang – venne sfruttata molto poco, nonostante fosse spesso libera. Questa sera, su quella stessa porzione di campo agiranno molto probabilmente Spinazzola e Alisson. Con il primo ci sarà la possibilità di una giocata più diretta verso Højlund. Con Politano a fare lo stesso lavoro dall’altra parte. Il brasiliano, invece, dovrà interpretare una doppia funzione: muoversi internamente per ricevere tra le linee, favorendo anche la giocata verso Højlund e costringendo il braccetto destro del Verona ad allargarsi; ma allo stesso tempo restare largo in ampiezza, quando possibile, per puntare l’uomo nell’uno contro uno in velocità, fondamentale nel quale si è già dimostrato particolarmente efficace. Emblematica, in questo senso, l’occasione costruita nel finale del primo tempo a Bergamo: una situazione che racconta bene quanto la qualità nell’isolamento sugli esterni possa diventare una chiave importante per scardinare il blocco basso veronese. Sempre nello sviluppo della gara, rispetto all’andata servirà anche un giropalla sensibilmente più veloce, capace di muovere il blocco basso del Verona da un lato all’altro del campo. Allo stesso tempo sarà necessario alzare il livello dell’impatto fisico nei duelli, sia sulle seconde palle sia negli uno contro uno offensivi.


