Il Napoli perde e il Maradona vince
Il caldo record di un infernale 30 agosto può offuscare menti e indebolire corpi, ma le curve dello Stadio Maradona hanno saputo rispondere splendidamente ad una così avversa condizione climatica. Una risposta genuina, forse rude nei gesti – bottiglie d’acqua svuotate sugli accaldati capi, maglie volanti e un buon aiutino alcolico -, a tutti gli effetti l’ultimo baluardo di una resistenza strenua e decimata.
Perché al Maradona la sconfitta di un pur positivo Napoli è l’ultimo dei problemi.
Una partita al Maradona è un lusso
Il caro prezzi estremo e progressivo degli ultimi anni non è assolutamente in controtendenza con l’andazzo del calcio moderno.
Uno stadio adatto alle famiglie… sì, alle famiglie ricche. Un padre di famiglia, desideroso di regalare ai suoi bambini l’ebbrezza di una gara dei loro beniamini in un settore relativamente “comodo” come i distinti superiori, si trova dinanzi ad una cifra semplicemente incomprensibile. Non per la caratura della partita, né tantomeno per un discorso di proporzioni, quanto per un discorso di mero buonsenso. Napoli è solo sessantanovesima su 107 province italiane per retribuzione media lorda, con una mediana reale (1100-1200 euro) che è poco più della metà di quella milanese, prima della lista. Un padre di famiglia medio con due figli, per guardare allo stadio Napoli-Como, avrebbe dovuto dilapidare un terzo del suo stipendio mensile (95 euro a biglietto). E un adolescente? Dove li trova 50, 100 euro per un biglietto che sia di curva?
Stendiamo un velo pietoso sui settori inferiori, venduti a prezzi ridotti ma oggettivamente impresentabili.
Che sia questa la più palpabile delle evidenze di una pulizia sociale ormai giunta ai suoi stadi conclusivi?
C’è speranza: spettacolo dalle due curve al Maradona
Napoli è della gente, cantano a squarciagola i due poli del tifo azzurro. Salendo gli infiniti gradoni, mi domando fino a quando sarà così. Mi guardo attorno, l’età media è sicuramente alta, ma non mancano i volti giovani e noti. Lo stadio ribolle e questa volta il termometro non giustifica la quantità enorme di decibel che accompagna come non accadeva da tempo la squadra nei momenti più difficili, concedendosi un delirante boato al gol di Hojlund. Gli applausi, quasi commossi, di fine gara, sono la prova di un assioma inconfutabile.
Napoli è la gente, non è della gente. E fino a quando si potrà lottare, finché non si invertirà questa tendenza di pulizia sociale, l’anima di questa città non arretrerà di un millimetro. Non si può privare del Napoli un napoletano. Perché se fa sicc’, sì. Ma nun more.





