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Napoli-Parma segna uno spartiacque: Conte deve reinventare la stagione

Guido Olivares di Guido Olivares
15 Gennaio 2026
in Analisi, Editoriali
Tempo di Lettura: 5 min
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Antonio Conte triste sulla panchina del Napoli
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Napoli-Parma segna un prima ed un dopo nella stagione del Napoli.

Intendiamoci: nessuno, neanche un fondamentalista, direbbe che una partita di gennaio decide uno scudetto. Figurarsi un non scontro diretto. Ma la gara interna con il Parma è la classica goccia che fa traboccare il vaso. Nonostante le premesse estive e l’avvio di campionato fossero ben diverse il Napoli quest’anno non può vincere lo scudetto ad avviso di chi scrive. Ed è meglio capirlo subito per evitare la catastrofe.

Giovanni Manna, Direttore Sportivo del Napoli da Luglio 2024
Giovanni Manna, Direttore Sportivo del Napoli da Luglio 2024

Napoli, il mercato non ti ha migliorato

Il Napoli arrivava in estate come favorita per il bis scudetto ed obiettivamente le premesse c’erano: il Napoli era l’unica big assieme alla Juventus a confermare guida tecnica (ma Tudor non è Conte ed infatti ad ottobre è stato silurato nonostante un contratto fino al 2027) e soprattutto ha investito notevoli somme sul mercato per adeguare la squadra alle tante gare stagionali.
Dopo 29 partite stagionali, più della metà delle stesse, si può tranquillamente dire che il mercato abbia ampiamente deluso le aspettative. Rasmus Hojlund è l’unico giocatore che sta facendo la differenza e non è stato un investimento programmato. Alcuni giocatori come Milinkovic Savic stanno rispettando le promesse estive. Altri stanno avendo un rendimento da 5.5/6 come Beukema, Elmas, Gutierrez. C’è chi sta deludendo come Lang. C’è chi sta fallendo miseramente come Lucca. E poi i poco valutabili Marianucci e De Bruyne (i primi acquisti della sessione): il centrale 2004 ha giocato solo due partite e diventa complicato giudicare sulla base di pochi minuti. Il secondo ha fatto bene finché c’è stato, ma non possiamo non valutare che è infortunato da fine ottobre e che tornerà, se tutto va bene, ai primi di marzo. Anche perché non era un infortunio traumatico e non assolutamente imprevedibile.
Alla prova del campo il “mercato estivo di fuoco” del Napoli si è rivelato quindi deludente e quindi la squadra si ritrova con una forza minore rispetto alle idee della società. Sono stati errori del management: alcuni poco prevedibili, altri molto più facili da pronosticare (Lucca pagato 35 milioni di euro+bonus era un affare su cui quasi nessuno era favorevole in estate).
Oltre ad un mercato che non sta facendo la differenza nel Napoli si sta avendo anche un problema infortuni non di poco conto.

La delusione dei giocatori del Napoli per il pari contro il Parma

Gli infortuni sono un alibi, ma fino ad un certo punto

La squadra di Conte sta attraversando un periodo di indisponibilità per infortunio davvero lungo: basti pensare che dal mese di novembre (da Napoli-Eintracht per la precisione) il Napoli gioca sempre con almeno 5 infortunati. Contro il Verona Conte ha dovuto rinunciare a ben 9 elementi. Tanti, tantissimi. Sicuramente un handicap. Ma questo handicap non è solo additabile alla malasorte, che indubbiamente ha giocato un ruolo chiave (basti pensare alle prolungate assenze di Meret per infortunio traumatico o l’assenza di Neres sempre per problemi traumatici). Queste assenze sono dovute anche a problemi che Conte ha avuto nella preparazione atletica e nella gestione della rosa tra settembre e novembre, che poi ha anche causato questa emergenza. Nel Napoli il 62.5% dei giocatori di movimento ha avuto almeno un problema muscolare durante la stagione. Solamente 9 calciatori di movimento (Di Lorenzo, Beukema, Gutierrez, Marianucci, Jesus, McTominay, Elmas, Lang, Lucca) non hanno avuto problemi muscolari in stagione (e speriamo che non ne abbiano). Ci sono state ben 3 lesioni di alto grado all’interno di una stessa squadra (Lukaku, De Bruyne, Anguissa): non ci vuole uno scienziato per capire che non è solo sfortuna, ma che più di qualche errore è stato commesso. Gli errori gestionali sono quelli più visibili dai tifosi, basti pensare a Napoli-Pisa, primo segnale che qualcosa non ha funzionato. Conte fa giocare Buongiorno per la terza volta in 8 giorni nonostante rientrasse da un lungo stop e non avesse mai giocato la Champions in carriera andando incontro ad un grosso rischio. Il risultato? Gara vinta, ma Buongiorno indisponibile per altre tre gare. Contro il Milan, match che in caso di vittoria azzurra poteva dare un segnale al campionato, sei costretto a presentarti con un’inedita ed improbabile coppia difensiva fortunata da Marianucci e Jesus ed il Napoli ha perso la partita, dando grossa fiducia al Milan e rinvigorendo anche l’Inter che aveva iniziato male il campionato. Per non parlare di Neres (il più forte esterno in rosa) messo titolare in pianta stabile solamente da fine novembre in poi, il tutto per mettere Politano titolare in 14 delle prime 15 gare stagionali. Si, non è un errore. A 32 anni Politano ha giocato 14 gare delle prime 15 da titolare nonostante avesse Neres come compagno di reparto. La gestione di De Bruyne pure è stata molto discutibile: il belga nell’ultimo anno di Manchester ha avuto problemi fisici non di poco conto, Conte lo ha letteralmente spremuto facendogli fare il titolare in 10 gare su 11. A 34 anni, con uno storico simile, non era così imponderabile un infortunio simile con questo tipo di gestione. Del passato però poco si può cambiare, ma deve essere (ed in parte già lo è stato) monito per il futuro.

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Napoli, una squadra forte e viva nonostante tutto

Per tutti questi motivi il Napoli non può avere continuità in un campionato. È inevitabile pagare dazio ai tanti stop, non era affatto scontato riprendersi. È oggettivo che il Napoli dalla gara con l’Atalanta in poi abbia cambiato marcia: da quella gara il Napoli ha perso solamente 2 incontri su 13, ha cambiato vestito tattico ed ha fatto prestazioni importanti contro tutte le big nazionali sfidate. E soprattutto si è portato a casa un trofeo con enorme merito. Va assolutamente detto che altri allenatori sarebbero affondati in una situazione simile, Conte invece è stato bravissimo ad uscirne bene. Questo Napoli però, dopo lo sciagurato pari interno col Parma, ha pochissime (se non nulle ad avviso di chi scrive) velleità di tricolore. Con un Inter che viaggia molto forte servirebbero circa 46 punti nelle prossime 18 gare per avere possibilità concrete di scudetto: considerando che almeno fino al 15 febbraio il Napoli giocherà quasi sempre ogni 3 giorni (unica settimana tipo tra Fiorentina e Genoa) è utopistico pensare ad un girone di ritorno di questo livello. Il Napoli deve guardarsi le spalle, con Juventus e Roma in agguato con 1 solo punto di svantaggio. L’obiettivo del Napoli sarà quello di agguantare la qualificazione in Champions e dovrà battagliare con Juventus, Roma e forse Milan. È un obiettivo assolutamente alla portata del Napoli ed è per questo che deve essere centrato a tutti i costi.
Uno dei pregi del Napoli di quest’anno è che stata la miglior squadra negli scontri diretti oltre al fatto di essere invincibile al Maradona (ultima sconfitta nel 2024): queste caratteristiche fanno pensare che il Napoli possa fare molto bene nelle coppe.

In Champions League il Napoli ha la qualificazione nelle sue mani (ed ha tutte le possibilità di arrivare alla fase ad eliminazione diretta), in Coppa Italia il Napoli giocherà il suo quarto di finale al Maradona con Como o Fiorentina e poi avrebbe l’eventuale semifinale di ritorno al Maradona con Inter o Torino. Ci sono tutte le condizioni per vincere una Coppa che manca da 6 anni alle pendici del Vesuvio.
Anomalo per una squadra di Conte, ma questa può essere un’annata da coppe. Ed un anno con Supercoppa, Coppa Italia e qualificazione in Champions League sarebbe un anno estremamente positivo. La stagione del Napoli deve ancora dirci tanto: ci sono tutte le premesse per fare bene. Anche se diversamente rispetto a ciò che si pensava.

Tags: NapoliNapoli-Parma
Guido Olivares

Guido Olivares

Dottore in Giurisprudenza, nato a Napoli il 19 marzo 2001.

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