Il fato, si sa, è questione di dettagli.
E, se c’è un grande manovratore, spesso, come il Woland del Maestro e Margherita di Bulgakov, si diverte a incastonare coincidenze e casualità lungo il percorso.
Alle 14:00 di sabato è arrivata la fumata bianca, l’Here we go! di Fabrizio Romano, anticipata di qualche minuto dal lancio di Pedullà e di Di Marzio: Rasmus Højlund si apprestava a diventare il nuovo attaccante del Napoli. In chiusura di calciomercato, finalmente, il tweet del Presidente De Laurentiis ne ha certificato l’acquisto.
Una operazione nata in dieci giorni, con il club azzurro che ha agguantato l’occasione di mercato, andando a prendere uno dei giovani centravanti più talentuosi degli ultimi anni.
Hojlund e quell’asse Napoli-Manchester

Appena due stagioni fa, Højlund veniva pagato oltre 80 milioni dal Manchester United, prelevato dopo una stagione da autentico wonder-kid all’Atalanta. E in tanti, me compreso, ne auspicavano addirittura l’approdo a Napoli per raccogliere l’eredità di un Osimhen tanto decisivo quanto ingombrante.
Il destino si diverte ad incastrare i pezzi del suo puzzle. E così, dopo lo shock iniziale per l’infortunio tremendo di Lukaku, il Napoli, che quasi se lo sentiva, avendo riservato una parte di budget per coprire eventuali emergenze, non andando a chiudere operazioni avviate (Juanlu Sanchez e Musah, su tutti, e forse un’ala pura alla Sterling), ha battuto tutti sul tempo, andando a prendere il 22enne danese in uscita dai Red Devils, sul quale incombeva l’ombra del Milan e l’interessamento di Bayern e Lipsia. Non di poco conto la cifra investita, spalmati in una formula più morbida (prestito e obbligo condizionato), ma comunque più vicina ai 50 che ai 40 milioni di Euro, per una soluzione nata come “tampone” e che rischia di essere il fiore all’occhiello del calciomercato.
Casualità che ritornano cicliche; perché il 30 agosto di un anno fa, il Napoli prelevava dallo stesso Manchester United un altro biondino, venuto poi a fare la storia e a prendersi tutto, Scudetto da protagonista e titolo di MVP della Serie A. Quello Scott McTominay divenuto in meno di un anno un pilastro imprescindibile del Napoli di Antonio Conte.
Napoli, Re del calciomercato 2025
A corredo di una meravigliosa sequela di incastri, la vittoria all’ultimo secondo nel match casalingo di sabato, con rete di Anguissa e 3 punti guadagnati con l’ultima goccia di sudore; corsi e ricorsi storici, nella città di Giambattista Vico. O, se preferite, in omaggio al Presidente cineasta, una sceneggiatura perfetta, un canovaccio nel quale si inseriscono il dramma, l’agitazione, la tensione e infine la gioia irrefrenabile, come da manuale del blockbuster.
Da questo agosto, da questa ultima settimana di agosto, il Napoli esce rinfrancato; non solo perché ha concluso una sessione di calciomercato poderosa, in cui ha palesato la propria capacità di spesa maturata con anni di sapienti gestioni finanziarie e sportive. Non solo perché sul campo ha dimostrato subito quell’abnegazione e quella dedizione che sono proprie delle grandi squadre, pronte a trovare stimoli maggiori dopo le vittorie.
Ma soprattutto perché tutto ciò è frutto di una armonia di tutte le componenti; il Napoli oggi è un tutt’uno. Conte, De Laurentiis, Manna e la squadra sono allineati sulla stessa frequenza. E questo, a veder bene, è il vero grande vantaggio del Napoli rispetto alle sue competitor in campionato. Vantaggio che colma anche, forse, un gap storico, in termini di potere mediatico e di influenza e che porta la stragrande quantità di osservatori ad insignire la squadra azzurra dei fregi di favorita.
Il rischio, sia per i risultati sul campo che per quelli di calciomercato, è, se vogliamo, dare per scontato il raggiungimento dell’obiettivo: perché chiudere una sessione con 9 acquisti (spesa media per cartellino di circa 25 milioni, considerando anche le operazioni in prestito con obbligo all’esercizio successivo) ed una rosa sensibilmente rafforzata nelle avanguardie e nelle retrovie è una roba complessa, difficilissima per la Serie A e praticamente un unicum per una squadra campione in carica.
Così come riconfermarsi, da subito, nella mentalità e nella fame, è un esercizio tutt’altro che banale, specie in latitudini dove, non si è mai riusciti a bissare il successo.
Se il Napoli e se Napoli ne saranno consapevoli, le ottime premesse potranno confermarsi. Mai però sottovalutando un aspetto: vincere è complesso, confermarsi lo è ancora di più.





