Il big match di ieri ha lasciato una forte impressione sul campionato.
La più immediata è che il Napoli di Antonio Conte ha dimostrato, come all’andata, di meritare il titolo di Campioni d’Italia in carica, casomai qualcuno ne dubitasse ancora.
Basti pensare che negli ultimi due anni, ovvero il periodo in cui si è acuita al massimo la rivalità con gli azzurri, l’Inter, pur cambiando l’allenatore e pur avendo a favore ben tre rigori in quattro partite, di cui almeno due molto risibili (diciamolo meglio: inesistenti), non è mai riuscito a battere il Napoli.
Basta questo dunque a considerarci come i favoriti anche quest’anno? Ovviamente no! E qui di seguito spieghiamo i motivi principali:
L’Inter ha una strada spianata
Il più banale di tutti: l’Inter ha ben 4 punti in più del Napoli (senza contare il Milan, che seppur momentaneamente secondo non appare agli occhi di chi scrive una contendente seria fino alla fine), pari a oltre una partita di vantaggio, e con il rassicurante salvagente di non dover più incontrare McTominay e compagni. Ergo: dipende solo da loro.
Non solo, i dati dicono che da inizio settembre, ovvero da quando il calcio estivo, che avvolge anche le primissime giornate di campionato, è terminato, l’Inter tanto bistrattata negli scontri diretti, ha però fatto percorso netto contro tutte le altre: non ha perso nemmeno un punto.
Se escludiamo infatti il derby e il duplice scontro col Napoli, da dopo Inter Udinese di agosto, la squadra del rumeno Chivu ha vampirizzato ben 9 punti al Milan e addirittura 13, sissignore 13, al Napoli, pari ai punti persi dagli azzurri contro: Bologna, Udinese, Torino (9 in totale) Verona e Como (4 in totale).
Ciò significa che se l’Inter si limita ad avere un percorso anche leggermente inferiore a quello dell’andata, il titolo non può sfuggirgli. Ha inoltre un altro enorme vantaggio: le prossime cinque partite può considerevolmente allungare dato il calendario semplice che dovrà affrontare: Lecce Udinese Pisa Sassuolo Cremonese. Pane per Lautaro Martinez, insomma, che invece è rimasto a secco nell’ennesimo big match.
Insomma, poche chances per Conte stavolta.
Ultima speranza per le inseguitrici
Se proprio vogliamo trovarne una, va ricercata proprio nel gap mostrato dai nerazzurri nei big match: è chiaramente mentale, anche guardando le tante rimonte subite.
Ecco, se gli incontri con le medio piccole hanno una difficoltà, sarà questa: nel girone di ritorno, quando mancheranno poche partite, l’Inter non giocherà contro il Lecce di turno, ma soprattutto contro sé stessa ed i propri fantasmi. E sappiamo che i nerazzurri sono esperti di rimonte subite, anche clamorose.
La più famosa, senza nulla togliere alle due recenti con Inzaghi, avvenne quando avevano un allenatore straniero in panchina, dal cognome di cinque lettere e che iniziava con la C.
Persero contro la Juventus, che festeggiò come poche volte negli spogliatoi, con un giocatore juventino ebbro di gioia, che riuscì ad esclamare, prima che la mano di un compagno gli tappasse la bocca per evitare frasi sconvenienti, “c’è poco da dire, stiamo godendo“.
Chissà Antonio, chissà.






