Sulla maglia munacielli e San Gennaro. Ma, al Centenario, il club si presenta con Allegri: la kryptonite del Napoli più identitario dell’era De Laurentiis.
Era questa la New Era? From Napoli to the world, recitava il claim.
Ci eravamo immaginati fosse arrivato il momento di urlare al mondo che il Napoli rappresentasse qualcosa di diverso da questa paludosa Serie A.
Dopo quella analogica di Benitez, abbiamo assistito alla versione digitale dell’internazionalizzazione di un club che non ha mai smesso di crescere, in campo e fuori. Almeno fino all’estate del 2023.
Un club che ha sempre messo nel mirino il futuro provando a ritagliarsi visibilità mondiale attraverso il potente messaggio che deriva da tutta la poesia di una città che ha la fortuna o il limite di essere percepita, e di sentirsi, capitale di uno stato a sé.
Tra i rituali di un popolo dall’animo predisposto alla devozione cieca, ma che crea e distrugge eroi senza soluzione di continuità, c’è sicuramente il calcio.
Il munaciello, l’asso bastoni e San Gennaro sulla maglia: in panchina, il rivale di sempre
Per celebrare questo rapporto viscerale tra popolo e squadra, l’area marketing ha persino fissato i simboli pagani e religiosi della tradizione popolare sulla maglia della stagione appena conclusa.
La maschera di Pulcinella (ironia e astuzia); il Sacro Cuore (fede e protezione); il Munaciello (spirito della tradizione popolare); la testa d’aglio (amuleto contro le avversità); il curniciello (portafortuna); la Fontana del Carciofo (rinascita urbana); San Gennaro (fede del popolo partenopeo); l’asso di bastoni (forza e virilità); gli occhi (vigilanza e scudo contro il malocchio).
Un successo di critica senza eguali. Gli oltre 80 mln di tifosi partenopei, raccolti dai sondaggi commissionati da Aurelio De Laurentiis, hanno recepito e abbracciato la nuova era con entusiasmo e partecipazione.
Napoli e il Napoli hanno deciso di unirsi indissolubilmente, tanto da far diventare la maglia un simbolo dell’intera città e non solo del club.
Per anni, il Napoli ha viaggiato a velocità differenti
Il campo comunicava eccellenza, freschezza e identità. Un’identità costruita un mattoncino alla volta. Un percorso contro intuitivo per chi crede che il calcio sia semplice: tanto spendi, tanto appendi. Quello che in Italia veniva etichettato come “circo” sarebbe poi divenuto il calcio che avrebbe dominato l’Europa: evoluto, collettivo, relazionale, talentuoso, etico, complesso.
La comunicazione del club, invece, in quegli anni, è restata al palo. Sempre molto asciutta e didascalica. A tratti inadeguata rispetto alla bellezza di quello che si stava costruendo con il pallone tra i piedi.
La tifoseria Z, molto sensibile alle apparenze, si è sbattuta tantissimo per far arrivare al club la propria voglia di avere un impianto comunicativo in linea con il livello tecnico raggiunto.
L’ingresso di un fuoriclasse come Tommaso Bianchini in società ha rappresentato la svolta. Il Direttore dell’Area Business del Napoli ha allargato il modo di orientare la percezione del club. Iniziative social, partnership globali, fidelizzazione, immagine: tutti aspetti – finalmente – allineati alle prestazioni sportive.
Sotto la direzione di Bianchini, viene inserita Valentina De Laurentiis: la mente creativa delle maglie gara che negli ultimi anni sono diventate da semplice gadget a oggetto di culto.
La New Era è un’arma di distrazione di massa?
Il messaggio che il Napoli ha lanciato al mondo è stato forte e chiaro: non siamo un club come altri.
Eppure, dal post scudetto in poi, di quel club che pescava giocatori anonimi dal mondo con l’ambizione di chi vuole creare nuovi eroi, si sono perse le tracce.
Il decimo posto ha convinto il club che il tempo del rischio e dell’ambizione di essere unici sia finito. E che sia giunto il momento di industrializzare un processo totalmente opposto. Scindere la liturgia identitaria dalla squadra è un campanello d’allarme da non sottovalutare. Quando la comunicazione diventa preponderante è perché vuole venderti quello che non c’è. Una vecchia legge del mercato che non tramonta mai.






