“Il nostro prodotto calcio è diventato molto più accattivante in Italia e all’estero”
Chissà se la pensa ancora così Luigi De Siervo, AD della Serie A, dopo lo spettacolo offerto da quello che doveva essere il match di punta dell’ultima giornata di campionato.
I “padroni” del calcio nostrano hanno trovato nella pirateria il capro espiatorio, il principio di tutti i mali italici. La nazionale che rischia di saltare l’ennesimo Mondiale, le 5 pappine dell’ultima finale Champions e un campionato sempre meno attrattivo per il pubblico estero.
Per lor signori senza la pirateria la Serie A sarebbe al livello della Premier. Possibile? Perché secondo uno studio condotto dall’ Ufficio UE per la tutela della proprietà intellettuale, il pezzotto non è una piaga esclusiva del nostro territorio. Spagna e Germania ad esempio hanno valori simili ai nostri, la Francia è messa addirittura peggio. E in Inghilterra? Beh oltremanica il fenomeno viene definito addirittura endemico, con un dato percentuale che quasi doppia quello italiano. E allora? Vuoi vedere che la pirateria è solo la pezza a colori con la quale la classe manageriale del calcio italiano prova a nascondere le proprie deficienze?

Il problema non è (solo) la pirateria
Il calcio italiano non piace e non solo per gli stadi obsoleti e le inquadrature televisive ormai superate. Non piace per il suo ritmo, per mancanza d’intensità e l’eccessiva malizia – ma sarebbe giusto chiamarla scorrettezza – con la quale i protagonisti in campo si affrontano.
Milan – Napoli doveva essere una vetrina, uno spot per il nostro calcio, ma alla fine si è dimostrata la desolante cartina tornasole del pessimo stato in cui versa il nostro calcio.
La Lega si tiene ben lontana da fornire il dato ufficiale sul suo sito, ma non serve un fine statistico per rendersi conto che è stata una partita monca. E si, perché se prendiamo in considerazione solo i 53’ disputati nel secondo tempo, se ne saranno giocati forse una ventina. Addirittura 7 i minuti persi dal VAR per quella che doveva essere una decisione semplice: calcio di rigore e rosso. Continue interruzioni per crampi, infortuni e improvvisi mancamenti. Le sostituzioni rossonere affrontate con il passo greve di un condannato a morte e Maignan che impiegava anche più di un minuto per rimettere dal fondo.
No Dott. De Siervo non è la pirateria. Domenica gli unici a essersi divertiti sono stati i tifosi di fede rossonera, perché lo spettatore neutrale aveva già cambiato canale da un pezzo.
Tempo effettivo e cultura sportiva
Perché in Italia si registrano dati preoccupanti di tempo effettivo giocato rispetto ai principali campionati. Continue interruzioni che spezzettano il gioco, rendendolo noioso e non attrattivo soprattutto per i più giovani che oggi ricercano stimoli continui, per mantenere alto il livello di attenzione.
Ecco perché in Europa le nostre squadre pagano un gap che va al di là di quello tecnico. Perché non sono abituate a giocare su certi ritmi e hanno un’accentuata predisposizione ad andare giù.
Quante volte sentiamo dire “In Italia avrebbero fischiato” ed è questo il problema. Perché oggi non possiamo permetterci di non adeguarci ai nuovi standard arbitrali. In natura non è il più forte a sopravvivere, ma chi ha capacità d’adattamento e noi non ne siamo capaci.
Siamo un calcio che premia i “furbetti”, i simulatori, quelli che hanno “mestiere” e dimentichiamo che tutto quello che ci contraddistingue, fuori dai nostri confini, non piace a nessuno.
Manca etica sportiva e questa lacuna è alimentata da un atteggiamento accondiscendente di chi è preposto a vigilare sul regolare svolgimento delle partite.
Dobbiamo smetterla di credere di essere i più belli, i più bravi, i più simpatici. Non lo siamo e non cresceremo mai senza un taglio netto col passato.
Milan – Napoli è solo l’ultima ed ennesima brutta figura fatta in mondovisione, ma adesso basta. Ci avete rotto il calcio!






