C’era una volta un fortino capace di far tremare le gambe ai più grandi calciatori del panorama internazionale. Un supporto omogeneo e incessante che pare addirittura spingesse la palla in porta nei momenti clou. Come dimenticare il “sarò con te” che fece da preludio alla rete di Diawara in Napoli-Chievo, proprio quando si era a un passo dal salutare il sogno Scudetto dopo una gara maledetta?
Quello stesso posto, ora Stadio Maradona, è diventato il più snob dei teatri del Meridione. Un posto in cui alla prima sconfitta in seguito a un periodo d’imbattibilità interno durato oltre un anno gli spettatori hanno deciso di svuotare gli spalti a più di dieci minuti dalla fine.
Il Maradona è un’attrazione turistica
Da quando la tragica morte dell’eterno campione argentino ha portato inesorabilmente alla ridenominazione del buon vecchio San Paolo, complice la fine della pandemia e l’esplosione dell’overtourism che sta riducendo Napoli ad un tour gastronomico vecchio 2500 anni, andare “allo Stadio” è diventato un’esperienza da vivere. Persino chi tra i napoletani aveva sempre snobbato l’idea del supporto diretto ora si concede qualche gita fuori porta!
Dall’estero, ovviamente, i turisti ammaliati dal folklore azzurro e incentivati dagli ottimi risultati sportivi della squadra negli ultimi anni sono pronti a fare carte false per aggiudicarsi un posto allo stadio e farsi spennare felicemente da improponibili B&B in centro.
Ma quand’è che il Napoli è diventato un’esperienza?
Nei big match del decennio scorso, la parola “sold out” era quasi sconosciuta. Basta guardare gli highlights di una qualsiasi partita del Napoli di Benitez per notare innanzitutto la desolazione dei settori inferiori, addirittura riqualificati e sovrapprezzati come se fosse garantita la visione almeno parziale della partita. E perché il Presidente De Laurentiis continua a parlare di disaffezione nei giovani?
Sono davvero i giovani il problema?
Andare allo stadio per un giovane costa troppo
Da subito, il presidente De Laurentiis ha alluso non troppo velatamente ad una “pulizia” sociale dello Stadio. L’impennata, progressiva ma costante, dei prezzi anche dei settori popolari, ha impedito a parecchi giovani tifosi di essere presenti stabilmente allo stadio. Per seguire il Napoli in casa al Maradona, in Curva, nella migliore delle ipotesi e considerando solo partite di campionato non di cartello, servono almeno 150 euro in un mese. Ragazzi che devono sostenere spese e che magari non godono di una situazione finanziaria agiata devono prendere dolorose scelte. Chi invece ha intenzione di approfondire una passione magari trasmessagli da un padre che si è innamorato dei colori azzurri alla sua età proprio grazie ai prezzi accessibili dei settori popolari per antonomasia, si ritrova a dover fare due conti. Ed è così che nasce la disaffezione: il San Paolo dei distinti che s’aggregavano alle curve è ormai uno sbiadito ricordo, un teatruccio borghese in cui gli spettatori hanno il mal di pancia e necessitano di farsi trascinare dagli attori e non viceversa. Per chi volesse andare in trasferta, c’è la repressione dittatoriale d’un governo che continua a stigmatizzare la tifoseria senza che la società batta un colpo.
L’unico ad aver protestato per le misure illogiche prese nei confronti dei napoletani è stato Antonio Conte.
Ai giovani il calcio piace tremendamente, basti vedere le serie minori inglesi. Ma una fascia d’età più elevata e magari capace di spendere di più porta decisamente più incassi e chi inneggia ai 25 minuti a tempo non faccia finta di non saperlo.
Poi però finisce con la squadra che deve trascinare il pubblico e non viceversa. In barba a decadi di storia.


