Le dimissioni di Leonardo e Maldini dal ruolo di advisor e direttore tecnico della Nazionale Italiana sono una sconfitta per tutti. Il calcio italiano vive il suo periodo più oscuro e continua a scavare il fondo.
Malagó, Leonardo e Maldini: la ricostruzione fattuale
Andiamo con ordine: Giovanni Malagò viene eletto come presidente FIGC lo scorso 22 giugno e dopo una lunga trattativa riesce ad assumere Paolo Maldini come direttore tecnico e Leonardo come nuovo advisor. Da quel punto parte la ricerca al CT, dove vengono contattati sia Carlo Ancelotti (sotto contratto con il Brasile sino al 2030) e Pep Guardiola (libero, ma che viene da 10 anni ininterrotti di lavoro). Le trattative non vanno a buon fine per nessuno dei due ed a quel punto Maldini sceglie Andrea Pirlo. Nonostante un più che comprensibile scetticismo vista la modesta carriera dell’allenatore lombardo viene raggiunto un accordo verbale tra le parti. Sembra fatta? Macché. Nelle ore successive si viene a conoscenza di un contratto che lega l’ex allenatore della Juventus ad una società di betting russa. Come noto l’Italia irroga sanzioni nei confronti della Russia in forma molto marcata dal 2022 a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Un ostacolo etico, ma anche giuridico non di poco conto. Malagó a quel punto stoppa la trattativa ed il giorno seguente arrivano le dimissioni di Leonardo e Maldini.
Maldini, Leonardo e Malagò: tutti colpevoli
Morale della favola? L’Italia il 27 luglio non ha ancora un CT e dovrà ripartire da zero dopo aver buttato mesi e credibilità in un progetto che è morto in neanche tre settimane. Il messaggio che viene lanciato al mondo è oggettivamente inquietante. Neanche l’assunzione di uno dei fautori della rinascita dello sport olimpico italiano è stato capace di ridare dignità al calcio italiano. Ma in questa storia, sono tutti responsabili.
Leonardo e soprattuto Paolo Maldini non possono e non devono essere esentati da responsabilità.
Anzitutto è doveroso partire con la conferenza di presentazione degli stessi dove Maldini ha esplicitato di aver trattato con Ancelotti per il ruolo di CT. Un dettaglio? Carletto ha un contratto in essere con la Federazione Brasiliana fino al 2030. È ormai prassi consolidata quelle delle trattative con tecnici sotto contratto, ma sbandierare la cosa ai quattro venti è un clamoroso autogol comunicativo. Anche perché giustamente in Brasile non l’hanno presa bene e non è scoppiato un caso diplomatico solamente perché I carioca hanno pena per la nostra Nazionale.
Dopodiché c’è stato il tentativo per Guardiola, non andato a buon fine. A quel punto Maldini ha scelto Andrea Pirlo. Una decisione molto discutibile sul piano tecnico ed inaccettabile sul piano politico. Lo stop di Malagò era un’inevitabile conseguenza.
È bastato il rifiuto di Malagò a questa nomina per mandare su tutte le furie Maldini che si è dimesso. Maldini ha agito come meglio ha ritenuto, ma ha peccato di egoismo. Se da calciatore poteva assolutamente permettersi un atteggiamento simile visto che era il difensore più forte della sua generazione, da dirigente non ci si può aspettare un comportamento simile. L’abilità di un bravo dirigente si vede soprattutto nella capacità di mediare, Maldini non può non accettare compromessi. Anche perché la nomina di Pirlo (legato a Maldini da un rapporto di amicizia pluridecennale) era una scelta che faceva venire legittimi retropensieri sul possibile amichettismo tra i due visto che Pirlo non aveva minimamente il curriculum e le capacità per ambire alla panchina della Nazionale Italiana. Comprensibile che Maldini sia rimasto seccato da questa situazione, ma era suo compito verificare questa situazione di incompatibilità oggettiva. Un dirigente a modo avrebbe ammesso l’errore ed avrebbe cercato una sintesi. Maldini invece ha scelto le legittime dimissioni, ma si è dimostrato ancora una volta egoista ed ha tradito la fiducia di milioni di italiani, compresa quella del sottoscritto. Dopo un simile teatrino è difficile ipotizzare un prosieguo della sua carriera dirigenziale nel mondo del calcio.
Non è esente da responsabilità anche Malagò che ha sbagliato nella valutazione del dirigente Maldini. Doveva essere la sua decisione di punta, si è rivelato un autogol. La sua avventura parte in salita, ma il suo sbaglio è sicuramente in buona fede. Sta al dirigente romano ora ribaltare la situazione con decisioni rapide ed efficaci.
L’Italia non ha tempo da perdere e tutto ci voleva fuorché questo squallido teatrino. Sta a Malagó risollevare la Nazione.



