Quali sono i telecronisti di punta realmente rappresentativi del mondo Napoli nei grandi eventi calcistici trasmessi da Sky, DAZN e Mediaset?
La risposta ve la diamo noi: non ci sono.
Un vuoto casuale? Una coincidenza? Non possiamo dare risposte certe ma conosciamo l’ambiente giornalistico napoletano e, con cognizione di causa, sappiamo che ci sono professionisti altamente qualificati. Perché quando si parla del Napoli — una delle realtà sportive più seguite d’Europa, campione d’Italia, protagonista stabile nelle competizioni internazionali — la voce che racconta, interpreta, emoziona, arriva quasi sempre da altrove? Da Milano, da Torino, da Roma, da un immaginario calcistico che continua a considerare Napoli un corpo estraneo, un’eccezione folkloristica più che un centro propulsore del calcio italiano.
Il risultato è uno squilibrio evidente. Le partite del Napoli vengono spesso narrate con un paternalismo che tradisce scarsa conoscenza del contesto, della storia, della cultura sportiva partenopea. Sentire telecronisti recitare un copione imparato a memoria è imbarazzante: Mia Martini cantava in napoletano pur non essendo partenopea ma abbracciava ogni giorno l’arte e la cultura partenopea, ne era innamorata, idem Renzo Arbore e altri artisti italiani. Al contrario, un telecronista adattato che si auto impone un certo linguaggio risulta essere stucchevole, un’imbarazante forzatura.
Eppure parliamo di una piazza che fa numeri record di ascolti, che muove passioni globali, che rappresenta una fetta enorme del pubblico pagante in termini di audience ed engagement.
È legittimo allora chiedersi: perché questa esclusione? Perché nei ruoli chiave della narrazione calcistica nazionale Napoli continua a non avere voce? Non si tratta di campanilismo, ma di equilibrio. Di puro e sano pluralismo. Di rispetto per una comunità sportiva che chiede solo di essere raccontata con competenza e dignità.
Il calcio moderno non è solo campo e risultato: è racconto, percezione, costruzione dell’immaginario. E se il racconto è sempre filtrato da uno sguardo distante, Napoli e il Napoli partono già svantaggiati. O peggio, cosa insopportabile, stereotipati nel modo in cui vengono percepiti.
Continuare a ignorare questo squilibrio significa alimentarlo. E prima o poi qualcuno dovrà spiegare perché una delle capitali del calcio europeo non ha diritto a una voce autorevole nel racconto del calcio.
