Napoli, sfida al blocco basso del Parma: come cambiare il copione dell’andata
Questo pomeriggio alle ore 15, allo Stadio Tardini, va in scena Parma–Napoli, una sfida tutt’altro che banale soprattutto per gli uomini di Antonio Conte, chiamati a non lasciare punti per strada in ottica classifica. La gara assume un peso specifico importante sotto più aspetti: in primis per rispedire la Juventus, vittoriosa ieri a Bergamo, a -8 e blindare ulteriormente la zona Champions; poi per allungare a +5 sul Milan; infine per accorciare momentaneamente sull’Inter capolista, portandosi a -4 in attesa della sfida serale dei nerazzurri contro il Como. Il ricordo dell’andata è ancora vivido: uno 0-0 che ha lasciato più di un rimpianto, considerando la superiorità territoriale del Napoli mai trasformata però in reale pericolosità.
Le probabili formazioni
In casa Napoli, Antonio Conte dovrebbe confermare il blocco difensivo composto da Jesus, Buongiorno e Olivera. Sulle corsie esterne spazio a Politano a destra e a uno tra Spinazzola (favorito) e Gutierrez a sinistra. In mezzo al campo agirà il duo Lobotka-Anguissa, mentre sulla trequarti De Bruyne e McTominay supporteranno Højlund, riferimento offensivo centrale. Dalla panchina, attenzione alle possibili carte Giovane e Alisson, che potrebbero risultare utili a gara in corso. Il Parma di Cuesta dovrebbe invece confermare il consueto 3-5-2, che in fase di non possesso si trasforma in un compatto 5-3-2. Al centro della difesa potrebbe esserci Troilo, già protagonista all’andata nella marcatura su Højlund, affiancato da Del Prato sul centro-destra e Valenti sul centro-sinistra. Non è però da escludere l’opzione Circati centrale con Del Prato spostato a destra. Sulle fasce conferme per Britschgi (o Del Prato) e Valeri come quinti di centrocampo. In mezzo restano alcuni dubbi legati alla posizione di Bernabé: potrebbe agire da mezzala, completando il terzetto con Keita e uno tra Sorensen e Ordonez, oppure essere avanzato nel ruolo di seconda punta accanto a Strefezza. In quest’ultimo caso, il centrocampo vedrebbe Keita, Sorensen e Ordonez. In avanti resta viva anche l’opzione Ondrejka, che insidia Bernabé per affiancare Strefezza. Da non escludere, in ultima battuta, la presenza del francese 2001 Elphege, prima punta alta quasi due metri. Da segnalare l’assenza di Pellegrino, squalificato.
La partita dell’andata: il muro del Parma
Per comprendere la partita di oggi è fondamentale tornare alla gara d’andata. In quell’occasione il Napoli non riuscì a sfondare la muraglia difensiva eretta dal Parma, perdendo due punti che oggi pesano molto nella corsa scudetto. Il Parma di Cuesta disputò una partita esclusivamente difensiva. Il dato di PPDA fu emblematico: 30, il più alto della stagione per gli emiliani. Una scelta chiara, quella di non pressare alto ma di proteggere l’area e le linee di passaggio interne per tutta la partita. Dal punto di vista tattico, la coppia d’attacco iniziale era formata inizialmente da Ondrejka e Cutrone, con gli ingressi di Pellegrino e Bernabé nella ripresa; la mezzala sinistra Ordonez in fase di non possesso lavorava sia sul braccetto destro azzurro (Di Lorenzo), sia su Lobotka, che in alcune situazioni veniva seguito anche da Cutrone; centralmente Estevez schermava le linee di passaggio verso Højlund, già preso in marcatura totale da Troilo; i due trequartisti azzurri, Lang e Politano, soffrirono soprattutto sul piano fisico contro Circati e Valenti. Il risultato fu un Napoli con tanto possesso ma incapace di creare reali occasioni.
Una partita da indirizzare: tempi, spazi e scelte
Il Parma proverà con ogni probabilità a riproporre la partita dell’andata: blocco basso, grande compattezza e attenzione alle linee di passaggio centrali. Non è da escludere che gli emiliani possano alzare leggermente il pressing nelle fasi iniziali di costruzione degli azzurri, come fatto anche all’andata soprattutto all’inizio, per poi tornare a difendere in blocco basso una volta superata la prima linea. Salvo la possibile titolarità dell’attaccante francese Elphege (alto 196 cm), gli emiliani dovrebbero giocare senza un vero punto di riferimento offensivo, affidandosi quindi a ripartenze rapide soprattutto sulle corsie laterali, sfruttando Valeri e Britschgi. Ricordiamo che i padroni di casa sono la squadra con il secondo peggior attacco della serie A. Il Napoli, dal canto suo, terrà con ogni probabilità il pallino del gioco e del possesso per ampi tratti della gara. L’obiettivo, rispetto all’andata, sarà quello di provare ad aprire il match il prima possibile, anche per capire se e come i padroni di casa decideranno eventualmente di modificare il proprio atteggiamento. Rispetto all’andata, però, sarà un Napoli diverso già nelle scelte iniziali, soprattutto sulle corsie laterali e sulla trequarti: a destra allora c’era Mazzocchi, oggi ci sarà Politano; a sinistra Olivera, oggi Spinazzola, con Gutierrez pronto a subentrare. Cambia anche il peso specifico tra le linee, con molto più impatto fisico per reggere i duelli contro i braccetti del Parma e, soprattutto, qualità superiore grazie alla presenza di McTominay e De Bruyne rispetto alla coppia Politano-Lang vista all’andata. Senza dimenticare le possibili soluzioni a gara in corso: Giovane e soprattutto Alisson Santos potrebbero rappresentare armi importanti nella ripresa, magari anche in combinazione con Gutierrez. In questo caso, il Napoli potrebbe sviluppare dinamiche diverse, come quella del terzino che stringe dentro il campo per liberare l’esterno in ampiezza, aumentando ulteriormente le possibilità di disorganizzare il blocco difensivo emiliano. La differenza la farà il Napoli. Se gli azzurri manterranno un possesso lento e prevedibile, il rischio è quello di rivivere un copione già visto. Se invece riusciranno a pressare con continuità, a muovere uomini e palla con dinamismo, creando indecisione nelle marcature avversarie, allora il muro emiliano potrà essere finalmente scardinato. In una gara del genere, oltre la qualità tecnica, sarà decisiva la capacità di generare dubbi nell’organizzazione difensiva del Parma.
Il piano partita: come il Napoli può cambiare il copione dell’andata
Uno dei primi nodi riguarda la costruzione. Lobotka, all’andata, fu limitato dal lavoro di Ordonez e Cutrone soprattutto nel primo tempo. Oggi sarà fondamentale renderlo meno prevedibile: abbassandosi tra i centrali per creare superiorità numerica; allargandosi lateralmente per trascinare fuori posizione il diretto marcatore. Parallelamente, Anguissa potrà alzarsi tra le linee, offrendo una soluzione alternativa e rompendo le marcature del centrocampo parmense. Importante anche il ruolo dei braccetti: in questo contesto sarà fondamentale il posizionamento di Lobotka e Anguissa (per tenere dentro il campo le mezzali emiliane), e quello degli esterni di centrocampo: quest’ultimi dovranno restare alti per fissare i quinti del Parma, impedendo loro di uscire in anticipo e concedendo così campo alle discese dei braccetti, in particolare Olivera. Un altro elemento chiave sarà il cambio di gioco: il Napoli dovrà essere rapido nel ribaltare l’azione da un lato all’altro, con l’obiettivo non solo di trovare l’uomo libero sul lato debole, ma anche di arrivare con continuità al cross. Per questo sarà essenziale riempire bene l’area di rigore. Sempre in quest’ottica, un’arma da non sottovalutare sarà quella delle conclusioni dalla distanza. Giocatori come McTominay e De Bruyne hanno qualità balistiche importanti e possono rappresentare una soluzione efficace contro un blocco basso. Già contro il Milan si è visto come Conte abbia richiesto con insistenza questo tipo di giocata per provare ad aprire partite chiuse. Un’altra soluzione interessante può essere la giocata diretta verso Hojlund, soprattutto dagli esterni a piede invertito. All’andata, con l’ingresso di Spinazzola nella ripresa, questa soluzione fu utilizzata con una certa continuità. Può essere utile perché: permette di saltare la pressione; evita la schermatura centrale; attacca direttamente la linea difensiva. Fondamentale, però, che Højlund sia pronto a lavorare spalle all’uomo pronto per ricevere o ad attaccare lo spazio.
Højlund: cosa fare di diverso
Højlund sarà ancora marcato a uomo dal centrale del Parma e schermato frontalmente dal play. All’andata questa doppia gabbia lo rese inefficace. Oggi dovrà cambiare completamente interpretazione: muoversi nei mezzi spazi invece di restare sempre centrale; venire incontro ma anche attaccare la profondità; giocare di sponda per favorire il terzo uomo. Non dovrà essere solo il finalizzatore, ma il giocatore capace di disorganizzare la linea difensiva. Il play davanti alla difesa sarà il vero equilibratore del sistema emiliano. L’obiettivo è semplice: costringerlo a scegliere e quindi a sbagliare. Come muoverlo? Occupando contemporaneamente quella zona con più giocatori, in particolare i due trequartisti, e sfruttando il lavoro di Hojlund. Il danese, con i suoi movimenti soprattutto laterali, può indurre sia il play che il centrale difensivo a seguirlo, generando così un vuoto alle spalle della linea da attaccare soprattutto con gli inserimenti di McTominay, che diventa quindi una pedina chiave per trasformare il movimento della punta in un vantaggio concreto.






