Antonio Conte è un allenatore affermato, una garanzia, non ha certo bisogno di pescare il jolly dal mazzo per riconfermarsi ai vertici del calcio italiano. Piuttosto, di comune accordo con la società, l’obiettivo fissato per il calciomercato è stato quello di puntellare e dare profondità alla rosa, dando la possibilità al tecnico di lottare su più fronti.
Sul mercato il Napoli ha le idee chiare (e paga bene)
Quella azzurra era una rosa ormai ridotta all’osso, con pochi ricambi e tante partite da disputare. Ma da quando è l’allenatore leccese a occupare la panchina azzurra, la filosofia del club è cambiata radicalmente: il Napoli è focalizzato su profili ben precisi, nomi e cognomi, più che su un identikit di calciatore. Conte ha indicato la via, Manna si è seduto al tavolo delle trattative.
Ciò forse ha comportato una spesa maggiore per le casse azzurre – lo confermano le cifre, ritenute spesso eccessive da tifosi e stampa – ma ha permesso al mister di avere una rosa che inizia a prendere forma già dal ritiro di Dimaro. Per essere poi ultimata nel giro di poche settimane, ben prima dell’inizio della prossima stagione (L’anno scorso Lukaku e McTominay furono annunciati il 30 agosto).
Niente azzardi, dal mercato Conte chiede garanzie
Dunque, la strategia utilizzata dal club per questa sessione di mercato è stata ben differente rispetto a ciò a cui eravamo stati abituati dal patron De Laurentiis. Un compromesso storico tra democrazia contiana e partito aurelista, rivelatosi fondamentale per la permanenza di Conte in azzurro.
In sostanza, calciatori dal rendimento altalenante (Núñez, Sancho, Chiesa…) sono come kryptonite per questo gruppo, azzardi puri, i classici acquisti di chi ha bisogno di estrarre un coniglio dal cilindro per tornare ad essere rapidamente competitivo. Le trattative azzurre, presenti e future, forse a primo impatto non scalderanno il cuore dei tifosi, ma garantiranno un apporto immediato alla causa azzurra. Sta nascendo un Napoli dannatamente concreto, a completa disposizione del suo mister. La strada che porta al successo è in salita e non prevede scorciatoie, ma Antonio ci aveva già avvisato: “Amma fatica’… cchiù assaje”.





