Il venticello ad Ascea Marina è il solito, i titoli dei giornali su per giù sono gli stessi, tra le bombe di mercato e le bombe sugli innocenti. È un copione già scritto nelle bacheche senza tempo d’un paesino che lascia le lancette del suo orologio all’eternità.
Gli occhiali sfoggiati dai passanti sono sempre dello stesso modello e mettono al riparo i possessori dall’eternità di quel momento, prima ancora che dai raggi solari. Gli attimi immobili delle interminabili passeggiate sono già ricordo, ma questa è un’altra storia.
Il calendario sancisce Napoli in pay per view ed è un buon motivo per imprecare, ma oggi quel “ppv” si trascina dietro un dolore reale.
Perché le amichevoli del Napoli per me avevano un nome e un cognome. Il mio nome e cognome, per la precisione. O meglio, il suo. Io sono arrivato dopo.
Napoli-Girona è un tuffo nei ricordi
Sembra quasi uno scherzo, perché alla fine è tutto lì, al suo posto. Sembra che il mondo ti stia aspettando, nonno. C’è la tua barca al mare, coccolata con la cura di chi non si lascia possedere dalla roba, ma la gestisce con maestria. È cambiato il divano, sai? Eppure io ti lascio sempre un po’ di posto, inconsapevolmente, alla mia destra. Come a tavola, e quante ce ne siamo dette mentre gli altri borbottavano su quanto parlassero i due Tommaso.
Sul mio cavallo di battaglia, Zielinski, a te tremendamente discaro. E anche lì avevi ragione, anche se non lo ammetterò mai. Sullo Scudetto che non hai fatto in tempo a vedere, quando al momento della vittoria della Roma a San Siro mi sussurrasti: “È fatta guagliò, anche se non le vinciamo tutte. Loro non vincono con la Lazio, guarda come te lo dico”.
E negli interminabili minuti in cui loro erano sopra e io guardavo in cielo, hai saputo darmi l’ennesima risposta giusta dall’alto, con l’insperato rigore di Pedro. E quante risate per queste maledette amichevoli estive, che da inguaribile tifoso acquistavi strafottente dei discorsi etici sulle amichevoli a pagamento. L’espressione dell’acta non verba, anche se avevi una bella chiacchiera, proprio come la mia; neanche il tempo di girarmi a difenderti che eri lì ad acquistare la partita col tuo telecomando.
Napoli-Girona: il valore di un’amichevole
Sedermi dinanzi a quel televisore per me sarebbe proibitivo e io non ci proverò neanche, perché non mi lascerò ingannare dalla sensazione che sia tutto al suo posto. Sono lì sul tavolo anche le tue Rothmans slim, ma le fuma solo la nonna. Che risate quando come bambini ve le rubavate a vicenda! E come farò quando di fianco a me non vedrò la tua tazzina di caffè?
Non voglio credere all’irritante narrazione del superamento. Perché si superano gli ostacoli, le avversità. Io ho semplicemente avuto il mio idolo di fianco per 17 anni e 10 mesi e un mostro invisibile se l’è portato via in 20 giorni. Non ho niente da superare, ho tanto da raccontare. E m’impegnerò a farlo come l’avresti fatto tu. Con le parole giuste. Come quando in un match d’estate eravamo parecchio sotto contro il Liverpool e uscendo in giardino mi beccai una puntura d’ape all’altezza dell’occhio.
“Ua mamma mi uagliò, e cr’è ogg… vabbuò è cos e nient”.






