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Il garantismo, questo sconosciuto

Armando Coppola di Armando Coppola
11 Dicembre 2022
in Editoriali
Tempo di Lettura: 8 min
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Il garantismo, questo sconosciuto
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La diffusione “pilotata e arbitraria” di intercettazioni è una “porcheria”: “non è civiltà, libertà, è una deviazione dei principi minimi di civiltà giuridica su cui questo ministro è disposto a battersi fino alle dimissioni”

Queste sono le dichiarazioni di Carlo Nordio, Ministro di Grazia e Giustizia, il quale nel varare la prossima riforma introdurrà la limitazione dell’uso delle intercettazione per evitare, a detta sua, che le persone non indagate non vengano delegittimate e il loro onore compromesso.

Il mondo del calcio è dal 2006 che si interpone tra spiacevoli realtà che sono emerse a galla proprio grazie alle intercettazioni:

Anno 2011, a conclusione del processo calciopoli – con l’ausilio di 171.000 intercettazioni telefoniche, Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, fu condannato in primo grado dal tribunale di Napoli a 5 anni e 4 mesi di reclusione per promozione dell’ associazione a delinquere.

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Per i giudici Moggi commise sia il reato di associazione per delinquere sia quello di frode sportiva “in favore della società di appartenenza (la Juventus)” ottenendo “vantaggi personali in termini di accrescimento del potere”. Dei 36 imputati iniziali (7 arbitri, più Paparesta la cui posizione però venne stralciata subito, il solo ex fischietto De Santis – che aveva rinunciato alla prescrizione – venne condannato ad 1 anno con pena sospesa. Luciano Moggi e Antonio Giraudo – AD della Juventus – furono sentenziati con prescrizione ma non assolti. L’indagine condotta dal procuratore federale Stefano Palazzi riconobbe anche la colpevolezza di altre squadre, come Fiorentina, Lazio, Reggina, Milan che subirono le dovute penalizzazioni, in seguito furono scoperte ulteriori intercettazioni che videro protagonisti Giacinto Facchetti e Massimo Moratti, rispettivamente il presidente e il proprietario dell’Inter, ma i reati di mancata lealtà, correttezza e probità nell’aver avuto contatti fuori dagli schemi con i designatori arbitrali (art.1 codice della giustizia sportiva) risultarono prescritti.

Anno 2015, Antonino Pulvirenti, presidente del Catania calcio, finisce al centro dello scandalo “Treni del gol “ perché accusato di aver provato a comprare cinque partite per cercare di restare in serie cadetta e non retrocedere. Il presidente etneo confessò il reato e la punizione della giustizia sportiva sentenziò la retrocessione della squadra catanese in Lega Pro con 9 punti di penalizzazione. Il tutto certificato grazie alle innumerevoli intercettazioni telefoniche

Anno 2017 in base ad un’indagine condotta 3 anni prima dalla procura di Torino (Alto Piemonte) sulla gestione dei biglietti dell’allora Juventus Stadium sulla presunta infiltrazione della ‘Ndrangheta nella gestione commerciale dei biglietti della società, Andrea Agnelli, allora presidente della Juventus calcio, fu prima deferito e poi prosciolto dall’accusa di una presunta associazione mafiosa con il clan calabrese, ma fu condannato ad 1 anno e sei mesi di inibizione (dopo vari appelli l’inibizione si esaurì) e a pagare un’ammenda di 100.000€ per aver intrattenuto incontri con gruppi ultras per la cessione di un numero di biglietti a persona che andava oltre i canoni che la legge consentiva. Sempre tutto grazie alle intercettazioni

Anno 2020, l’attaccante uruguaiano Luis Suarez si svincolò dal Barcellona e provò a ottenere la certificazione necessaria per ricevere il passaporto comunitario in vista di un possibile passaggio alla Juventus.

Secondo gli inquirenti l’esame fu una farsa al fine di assicurare, “con una procedura fittizia e nei tempi richiesti dalla Juventus” la certificazione linguistica necessaria per l’ottenimento della cittadinanza italiana. Nell’archiviare il caso a dicembre la Federcalcio dichiarò che non erano emersi “elementi sufficienti per ritenere provate condotte illecite rilevanti nell’ambito dell’ordinamento federale sportivo di dirigenti o comunque tesserati, unici soggetti sottoposti alla Giustizia Sportiva”. Se a di fatto che la Juventus è uscita di scena da questo caso, dopo che nell’aprile 2021 era stato sospeso il procedimento a carico dell’ormai ex dirigente dell’area sportiva della Juventus, Fabio Paratici, e dell’avvocato della società bianconera, Luigi Chiappero. Le intercettazioni telefoniche che uscirono fuori diedero luogo a molteplici allusioni.

Anno 2022 La Procura di Torino ha aperto un’indagine sui conti della società della Juventus e giovedì 1° dicembre ha chiesto il rinvio a giudizio di 12 dirigenti o ex dirigenti bianconeri (tra cui l’ex presidente Andrea Agnelli e il suo vice Pavel Nedved, l’ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene e l’ex responsabile dell’area sportiva Fabio Paratici, dalla scorsa estate al Tottenham). Quattro le ipotesi di reato: false comunicazioni sociali, manipolazione del mercato, ostacolo agli organi di vigilanza e false fatture per operazioni inesistenti. Secondo l’accusa, il club ha utilizzato «manovre correttive» con l’obiettivo di alleggerire il bilancio e consentire quindi la «permanenza sul mercato» senza la «perdita» dei giocatori più importanti. Le manovre correttive auspicate erano da un lato le plusvalenze «artificiali» legate al calciomercato, dall’altra le due «manovre stipendi» operate nella stagione 2019/20 e nella successiva, per far fronte all’emergenza Covid con la rinuncia pubblica di alcuni giocatori ad alcune mensilità dello stipendio a fronte di un accordo privato che ne garantiva il versamento anche a fronte di una eventuale cessione. Elemento determinante in questo quadro è la quotazione in borsa del club bianconero (è l’unica società di serie A quotata).

Sì è vero, può sembrare uno sproloquio quanto su letto ma non penso che le intercettazioni abbiamo delegittimato e compromesso l’onore di persone non indagate, anzi, ha chiaramente messo alla luce quanto di losco si pensava di insabbiare.

Il Governo si dichiara garantista limitando le intercettazione non solo per non inficiare sul Pil ma al fine di non delegittimare le persone, ma lasciando intatte quelle correlate alle inchieste di mafia (e ci mancherebbe – ndr).

A me sembra ovvio che vanno intercettati i non indagati, perché se all’interno dell’indagine esistono persone che interagiscono o hanno un conflitto d’interesse con l’imputato le prove dell’ipotetica colpevolezza le si trovano attraverso ‘queste’ intercettazioni.

In base ai provvedimenti che sta eseguendo il nostro caro ministro saremmo il paese che usa il metodo delle intercettazioni in maniera eccessiva ma in realtà solo da noi il giudice può dare il consenso ad un’intercettazione, in America, ad esempio, le intercettazioni possono autorizzarle anche i servizi segreti, enti locali, polizia, vigili e persino i pompieri.

Le procure – sempre in base alle ideologie di Nordio – sono tacciate di consegnare le intercettazioni eseguite nelle mani dei giornalisti rei di pubblicarle senza autorizzazione. Nemmeno questo ci risulta in quanto questo strumento viene messo sulle prime pagine dei giornali quando già messe agli atti dopo un’ordinanza di custodia cautelare e quindi per il codice non è più un segreto, o alla fine delle indagini quando gli gli stessi atti sono consegnati agli avvocati che ne attestano i contenuti e possono dedurne un potenziale appello.

Questo passivo utilizzo delle intercettazioni è anche strettamente correlato ad un ulteriore decreto che Carlo Nordio si appresta ad eseguire: la separazione delle carriere tra Giudici e Pm, per dare adito al potere esecutivo (il Governo) – di poter scegliere i fascicoli di maggiore priorità di passare in cima alla lista da dover seguire.

Chi dovrebbe deciderlo questo, il Governo. Giusto? Il quale – come visto e rivisto negli ultimi 40 anni – potenzialmente – potrebbe condizionare le indagini a cui dare priorità anche a seconda o meno che sia presente un suo componente indagato?

Cosa c’entra questo con le intercettazioni sul calcio? C’entra, perché sull’esame farsa di Luis Suarez fu scomodata l’ex ministro dei trasporti, Paola De Micheli, che tramite un’intercettazione, fu rilevato un messaggio tra lei e l’allora capo gabinetto del Ministero degli interni Bruno Frattasi nel quale si evinceva “La Juventus mi chiede notizie di questa richiesta di cittadinanza. Mi aiuteresti?”.

Sul nuovo decreto legge la presidente Giorgia Meloni si è pronunciata nel voler essere garantista nei processi e giustizialista nelle pene; allora mi domando come può risultare possibile se nello stesso decreto è stata integrata una norma che cancella un cavillo importante della legge spazzacorrotti del 2018, che per i reati di corruzione e concussione contro la pubblica amministrazione che – come già previsto per i reati di mafia, pedopornografie, sessuali, droghe e contrabbando – nessun escamotage poteva recare l’esclusione della pena, ad oggi risulta cancellato.

Se la sentenza del Giudice decretava una pena per detenzione di 10 anni, il condannato restava in galera per 10 anni, senza scappatoie del tipo lavori socialmente utili, sconti per buona condotta, domiciliari etc.

Carlo Nordio con la riforma di giustizia che si appresta a varare non va a tutelare i non indagati, va a delegittimare i cittadini. Se tolgono l’obbigatorietà dell’azione penale e il PM può scegliere quale fascicolo può dare priorità o meno si delegittima il cittadino. Se un comune civile subisce un torto dal potentato e il magistrato prende ordini dal governo, state ben sicuri che sarà molto difficile che quel fascicolo che si posizionava tra i primi 100 fascicoli risalirà la china. Se le intercettazioni telefoniche verranno defraudate ci rimette il tifoso contribuente, perché il motore di questa grande e meravigliosa macchina chiamata calcio lo alimenta il denaro che spendiamo per le pay tv, biglietti stadio, dei soldi che versiamo per acquistare magliette, gadget e beni di vario genere. Chi ci rimette è il tifoso che ancora sogna, forse ingenuamente, ma crede fermamente ancora che esiste ancora un gioco in cui vince chi è meritevole. Il rischio, invece, è quello di continuare nell’omertà più totale e sorbirsi dichiarazioni in stile Franco Carraro che nel 2001 – per la vicenda passaporti inerente ad Alvaro Recoba ed Eriberto – fece passare il messaggio che non avrebbe potuto mandare in serie B la squadra appartenente ad un uomo come Massimo Moratti che aveva speso 600 miliardi del vecchio conio per costruirla.

Sono questi i principi omertosi che il calcio si accinge ad assimilare? È davvero questo che ci meritiamo?

Armando Coppola

Armando Coppola

Fondatore napolinetwork.com. Content Creator, podcaster e speaker radiofonico. Appassionato di Cinema, Musica e Videogiochi.

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