Giuro che, al termine della lettura, ero a tanto così dal morire per annegamento: mai viste così tante lacrime tutte insieme, eppure il popolo che piange per antonomasia dovremmo essere noi. Mo’ volete rubarci pure questo? Le lacrime sono napoletane, non milanesi. Eppure c’è da dire che, nella zona del Naviglio sponda nerazzurra, si difendono alla grande. Una parte — per carità, non tutti — degli interisti riuscirebbe a piangere anche con uno scudetto tra le mani. Non importa quanti trofei alzi al cielo, ma quante lacrime versi mentre lo fai: perché l’interista medio non solo vuole vincere, ma pretende pure di farlo indossando uno smoking che loro definiscono bianco. Noi consiglieremmo umilmente una visitina, perché il daltonismo dilaga parecchio.
Dunque, tornando all’edificante articolo della rosea, intitolato “Altro che arbitri graditi: tutte le decisioni arbitrali che l’Inter ritiene di aver subito l’anno scorso” (quel “ritiene” è un tentativo di “salvarsi in corner”, lasciando l’idea di una percezione della società e non di un autore e una redazione con Peppino Prisco tatuato sul braccio), roba che farebbe invidia alle migliori contraeree NATO, ha ottenuto esattamente il suo scopo: su X siamo a 115k visualizzazioni, 700 e passa commenti, 500 e passa like, più svariati repost e citazioni. Il piatto a tavola è sacro, ricordate.
No, perché io personalmente non mi do altra spiegazione sul perché qualcuno possa decidere di pensare a un articolo del genere, scriverlo, sottoporlo a revisione e poi pubblicarlo, se non con la necessità di cadere nel più banale, gretto e opportunista dei flame. Prossimo articolo? “Tutte le volte che Varg Vikernes è entrato in chiesa”? Poi che le bruciasse è un dettaglio: resta il fatto che ci entrava, quindi automaticamente deve essere uomo di fede.
Perché il sillogismo che emerge dal pezzo è che l’Inter è parte lesa. Capito? L’Inter è parte lesa. Qui di leso ci sono solo i gioielli delle altre tifoserie a furia di sentire ogni volta le stesse grottesche fiabe.
Gli episodi citati contro l’Inter
Giusto tre punti, perché non ho sinceramente voglia di rileggermelo.
Il mani di Olivera in Inter–Napoli. Qui riprendo Marelli (che, a voce di popolo, avrebbe tatuato su un braccio Prisco e sull’altro Zanetti): “è stato un contrasto Lautaro Martinez–Olivera con la mano destra da parte di quest’ultimo che tocca la palla, ma sono d’accordo con la valutazione della sala VAR di non intervenire. Il rimpallo è naturale, il tocco di mano era impossibile da evitare.”
Non solo quel movimento di Olivera non era incongruo, ma era anche casuale e non punibile.
Poi il rigore negato nella gara di ritorno, il 1° marzo, Napoli–Inter, nello scontro McTominay–Dumfries. Per carità, poteva starci: Dumfries è in anticipo, ma è tale da essere considerato chiaro ed evidente errore? Alla fine è un contatto di gioco.
Poi, circa mezzo secondo dopo, Dimarco ha pennellato una meraviglia all’incrocio dei pali, togliendo effettivamente peso a quella decisione. Vedete, pure il destino (o chi per esso) vi sfotte.
La rimessa laterale in Bologna–Inter: vabbè ragazzi, ma qui esattamente cosa volete rispondere? La prima rimessa battuta più avanti è stata effettuata il giorno dopo la nascita del calcio. È una roba vista con tutte le squadre, in tutti i campionati e in tutte le categorie; qui addirittura ci si è costruito un caso sopra. Le unghie si sono sfracellate sugli specchi.
La contro-contraerea
Visto che la Gazzetta è stata così gentile da fornirci questo accurato elenco di tutte le ingiustizie subite dall’unica società cristallina d’Italia, sarà sicuramente un caso — vero? — che il “braccione” di Dumfries non sia stato punito sempre in Napoli–Inter?
Voi direte, citando i moviolisti: “Eh, ma è in dinamica veloce, a distanza ravvicinata, ecc. ecc.” Beh, ma se voi sentite il bisogno di citare Olivera, io sento il bisogno di citare Denzel. La malafede dà la malafede toglie: non si può pretendere di sfottere senza essere sfottuti.
Poi vogliamo attaccarci alle stronzate come la rimessa laterale? E invece che mi dite del calcio d’angolo assegnato in Inter–Fiorentina, quando era palese la rimessa dal fondo per la Viola? “Eh, ma è una cazzata, di questi errori ne accadono a centinaia.” Rispondetevi da soli, avete (spero) già capito dove vado a parare.
Conclusione
Dunque, se l’errore è contro di me, poi a favore di te, poi a favore di me e poi contro di te, che bacia lui che bacia lei, cosa significa? Esatto: che è un problema strutturale che riguarda tutti.
Ora, gli unici che però hanno questa sorta di atteggiamento passivo-aggressivo per ogni cosa che viene detta siete voi (sempre non tutti eh), tanto che la Gazzetta si è scomodata per asciugarvi le lacrime con la gonnella.
Sorridete: questa domenica alzerete uno scudetto e siate lieti perché, come disse quel Lorenzo De Florentia, “del domani non v’è certezza”. E chissà cosa può accadere domani: magari la Gazzetta dovrà fare un articolo molto più lungo e complesso.






