La strategia è molto semplice. Chiara, soprattutto. Il Napoli deve mettere dentro tante risorse e ha un budget prestabilito, seppur altissimo. Per tale motivo hanno deciso di chiudere per le prestazioni di Lorenzo Lucca. Oltre al fatto che piace tantissimo ad Antonio Conte. Al di là delle qualità del calciatore che sono, in verità, ancora tutte da verificare. A 25 anni gioca ad Udine mentre altri suoi colleghi coetanei calcano i più grandi campi d’Europa. Il Napoli ha preferito comporre il puzzle con i pezzi mancanti per essere tranquillo e sicuro di avere a disposizione una rosa molto ampia che possa affrontare la bellezza di 50 partite a salire. Scelte, poco da fare. Avrebbe certo potuto rinunciare ad un colpo minore, ad esempio il secondo portiere, e traghettare quel budget di riferimento sulla prima punta. Per poter trattare altro e non Lucca. Ma in quel caso, con ogni probabilità, sarebbe nato un altro problema. Quello forse maggiore. Cioè la presenza, con relativo ingaggio, di Romelu Lukaku.
Lucca sì, Lukaku no: una questione di equilibri
Perché Lucca a Napoli ci viene a piedi correndo l’autostrada che da Udine porta all’uscita Afragola, altri no. Altri, nomi più probanti, vogliono garanzie. Di titolarità, soprattutto. Ad esempio l’uruguagio Darwin Nunez, secondo gli addetti ai lavori trattato fino all’ultimo momento, avrebbe lasciato uno dei 5 club migliori al mondo (Liverpool, fresco vincitore della Premier League) dove comunque gioca con sufficiente continuità, per Napoli? Sì, solo nel caso in cui avrebbe fatto il titolare. Perché a 25 anni, l’età di Nunez, hai la forza per fare pure 45 partite e più. Giocare da titolare aumenta la possibilità di rivitalizzazione, quindi di rilancio. Lukaku avrebbe accettato di buon grado? Conte avrebbe panchinato il suo prediletto? Ma soprattutto, il Napoli avrebbe visto di buon occhio un calciatore da 6.5 milioni netti (con decreto crescita, vero, ma pur sempre quasi 8 lordi sono) sedere in panchina ed essere l’alternativa? Sarebbe stata una anomalia grande per la politica del Napoli e per le sue possibilità. La scelta quindi più equilibrata, senza rischi, è stata Lucca. E più equilibrata non significa la migliore, sia chiaro.
Ndoye possibile colpo finale, ma il Napoli guida il sistema
Il club campione d’Italia in carica, con ogni probabilità, ha voluto posticipare al prossimo anno l’acquisto dell’attaccante di spessore, di nome, di potenza. Quando Lukaku, forse, andrà per altri lidi e libererà uno slot importante in avanti e un tassello decisivo di ingaggio. Ma anche questo lo vedremo. Altra anomalia di questo mercato è la quantità di soldi investiti in Serie A. Dovesse arrivare Dan Ndoye del Bologna, preferito di Conte, il Napoli avrà speso in Italia la bellezza di 150 milioni di euro. Questo dimostra due cose: la prima è che è ormai lapalissiano anche ai non credenti che Aurelio De Laurentiis ha sovvertito le gerarchie del calcio italiano. La seconda è che tutto il sistema calcio in Italia dipende dal Napoli e dai suoi soldi. Scelte, anche queste. Avrebbe potuto scavare un solco profondo molti metri portando quei soldi all’estero. Si è preferito diversamente. Sperando che quegli incassi di Udinese e Bologna non vadano spesi per mezze tacche delle tre strisciate (ci stava cascando anche il Napoli con Musah del Milan, ma intelligentemente ha sorvolato). Un altro appunto bisogna farlo, necessario. Oltre le Alpi esistono centinaia di profili forti, giovani, futuribili, di esperienza a prezzi più contenuti. Ci vuole un po’ di coraggio, quello che mai è mancato al Napoli. Ma che, con gli acquisti dalle italiane e soprattutto dalla scelta Lucca, un po’ ha perso. Questo al netto della qualità dei calciatori che sono sicuramente bravi e che vanno ad integrarsi nel gruppo campione in carica e che rendono questo team quello che parte sicuramente in prima fila per il prossimo campionato. I favoriti assoluti, insomma.







