La gara andata di scena a Manchester non era importante per la classifica. Ci sono altre sette gare, più abbordabili. Non era casa Guardiola che avrebbe fatto la differenza. Pure se il Napoli avesse vinto o comunque portato un punto a casa con un pareggio.
La cosa importante era testare la testa, la qualità, il ritmo, l’internazionalizzazione del Napoli di Antonio Conte a quel livello. Perché il livello, se non si fosse capito, era altissimo dall’altra parte.
Bene ha fatto il tecnico salentino a ribadire concetti ovvi, forse banali per alcuni ma necessari (se l’ha fatto, non lo erano probabilmente), cioè che pure in 11 contro 11 in Inghilterra puoi perdere lo stesso.
Se resti in 10, ci puoi fare poco. Ma in inferiorità numerica si resta anche perché magari altri sono più bravi di te e vanno alla velocità della luce.
Resistenza mentale di alto livello
Ma il Napoli, almeno quello visto in venti minuti prima del rosso (netto) al capitano Giovanni Di Lorenzo, era una squadra che già stava subendo l’avversario. Certo, si potrebbe dire che nella terra di Haaland, Foden e Rodri soffrono tutti. È ovvio. Ma la vera e profonda differenza sta tutta lì.
Ma non tra Napoli e Manchester City, bensì tra calcio italiano e Premier League. Ritmi, aggressione, velocità, gioco. Tutto a favore loro. Può succedere che strappi punti, che vinci la partita, magari che passi pure il turno in uno scontro diretto, sempre per il vecchio quanto attuale concetto che “il pallone è rotondo”, ma la distanza è sotto gli occhi di tutti.
Gap Italia-Inghilterra, sistema da riformare
Il Napoli porti a casa l’ottima, forse straordinaria, tenuta mentale post espulsione, che la mettono sul gradino più alto della serie A senza discussione alcuna. Il Napoli ha forse raggiunto lo status più alto possibile. Ha sovvertito le gerarchie del calcio italiano. Potrebbe fare ancora qualcosa, certo. Ma non così tanto da andare in terra inglese a rispondere colpo su colpo alle offensive terribili degli avversari (basterebbe rivedere lo scatto di Doku sul gol per capire il concetto).
Colmare il gap è compito del sistema italiano. Basterebbe guardare da quanto tempo manca un successo nella massima competizione europea e da quanto tempo la nazionale non va a un mondiale. Non parliamo della differenza di infrastrutture e di introiti, di sponsor e marketing.
Inutile sottolineare che non è necessario sparare sulla croce rossa.






