Nell’affare tra Napoli, Galatasaray e Osimhen, hanno vinto tutti. Tutti tranne uno. L’unico ad aver perso è il bambino di Lagos che sognava la Premier League.
Nell’affare, ormai concluso, tra Napoli, Galatasaray e Victor Osimhen hanno vinto tutti. Ha vinto Aurelio De Laurentiis, che è riuscito a far valere il potere contrattuale acquisito con il coraggiosissimo rinnovo last minute della scorsa estate. Ha vinto il Galatasaray, che è riuscito a piazzare un colpo storico, portando in Turchia uno dei calciatori più forti del panorama mondiale a un prezzo tutto sommato contenuto.
Ha vinto Osimhen, che è riuscito a liberarsi dalle catene del Napoli e a strappare un ricchissimo contratto per i prossimi anni. Ha vinto persino il clan dei nigeriani che accompagna il bomber in ogni decisione. Hanno vinto i tifosi del Napoli e quelli del Galatasaray. Hanno vinto tutti, ma uno sconfitto c’è.
Ha perso il bambino di Lagos

L’unico ad aver perso in questa storia è il bambino Victor. Quello che a otto anni sognava, tra le macerie di una Lagos terribilmente difficile, di diventare un asso della Premier League, il campionato più bello del mondo. L’Nba del pallone. La meta dei sogni di ogni bambino africano.
Eppure Victor ha fatto di tutto per arrivarci. Ha coltivato una rabbia agonistica che gli ha permesso di diventare uno degli attaccanti più determinanti del mondo. Non si è mai arreso. Non lo ha fatto quando le cose giravano male nella sua prima esperienza europea in Belgio. Non si è arreso neanche nella freddissima Germania. Ha sfruttato l’occasione, a venti anni, che gli ha donato il Lille, in Francia, dove ha attirato a sé gli occhi degli osservatori dei top club europei. Su Osimhen arrivò per primo il Napoli. Che da giovane promessa, lo ha trasformato in un cannibale.
Lagos è tornata e Osimhen ha perso la pace

Poi si è rotto qualcosa. Lagos è tornata. E con sé ha portato il ricordo di un’infanzia mai avuta. Il trauma di non essere mai stato bambino non si supera con la fama e il successo. Ci sono cose che non si possono comprare. Come la famiglia. La sua famiglia, o quel che resta, ha avuto un ruolo cruciale nella carriera del bomber.
Si è fatta sotto nel momento più delicato, proprio quando tutti gli occhi del mondo erano su di lui. E quando il sangue ritorna per recriminare con violenza una fetta del destino che hai costruito con sacrificio e dolore, annienta ogni gioia. Ti fa sentire terribilmente solo. E la solitudine incattivisce gli uomini.
La speranza è che, da questo momento in poi, Victor ritrovi serenità e possa dedicare ogni suo sforzo per raggiungere i sogni del bambino che non è mai potuto essere. Non vederlo in Premier League è una perdita enorme per ogni appassionato di questo sport. Uno sport in cui la storia che c’è dietro ogni uomo scende in campo e determina più di un gesto tecnico.






