Napoli-Lazio è un avvertimento per il futuro degli azzurri
Dalla Lazio alla Lazio. Il club capitolino era stato l’ultimo a violare il Maradona nel dicembre 2024 grazie alla rete di Isaksen e dopo 16 mesi mette fine alla striscia di imbattibilità casalinga degli azzurri vincendo e convincendo con le reti di Cancellieri e Basic. La striscia del Napoli è stata memorabile e significativa, ma ciò che preoccupa non è la sconfitta, ma le modalità con cui è arrivata.
Il Napoli di Conte non è quasi mai stata una squadra spumeggiante, ma aveva comunque offerto delle prestazioni sufficienti negli ultimi mesi. Tanto che nelle precedenti 6 gare sono arrivati 16 punti, non pochi. Anche nel pareggio di Parma la squadra azzurra, pur non brillando, ha segnato ed ha prodotto altre occasioni per provare a vincerla, senza riuscirci. Alcune critiche per la gara del Tardini sono state eccessive. Quanto però successo 6 giorni dopo assomiglia invece ad una defenestrazione. La sconfitta con la Lazio non è infatti grave solo nel punteggio (il Napoli non perdeva in casa con due gol di scarto da quasi un anno e mezzo), ma per la prestazione che ne è seguita. La squadra di Conte ha infatti registrato ZERO tiri in porta. Nell’era De Laurentiis in Serie A non era mai capitato. Solo questo dato fa capire come la sconfitta di ieri non va derubricata a “gara storta”, ma ad “allarme da cogliere”. La sconfitta contro la Lazio va a superare di gran lunga il ko del Dall’Ara di Bologna dove quantomeno nel primo tempo ci fu lotta ed un tiro in porta. Nel secondo tempo poi il Napoli crolló. La Lazio ha dominato la gara dal primo all’ultimo secondo e se fosse finita 3-0 nessuno avrebbe potuto eccepire alcunché: solo Milinkovic Savic ha infatti evitato un passivo peggiore.
Quando arrivano stop del genere farsi delle domande diventa necessario se si vuole ripartire. Anzitutto per l’immediato bisogna cercare di fare il prima possibile gli 8 punti necessari per la qualificazione in Champions. La squadra di Napoli-Lazio non li farà, il Napoli delle precedenti 32 partite non avrà problemi a farli. Andare in Champions è necessario per il futuro economico del club e quindi l’obiettivo chiave deve essere questo. A cominciare da Napoli-Cremonese dove i 3 punti sono obbligatori. In caso di non vittoria nel match del prossimo venerdì si rischia uno psicodramma storico, proprio per questo la gara contro i grigiorossi va portata a casa a tutti i costi. Se la nave verrà portata in porto (come chi scrive pensa) verrà poi il tempo di pensare al futuro. Ed il Napoli deve decidere presto se Conte è l’allenatore giusto per continuare oppure no.
Conte ha meriti oggettivi, ma la gratitudine non è l’unica cosa che conta
L’allenatore pugliese ha infatti meriti oggettivi: ha vinto uno scudetto, una supercoppa ed ha ridato dignità alla Napoli calcistica. Questo è insindacabile. Così come però è altrettanto oggettivo che nella scorsa estate ha fatto fare investimenti avventati al club che ne sta pagando le conseguenze. Basti pensare all’acquisto di Lorenzo Lucca a 35 milioni di euro, giocatore adesso del tutto perso che è una rogna per le casse del club. Basti pensare all’acquisto di Noa Lang, scaricato a gennaio al Galatasaray e che potrebbe anche lui tornare alla base. Meno svalutato di Lucca, ma è stato pur sempre un investimento fallito. La valanga di infortuni non è casuale, ma c’è uno zampino evidente del mister: quattro lesioni di alto grado nella stessa squadra è qualcosa che non ha senso logico e vede nella preparazione atletica curata dallo staff del mister la principale responsabile, altro che sfortuna.
Ma oltre a questo è la gestione della rosa che continua a insinuare dubbi: nelle ultime partite, con un’emergenza attenuata, sono comunque arrivate scelte miopi e basate sul nome del giocatore e non sul rendimento. Come può uno come Gilmour fare ZERO minuti nelle ultime due gare? Cosa ha fatto per diventare una riserva di un Lobotka ben lontano dai tempi migliori? Cosa ha fatto Anguissa per essere titolare fisso in questa condizione? Perché continuare con questi Fab4 che contro le squadre che difendono basse (quasi tutte in Italia) non funzionano?
Sono domande a cui dovrebbe rispondere Conte, che però non si degna di fare una conferenza pre-gara da fine gennaio. Una cosa accettata ormai supinamente a Napoli, ma che è invece di una gravità inaudita. Conte ha messo in mezzo anche “le voci della piazza” per tentare di sviare le ragioni della debacle con la Lazio, ma prima di citare il tifo Conte dovrebbe farsi un esame di coscienza e valutare i motivi del perché si è perso. Motivi che sono principalmente tattici: la Lazio aveva un’idea di gioco, il Napoli no. Questa è responsabilità di Conte.
Napoli-Lazio porta a tante riflessioni per il futuro
In conclusione la gara con la Lazio apre quindi a tante riflessioni: non è solo una semplice sconfitta, ma un presagio. Il tifoso napoletano sarà sempre grato a Conte, ma la gratitudine non deve essere l’unica cosa da valutare per il futuro. Il Napoli è un club sovrano e deve decidere il proprio futuro senza condizionamenti e tentennamenti. Le prossime 5 partite ci diranno molto. Il Napoli si gioca il futuro, ma soprattutto Conte. Perché al momento l’allenatore salentino, che ne dicano alcuni adulatori professionisti, non ha alternative migliori del Napoli. Il coltello dalla parte del manico lo ha De Laurentiis, non Conte. Tra 5 gare sapremo di più, ma la gara con la Lazio deve aprire a riflessioni profonde. Nessuno nel mondo è indiscutibile, figuriamoci se non lo è Antonio Conte.





