Quello visto fin qui, è stato solo il fantasma del Napoli che, in estate, Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte avevano progettato. Uno spreco di potenziale e milioni dovuto a mille fattori.
Talmente tanti da diluire i confini delle responsabilità. Sul banco degli imputati ci sono finiti praticamente tutti. Questa sera, contro il Chelsea, il club si giocava tanto. Forse tutto. Dato per buono che l’ambizione fosse quella di poter continuare a foraggiare, in maniera anche testarda, un ciclo che fino a questo momento ha dato tanto, è vero, ma ha chiesto decisamente troppo.
Partiamo dalle cose belle del match. Antonio Vergara e il suo primo gol, sotto gli occhi d’Europa, con la maglia della sua città. E che gol. Vergara è forte forte. Di quelli che all’estero vendono a vagonate di milioni. Ma ha la colpa di non essere nel paese giusto, nell’epoca giusta. Talenti come lui, in un club come il Napoli, giocano solo se davanti si rompono tutti.
Altra cosa bella: il primo tempo. Complice un Chelsea costruito pescando il meglio dal mondo, ma che, a difesa schierata, si concede che è una bellezza.
Contro i Blues, il miglior Napoli della stagione. Ne sarebbe bastato un quarto di quello visto questa sera, per arrivare almeno ai playoff. Playoff che avrebbe meritato anche il club, che sta facendo di tutto per non tradire la scelta fatta la scorsa estate.
De Laurentiis ha tenuto fede a tutte le promesse fatte. Non una in meno. Ma sembra che sia anche quello con più voglia di farlo continuare, questo progetto.
Questa sera il Napoli ha dato davvero tutto. Ma non è bastato. È il momento di un primo bilancio. Ai soldi persi questa sera, si aggiungono quelli sprecati in estate con Lang, Lucca e una tenuta fisica che non permette di creare valore.
La strage di infortuni non può essere un alibi. Da questo punto di vista, non si può che essere risultatisti. Anche perché, diciamocela tutta, non è che quando c’erano tutti ci fossero queste grandi rotazioni.
De Laurentiis alla Champions ci teneva. La sera dell’annuncio della permanenza di Conte, in quel ristorante, era il solo a parlare di Champions, però: Conte voleva difendere il titolo, lui sognava i quarti. Lui sognava i quarti con Conte.
Invece, si ritrova, dopo aver attinto a piene mani dalle riserve d’utile accumulate negli anni, a guardarsi le spalle da Luciano Spalletti, che con la Juventus ha messo nel mirino i nervi di Conte e la prossima qualificazione Champions di Aurelio.
La stagione è ancora lunga, ma questa serata è una cicatrice su un progetto che in Italia può funzionare, ma che ha bisogno delle serate europee per crescere e sostenersi. Ma serate europee serie, come quelle vissute qualche anno fa, con meno risorse a disposizione.
Ora di questo progetto si conosco pregi e difetti. Basta solo capire se la spesa vale l’impresa.






