Nessuno dubiti di Alessandro Buongiorno
A Marassi si sta svolgendo Genoa-Napoli, snodo fondamentale per la stagione di ambedue le squadre. Sono tutti e 22 in campo tranne il numero 4, che ricalca la confusione dei motivi arabescanti che ornano la sua maglia bianca con al centro il Tricolore. La sua flebile presenza svanisce a trenta secondi dall’avvio, con un’errata lettura sul pallone che quatto quatto Vitinha s’appresta a strappargli. Di lì, il baratro.
Ma c’è stato un tempo in cui Buongiorno, con quella maglia bianca (ricordate la prestazione da MVP al Castellani?), si è affermato come plusvalore assoluto della squadra che a poco a poco stava costruendosi il quarto titolo della storia del Napoli.
Buongiorno: qualcosa non va?
Il titano che con irruenta eleganza trascinava il primo Napoli di Conte è ancora negli occhi di tutti: l’impeto di un centrale completo capace di adattarsi ad un nuovo stile di gioco come se seguisse da sempre le direttive del suo allenatore, uomo chiave d’una squadra solida e in crescita. Buongiorno è stato probabilmente il miglior giocatore del girone d’andata 2024-2025 concluso in testa alla classifica dagli azzurri, sino al nefasto infortunio alle vertebre lombari che risulta essere l’inizio del declino. Dopo aver saltato ben 16 gare complice anche un infortunio muscolare che lo ha tenuto fuori dai giochi per le ultime uscite della stagione passata, il centrale ex Toro ha sin da subito incontrato grosse difficoltà nel corso di questa stagione. Emblematico il dato sui rigori causati, addirittura 4 da settembre ad oggi. Come possiamo analizzare questa flessione?
Buongiorno ha perso lucidità?
Un infortunio delicato come quello occorso al difensore azzurro a dicembre 2025 influisce inevitabilmente sulla psiche. Archiviato quest’infortunio il difensore si è trovato a combattere ancora una volta contro se stesso, con ben due lesioni all’adduttore nel giro di pochi mesi con tanto di operazione alla gamba destra la scorsa estate. Il tambureggiante approccio con cui Buongiorno ha conquistato il cuore della piazza, con anticipi a tutto campo e licenza d’osare per far sentire il fiato sul collo ai suoi sfortunati clienti fin dentro la loro area di rigore, si serviva di lucidità senza pari e di quel pizzico di spocchia malpensante proprio dei grandi interpreti del ruolo; ragion per la quale il centrale difensivo risente tremendamente dell’attuale condizione di stress. L’eleganza dell’anno scorso non può essere scomparsa in favore delle posture scomposte che spesso e volentieri causano guai agli azzurri, con movimenti appesantiti e a tratti goffi (vedasi i rigori causati contro Inter e Verona). Viene quasi naturale paradossalmente augurarsi un problema di natura fisica: qualora non dovesse essere così, la società non dovrebbe far altro che stare vicino al ragazzo come fatto dal Barcellona con Araujo, protagonista di una reazione molto simile a quella di Buongiorno in seguito ad un’espulsione in Champions League e che ha dichiarato di aver dovuto effettuare un vero e proprio percorso di riconciliazione con se stesso prima di ritornare in campo.
Certo è che la soluzione non risiede nella gogna mediatica o negli sfoghi degli avvoltoi social che guadagnano visibilità grazie alle sventure di un professionista.
Un professionista capace di cucire un bel pezzo dello Scudetto sulla maglia di cui viene definito indegno difensore da chi dovrebbe sostenerlo.





