Se hai paura dei lupi, stai lontano dai boschi.
È un antico proverbio bulgaro a raccontare lo stato d’animo di questa settimana che ci accingiamo a vivere da tifosi del Napoli.
Una passione, nel senso quasi evangelico, inaspettata, irrazionale, che s’era provato a sopire confortata da quei 3 punti di vantaggio, cuscinetto ideale sul quale poggiarsi in attesa delle ultime partite stagionali.
E invece il colpo di testa di Vasquez al minuto 85 del match tra Napoli e Genoa ci ricorda che la vittoria dello scudetto dovrà passare per forza di cose per le strettoie della sofferenza.
Il destino non ce lo si sceglie. Ma spesso lo si costruisce con le proprie mani; e questo Napoli, abile manovale di una storia di successo, ieri si è rigettato nel frullatore di emozioni, timori, preoccupazioni che solo una lotta punto a punto fino all’ultimo miglio sa ingenerare.
Nessuna distrazione
Ma questa settimana non può, non deve esserci spazio per le distrazioni. Parma, Parma, Parma deve essere il mantra.
L’ambiente, quell’informe leviatano che tutto può e niente sposta, deve provare a guidare la squadra verso un obiettivo che rimane alla portata.
Vincere a Parma è razionalmente alla portata del Napoli, per quanto la squadra di Conte non stia sfoggiando la sua migliore forma nelle ultime settimane.
Se hai paura dei lupi, stai lontano dai boschi, dicevamo. E i boschi oggi sono quelle languide distrazioni laterali che portano il focus su tutto ciò che ad oggi non conta niente.
Non conta, in primis, quello che farà l’Inter. Non contano perciò le congiunture sulla Lazio, sulle motivazioni, sugli indisponibili.
Non contano le voci sul futuro di Conte, non contano le parole inopportune e intempestive di Spalletti. Non contano i pullman scoperti, la pianificazione delle feste, i servizi d’ordine.
Non conta nemmeno il mercato. Non conta il sogno De Bruyne, non contano David e Sudakov, nè, figurarsi, Osimhen.
Non conta nemmeno il fantasma di Kvara, il PSG, la medaglia da dare o non dare.
Non conta, ad oggi, niente che non sia quella maglia crociata, i tre punti, la vittoria.
È l’unico viatico, spirituale e allo stesso tempo pragmatico, per non trasformare tutto ciò che ci siamo sudati non più nel premio meritato ma nella disperazione dell’occasione sprecata.
Sforziamoci di pensare soltanto a noi, ai nostri avversari, senza ingigantirne le velleità, senza sottovalutarne le ambizioni.
C’è il Parma nel destino del Napoli
A Parma il Napoli ha l’occasione di riscrivere la sua storia; lì dove nel ‘98 conobbe l’onta della retrocessione più drammatica della sua storia.
Lì dove Benitez perse i nervi e tre punti, contro un Parma senza obiettivi, decisivi per la mancata qualificazione alla Champions nel suo secondo anno.
Il Napoli oggi deve riscrivere la sua storia, conquistare un campo ostico, e issare un vessillo decisivo sul Tardini, viatico necessario per completare un’impresa che solo col tempo ci si renderà conto di quanto complessa possa esser stata.
Non c’è più spazio per la paura. C’è solo il bisogno di tirare l’ultimo respiro prima di partire per l’ultimo tappone di montagna. I campi elisi sono lì, a due passi.






