Il rendimento di un calciatore è una questione complessa. Quello di un’intera squadra, però, lo è ancora di più. In entrambi i casi non ci sono – non possono esserci – formule matematiche lineari, semplici, autoevidenti che spiegano perché si gioca bene o perché si gioca male.
C’è invece un insieme di fattori, che concorrono tra loro, assai folto per numero. E, quando viene imboccata la strada giusta, vuol dire che è stata azzeccata la combinazione che ha consentito a certe potenzialità di venire fuori.
Ed è proprio questo il problema del Napoli: che questa combinazione si innesca a intermittenza, che cambia la sua composizione a seconda delle necessità che di volta in volta si presentano e che, però, diventano sempre più pressanti. E tutto questo finisce col dar vita a un circolo vizioso che sfibra mentalmente l’allenatore e mentalmente e fisicamente i calciatori.
La questione del mercato estivo
Complice la frustrazione per i tanti risultati negativi accumulati in questa stagione, da più parti si legge di messe sul banco degli imputati di questo o di quel giocatore. Come se le battute d’arresto con Verona o Parma, ad esempio, siano spiegabili alla luce del cattivo rendimento di un singolo.
I più avveduti mettono sotto accusa il mercato (finalmente oggi, a distanza di mesi, se ne può parlare: a luglio e ad agosto erano tutti ubriacati dal presidente che “caccia i soldi”, e a chi muoveva qualche dubbio veniva immediatamente rinfacciato lo Scudetto appena conquistato, come se una vittoria possa rendere qualcuno immune dagli errori).
E, effettivamente, c’è del vero quando si dice che si è speso troppo in rapporto al reale valore e alla reale cifra dei calciatori acquistati. Anzi, possiamo dire che affermarlo è un’ovvietà, una banalità. E, come accade per tutte le banalità, se dovessimo fermarci a essa finiremmo col trarre conclusioni affrettate. Se non sbagliate del tutto. Ma entriamo nel merito della questione.
Tutti gli errori del Napoli
L’acquisto di Lucca è stato un disastro annunciato? Più o meno sì: le intemperanze caratteriali dell’ex Udinese in un certo senso erano note, così come era evidente che valesse probabilmente meno della metà dell’esborso che dovrà affrontare il Napoli. L’impatto negativo dell’operazione è anche amplificato dal fatto che essa ha motivato ulteriormente Raspadori ad andare via.
Le caratteristiche dell’ex Sassuolo ci sarebbero tornare parecchio utili quest’anno. Basti ricordare quante volte ci ha tolto le castagne dal fuoco nella scorsa stagione. E si tenga presente che è stato ceduto per 25 milioni. Si faccia poi il confronto con tutte le volte in cui quest’anno a essere decisivo è stato invece Lucca, che però è stato pagato 40 milioni.
E che dire dei 20 spesi per Milinkovic-Savic, portiere coetaneo di Meret che ha aggiunto poco e niente tra i pali, se non la certezza di un errore a partita? E dei 30 dell’acquisto di Noa Lang, calciatore cercato già un anno fa e che, tutt’oggi, Conte non ha capito ancora come impiegare al meglio?
E si potrebbe continuare a lungo: lo stipendio lordo di De Bruyne, la cifra dell’operazione Beukema e, andando a ritroso, quella per comprare il cartellino di Buongiorno… Sono tutti errori evidenti, evidentissimi di questa gestione, se si bada al sacrificio economico affrontato dal Napoli.
Il valore della rosa azzurra
Errore cosa vuol dire? Una mossa sbagliata, immutabile nei suoi effetti, e che segnerà da qui fino alla fine della stagione l’andamento degli azzurri? No, non è nulla di tutto questo. Se vogliamo, anche fermarsi al dire che il mercato estivo è stato eccessivamente dispendioso è una banalità.
Infatti, a dirla tutta, oggi comunque il Napoli si trova con la rosa più ampia e profonda dell’epoca De Laurentiis. E, in più, mai i partenopei in tutti questi anni hanno avuto un spogliatoio così pesante e titolato.
Se vogliamo stare solo ai nomi “contestati” più sopra, bisogna dire che sono tutti parte integrante delle proprie nazionali (ad eccezione di Lucca, che pure è entrato recentemente nel giro dell’Italia). E inoltre venivano tutti da più di un’annata ottima che li ha messi in mostra prima di approdare a Napoli. Nessuno di loro, insomma, ha qualcosa da dimostrare sul piano del suo valore.
Uscire dalle secche di un rendimento altalenante
E allora veniamo al punto di partenza: il rendimento della squadra. Il Napoli, pur con tutte le assenze di peso che lo affliggono, è riuscito a battere Milan e Bologna vincendo la Supercoppa, a passeggiare all’Olimpico in casa della Lazio e a fermare l’Inter a San Siro. L’avversaria che, al momento, ha un ruolino di marcia fuori scala rispetto a tutto il resto del campionato.
Anche nel contestatissimo pareggio con il Parma, d’altronde, Antonio Conte ha potuto contare su una panchina che annoverava Beukema, Gutiérrez, Spinazzola, Elmas, Neres, Lucca e i “giovani” Marianucci e Vergara. Quasi il doppio, per numero, dei cambi che oggi gli allenatori hanno a disposizione. Tutti calciatori che per caratteristiche sono in grado di offrire parecchie alternative sul piano tattico e di far cambiare spartito alla squadra anche a gara in corso.
Insomma, si parla di un Napoli ormai ridotto all’osso, ma fin qui (per fortuna) l’osso non si è visto. E, anzi, la ciccia continua a essere tanta. O, comunque, abbastanza. Possiamo infatti dire tantissimo del mercato estivo, ma non possiamo certo dire che la società non abbia messo il suo allenatore nelle condizioni di rendere al meglio: tutte le mosse della dirigenza, infatti, sono state pianificate con lo scopo di minimizzare il rischio sul piano dei risultati di campo.
Che fare, dunque? Certamente non è intelligente avventarsi con la furia del tifoso deluso su questo o quel calciatore chiedendone la cessione. Intervenire sul mercato, oggi, non si può a causa di un vero e proprio colpo di mano da parte della Lega. E, in ogni caso, ci sentiamo di dire che non ce ne sarebbe bisogno. E quindi occorre predicare calma: la squadra c’è ed è forte. Basta esserne consapevoli per uscire dalle secche di un rendimento altalenante. Siamo sicuri che così tutto possa risolversi presto e per il meglio.






