Ti prego, please, por favor, s’il te plaît, bitte, por favor, お願いします.
Non so più come dirlo: Antonio, basta con Politano dal primo minuto. È un urlo di dolore che arriva dal mio povero fegato, martoriato dagli obbrobri calcistici perpetrati dall’esterno romano. Quanto ancora dovremo sopportare il tedio delle sue giocate sterili e inconcludenti, che non portano a nulla se non a svariati palloni persi e conseguenti richiami verbali a nostro Signore da parte del tifo partenopeo? Quanto ancora dovremo vederlo ciondolare in quella zona di campo, in virtù di un presunto equilibrio e di una fase difensiva garantita dal buon Matteo? Fosse tornato indietro mezza volta, oggi, a recuperare i palloni che puntualmente gli venivano scippati. Al 68º, il suo querulo tentativo di tunnel ha portato a un contropiede del Parma che avrebbe potuto essere letale.
Vogliamo aprire il capitolo cross? Indubbiamente una malattia endemica della squadra, ma Matteo è il non plus ultra del traversone gettato nella toilette. Se non è sulla schiena dell’avversario, finisce o comodo comodo tra le mani del portiere di turno, oppure sul secondo palo, impossibile da raggiungere per tutti.
Matteo, per te, per noi: basta così. È arrivato il momento di salutarci con il bel ricordo di te sulla traversa del Maradona a festeggiare il tricolore. Ti faremo la grazia di dimenticare tutto il contorno: depureremo le memorie da ogni bestemmia fattaci tirare, da ogni turpiloquio lanciato nel vento. Ma basta così.
Politano, numeri da bomber vero
Nessuno chiede di essere un simil Kvara o di tentare di raggiungere i numeri delle top ali del calcio europeo, ma un esterno non può garantire al massimo 3 gol all’anno. Nell’unico anno in cui è arrivato a 8 siamo finiti decimi; quando ne ha fatti 9 abbiamo perso la Champions all’ultima giornata. L’età non aiuta, per l’amor di Dio, ed è proprio in virtù di questo affetto che dici di avere per la maglia azzurra che dovresti capire che è il momento di farti da parte.
Lungi da me addossarti tutte le colpe di quest’annata, che sono molteplici (ma per questo ci sarà tempo e luogo per parlarne), ribadisco che è arrivato il momento di stringersi la mano. Basta.





