Lorenzo Lucca sembra il signor Malaussène di questo inizio stagione. Di professione capro espiatorio, come il personaggio di Pennac. Un uomo a cui addebitare tendenzialmente più colpe, in particolare quelle non sue. La storia del rapporto tra ogni tifoseria e i calciatori è fatta di amori inspiegabili e attriti altrettanto incomprensibili, ma è sempre stata scritta galleggiando sul confine tra istinto e ragione.
L’ambiente napoletano logicamente non fa eccezione. Ci balzano alla mente le lodi sperticate profuse per Fausto Pizzi o Benny Carbone, due calciatori affascinanti ma mai in tiro (soprattutto il primo). O per il Cholo Simeone, per rimanere nei tempi moderni: tenace, simpatico e legato alla piazza, ma non esattamente un cecchino, tantomeno un elemento così funzionale ai vari meccanismi susseguitisi nel suo tempo.
Ricordiamo, di contro, le aspre critiche mosse continuamente a Meret, a giudizio di chi scrive uno dei migliori portieri al mondo. Non a caso protagonista assoluto e valore aggiunto di una squadra due volte campione d’Italia in 3 anni. La tiritera prevede che, in ogni contingenza equivocabile, sia sempre colpevole di non aver compiuto miracoli.
Il ruolo di Lorenzo Lucca nel Napoli di Conte

Ecco, in quest’ultima scia si posiziona l’immagine del buon Lucca, virtualmente disegnata (a tempo record) in tutti i centri per il lancio delle freccette. Lorenzo appare essere, agli occhi dei napoletani, una specie di alieno atterrato sul Maradona senza cognizione di causa. E senza requisiti di base. Come fosse il quinto mancante a calcetto e che chiami un’ora prima della partita. Quello che viene a giocare con le Converse All Star, per capirci.
Al di là di appellarci al tempo, che sempre sarà sovrano, e che effettivamente ci farà capire se le sue caratteristiche generali si sposino o meno con quelle di una grande squadra, vogliamo solo per un attimo soffermarci sui fatti.
Essere boa nel Napoli di Conte è come fare il capofila nella Battaglia dei Bastardi di Game of Thrones. Non sai cosa succederà. Nel frattempo fai a botte e rischi la vita. E a noi Lucca è parso perfetto in questa sceneggiatura. Senza dimenticare che in Emilia, alla prima giornata contro il Sassuolo, il primo gol è tutto suo: sul cross di Politano attacca la linea di difesa, se ne porta due e libera McTominay. Eh sì, tutto suo.
Le basi ci sono tutte: ha carattere, personalità, voglia, mezzi fisici e anche tecnici. E cazzimma, chiedendo venia per l’utilizzo dell’abusatissima parola. Quella che gli ha consentito di trasformare comunque un rigore contro il Lecce, nel febbraio del 2025, dopo essersi azzuffato con quasi tutti gli allora compagni dell’Udinese, Thauvin in testa.
Conte ci crede, altrimenti il Napoli non avrebbe speso così tanto per lui. Anche noi.






