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La parabola di Allegri: dal Gabbione a Milwaukee, passando per Minnesota

Spud di Spud
2 Maggio 2023
in Editoriali
Tempo di Lettura: 4 min
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La parabola di Allegri: dal Gabbione a Milwaukee, passando per Minnesota
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L’ignoranza è un ostacolo alla conoscenza e alla comprensione e, spesso, ci porta a commettere errori o ad avere pregiudizi su cose o persone che non conosciamo veramente. Questo è il caso di molti appassionati di sport, che spesso si trovano a parlare di atleti stranieri con nomi difficili da pronunciare, come ad esempio Giannis Antetokounmpo, stella dei Milwaukee Bucks della NBA.

Nonostante Antetokounmpo sia considerato uno dei migliori giocatori del mondo, molti appassionati di sport potrebbero non aver mai sentito il suo nome fino a qualche tempo fa, o addirittura pensare che sia il nome di un ippodromo, come raccontato nella divertente battuta del comico italiano Checco Zalone. Tuttavia, il recente successo della squadra dei Milwaukee Bucks e le performance straordinarie di Antetokounmpo sui campi da basket, hanno portato molti a scoprire questo straordinario atleta e a familiarizzare con il suo nome.

Perdere non è un fallimento. Nello sport non si può sempre vincere: perdere è il passaggio necessario per arrivare al successo.

Giannis Antetokounmpo

Le parole di Giannis Antetokounmpo sul concetto di fallimento nello sport sono diventate virali per la loro potenza comunicativa. E anche perché ha espresso un concetto complesso con termini semplici, comprensibili a tutti, corredati da una mimica naturale, efficace. Hanno attraversato l’oceano e sono giunte in Italia. Terra del risultatismo.

Spesso la viralità si trasforma in strumentalizzazione. Puntualmente è accaduto nel nostro Bel Paese. Che non fa nulla per evitare di cadere nel baratro dell’ignoranza invece di cercare di approfondire la conoscenza delle cose e delle persone che ci circondano, nel tentativo di arricchire la propria cultura e ampliare gli orizzonti, senza limitarsi a superficiali pregiudizi o a battute ironiche, ma fuorvianti.

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E allora, se vi trovate a dover parlare di Giannis Antetokounmpo, o di qualsiasi altro atleta o personaggio di cui non siete sicuri di conoscere il nome correttamente, non abbiate paura di chiedere informazioni, fare una ricerca online o chiedere aiuto a qualcuno più esperto di voi. Solo così potrete apprezzare appieno le loro imprese e le loro storie, e magari anche il senso delle loro parole.

Cosa che non pare abbia fatto l’allenatore della Juventus, in difficoltà persino a pronunciare il cognome del cestista. Max Allegri è uno di quelli che ha sempre sostenuto l’esatto opposto del grande discorso donatoci in mondo visione da Giannis. Dalle parole di congedo nella sua ultima conferenza stampa prima dell’avvento di Sarri che magnificava l’arte della vittoria a prescindere, alla metafora del corto muso, passando per il calcio semplice.

Eppure, Max, ce lo siamo ritrovati in conferenza a far propria la filosofia del fallimento per rispondere a una delle rare domande scomode della sua esperienza sulla panchina della vecchia signora.

Fine dei giochi

Capisci che sei davvero nel baratro quando vai a cavalcare qualcosa che non ha nulla a che vedere con il tuo io e cerchi di farlo tuo semplicemente perché sei ormai al capolinea, sportivamente parlando. Spogliarsi totalmente della propria natura è il più grande fallimento che un individuo possa vivere.

Ci sono diverse ragioni per cui un allenatore può diventare un perdente. In alcuni casi, può avere a che fare con una squadra che è semplicemente meno talentuosa rispetto alle altre in cui ha lavorato in passato. In altri casi, l’allenatore può essere incapace di adattarsi a nuove strategie e nuovi schemi di gioco.

Tuttavia, il motivo principale per cui un allenatore diventa un perdente è spesso legato alla sua mentalità. Gli allenatori perdenti tendono ad avere una mentalità negativa e a concentrarsi sulle sconfitte invece che sulle vittorie. Inoltre, possono essere molto critici nei confronti dei loro atleti, il che può avere l’effetto contrario rispetto a quello desiderato e portare a un ulteriore deterioramento delle prestazioni.

Ma cosa può fare un allenatore perdente per uscire da questa situazione? In primo luogo, l’allenatore deve cercare di cambiare la sua mentalità. Dovrebbe concentrarsi sulla ricerca di soluzioni invece che sulle sconfitte. Inoltre, dovrebbe cercare di motivare i suoi atleti invece che criticarli. Infine, dovrebbe cercare di adattarsi alle nuove sfide e alle nuove situazioni, imparando dai propri errori e migliorando costantemente.

In conclusione, l’allenatore perdente è un fenomeno comune nel mondo dello sport. Tuttavia, ci sono modi per superare questa situazione e invertirne la rotta. Cambiare la mentalità, motivare gli atleti e adattarsi alle nuove sfide sono tutti elementi chiave per il successo. E sebbene la vittoria sia importante, ci sono molte altre qualità che rendono un tecnico un grande leader, nella vita e nello sport.

Caro Max, non c’è altra strada, se non quella che ti ha suggerito la stessa Juventus, scegliendo la campagna social per presentare il tuo ritorno in panchina: l’ippica.

Spud

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