William Pitt il vecchio ha detto:
“C’è qualcosa dietro al trono più grande del Re stesso”. Nel caso specifico del Napoli, o meglio ancora di Aurelio De Laurentiis nell’affare Osimhen, è l’Orgoglio. Più grande delle strette di mano non rispettate, dei certificati medici fasulli, di un anno intero a fingere di essere sotto schiaffo. Più grande dei 10 milioni regalati, delle scenate, dei finti drammi, dei social network e delle sue foto in azzurro rimosse. Delle sue mancate esultanze. Della assoluta mancanza di rispetto. Orgoglio.
Osimhen al Galatasaray: De Laurentiis non fa sconti
Quel qualcosa dietro al trono di De Laurentiis è l’Orgoglio. Che è più grande del potere. Dello sfizio. Dei soldi. Della forza. Delle capacità. Della visione. L’Orgoglio. Quello che in questo calcio che corre veloce non trova più posto, né tra gli addetti ai lavori, né tra i tifosi, purtroppo. Il presidente del Napoli ha atteso due anni in silenzio, sornione, beffardo, arguto, astuto, nascosto. Poi ha giocato l’asso che aveva nella manica da 24 mesi e più. Una partita di poker senza interruzioni vinta a mani basse dando la sensazione al suo avversario di poterlo fottere ogni volta che voleva. Invece no. I giusti restano giusti e gli ingiusti i cattivi, tanto per citare uno dei millemila giornalisti amici della punta, ormai del Galatasaray.
Il re Aurelio è sul trono, non solo di Napoli, ma dell’Italia intera. Chi ha un minimo di intelletto e accantona per un attimo l’orgoglio (appunto), lo ammette. Quello che era lapalissiano da 20 anni oggi è evidente a tutti. Aurelio De Laurentiis è il Re. Chi contro di lui, un suddito. Ed il re regna su uno stato Sovrano. Proprio come la sua azienda, la sua macchina, la sua creatura. La società sportiva calcio Napoli è un club sovrano. Perché solo una società che non si lascia minimamente influenzare dagli eventi ha vita lunga. Per quasi 20 anni ha dovuto sorbirsi attacchi nemici e soprattutto amici che arrivavano dai vicoli della sua città, evidentemente abituata a sostenere i galacticos di Madrid (sic). Per anni e anni ha subito contestazioni in ogni luogo, da via Caracciolo al lago dei caprioli in Trentino, a pochi chilometri da Dimaro. La scorta. Le uova. Gli striscioni. A16. Pappone. Ci fosse mezza cosa indovinata. Mezza.
La vittoria di De Laurentiis: ha ottenuto una clausola “anti-Juve”
De Laurentiis ha umiliato un paese intero che si è nascosto dietro trofei e marionette. E non solo. Per non finire, ha chiesto ed ottenuto la percentuale sulla rivendita, che però non dovrà avvenire in Italia. Perché in Italia c’è un club che prima ha provato a scimmiottare la politica del Napoli, poi gli ha rubato i dipendenti, poi ha messo i bastoni tra le ruote. In tutto questo massacro, a perdere sono stati loro riempendo bottiglie di debiti fino all’orlo. Quel maledetto post (primo) scudetto dove tutti, ma proprio tutti, prima o poi sarebbero stati promessi sposi sotto la Mole. Cristiano Giuntoli, il primo ad arrivare ed il primo ad andarsene senza alcun risultato, poi Osimhen, poi Kvaratskhelia e Luciano Spalletti che ha trovato il ripiego in nazionale dove non ha indovinato una scelta che sia una. Poi Antonio Conte.
Ha vinto De Laurentiis. Il trono è suo. Anche l’Orgoglio. Questa città dovrebbe portarlo appeso al collo come una catenina d’oro di quelle che le nonne regalano ai nipoti. Invece il varco è sempre aperto, anche se non c’è più niente da dimostrare.






