Dio Santo, l’ennesimo articolo contro Antonio Conte. Ma quando si stancheranno quelli di Napoli Network?
Non è così, lo diciamo subito, perché a quanto pare il diritto di critica, a meno che non si tratti di esercitarlo contro il presidente ADL, è lesa maestà alle nostre latitudini.
Dispiace, perché chi scrive ritiene Antonio Conte un grandissimo allenatore, e proprio per questo è giusto sottolineare eventuali errori, di strategia, comunicazione o “sul campo” quando si ritiene che ci siano.
Antonio Conte ha fatto una grandissima impresa l’anno scorso, vincendo uno scudetto insperato, prendendo una squadra che “veniva dal decimo posto” come ha sottolineato lui stesso non sappiamo più quante volte.
Già su questo dovremmo evidenziare un corto circuito del tifoso che, quando ADL esprimeva con toni coloriti che “[..] vi ho preso che eravate nella melma (ndr eufemismo)” era un irriconoscente romano che non apprezzava la nostra storia, mentre Conte che ad ogni piè sospinto ricorda l’unica annata nefasta dell’ultimo ventennio è invece un sagace e onesto venditore di solide realtà.
Conte ha raggiunto i suoi obiettivi?
Tuttavia non ci preme la questione comunicativa, soprattutto se i risultati arrivano. Ma come si pesano i risultati? Lo scudetto, indubbiamente, lo è. Enorme risultato. Quattro scudetti in cento anni e uno porterà la firma indelebile di Antonio. Una Supercoppa vinta, anzi, stravinta. Se, e sottolineiamo se, perché purtroppo non c’è ancora il conforto dell’aritmetica a 2 giornate dalla fine, arriverà in Champions, avrà ottenuto la sua seconda qualificazione su due. Tuttavia c’è chi affermava che non era esattamente su questi traguardi che si sarebbe dovuto misurare l’impatto di Conte. Non solo su questi, perlomeno.
Secondo questo qualcuno, l’obiettivo principe era lasciare il Napoli migliore di come l’aveva trovato. Costruire insomma. Dalle macerie, ma costruire. Chi lo diceva? Proprio lui: Antonio Conte, nella sua conferenza di insediamento.
Tutto è opinabile, ma non ci sembra che sia andata esattamente così. Se Conte andasse via a fine campionato, oltre ai titoli sportivi – ripetiamolo: indelebili – lascia però ben poco. E da chi ha sempre lamentato alla società l’assenza di lungimiranza perché “non abbiamo un centro sportivo, non abbiamo lo stadio di proprietà, ecc ecc” ci si aspetta un’altrettanta spietata analisi anche sull’operato extracampo di Conte che lascerebbe al suo eventuale erede una rosa vecchia, con poco appeal internazionale ed una sequela di acquisti, da lui voluti, che definire buchi nell’acqua è poco. Acquisti tra l’altro pagati profumatamente per accontentare la legittima esigenza di averli a disposizione sin da subito al ritiro. Esigenza che però mal si concilia con chi vorrebbe trattare sul prezzo (povero Manna: sarà o lui o Conte? Chissà). Di Lucca si è parlato ampiamente, ieri sera è deflagrato anche il caso Milinkovic Savic, portiere che noi in tempi non sospetti avevamo definito assolutamente inferiore ad Alex Meret – il portiere di due scudetti su quattro del Napoli, o i titoli valgono solo per Mister Conte? – anche in uno dei due fondamentali tanto strombazzati, quello del parare i rigori (ieri ennesimo rigore intuito ma non parato).
Ci sarà comunque tempo anche per queste riflessioni, prima bisogna ancora agguantare la qualificazione Champions, cosa che si dovrà fare all’ombra della Torre Pendente. Nel frattempo, un piccolo verdetto possiamo già stilarlo: il Napoli di Conte arriverà undicesimo.
Dieci Napoli migliori di questo
Cosa significa? Beh, che nella storia del Napoli di ADL, quindi dal suo ritorno in A, sono ben dieci i Napoli che hanno fatto più punti di questo Conte bis. Ovvero: il Napoli dell’anno scorso ovviamente, tutti e tre i Napoli di Sarri, tutti e due i Napoli di Spalletti, il Napoli di Gattuso, il primo Napoli di Ancelotti, il primo Napoli di Benitez e l’ultimo Napoli di Mazzarri. Dieci Napoli meglio di questo, con rose diverse, obiettivi diversi, mercati diversi, disponibilità diverse. Ma dieci.
Sarebbe divertente se, la prossima volta che Conte ricordasse il decimo posto, qualcuno gli menzionasse questa classifica. No, non perché abbia un particolare senso – sappiamo bene che tutto va relativizzato – ma proprio perché siamo e saremo stanchi, qualora l’anno prossimo si riparta con Conte, di sentirci dire per l’ennesima volta “che venivamo da un decimo posto”.
Costruire
Il Napoli quest’anno, anche in caso di secondo posto, non avrà costruito per sé un grande futuro. Molto è dipeso da alcune scelte errate in estate. Si spera che, con o senza Conte, quella che è alle porte, che purtroppo sarà complicata per le zavorre delle scelte sbagliate l’anno precedente, ci restituisca un Napoli più coraggioso nelle sue scelte.






