Il Napoli ha ufficialmente sovvertito le gerarchie del calcio italiano per la prima volta nella storia. Ciò avviene non solo per i due scudetti in 3 anni, ma per il mercato che finalmente volge alla conclusione. Una dimostrazione di forza di cui non si ha memoria, nemmeno se ci affacciamo a tempi più lontani.
Il Napoli ha un budget – enorme – lo dichiara apertamente senza paura del probabile rincaro e prende tutto ciò che considerava una prima scelta (tranne Dan Ndoye).
L’incontro
Tutto parte dal famoso incontro al Britannique tra Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte, che in quel momento aveva più di un piede a Torino. I partenopei, però, già avevano chiuso Kevin De Bruyne come annunciato dallo stesso patron in diretta televisiva sul bus scoperto durante i festeggiamenti. Bastò poco per convincere il salentino. Troppo ampia la distanza tra il Napoli e la Juventus, in controtendenza assoluta rispetto alle finte realtà, o meglio dire bugie, che venivano raccontate. Il primo scacco matto avvenne col tweet del presidente ad annunciare la permanenza dell’allenatore.
Il mercato
Da quel momento uno show.
Milinkovic Savic, Sam Beukema, Luca Marianucci, Miguel Gutierrez, Lorenzo Lucca, Eljif Elmas, Noa Lang, oltre al già citato De Bruyne. Tutti acquistati a suon di milioni di euro con una rapidità che nemmeno Usain Bolt. Nessuno come il Napoli.
Il dato migliore, volendo, non è nemmeno questa lista di ottimi calciatori, ma il fatto che tutti loro vadano ad integrarsi al gruppo già campione d’Italia, senza nessuna cessione tra i titolari. Una roba inimmaginabile soprattutto ad inizio mercato, quando sembravano sicuri partenti alcuni calciatori, su tutti Amir Rahmani, Zambo Anguissa e Stanislav Lobotka.
La cessione
In tutto questo dominio, un’altra operazione, questa volta in uscita, conferma il cambio di gerarchie: Victor Osimhen.
Il Napoli resta tranquillo, sovrano, senza lasciarsi influenzare da nulla e nessuno e lo spedisce in Turchia in cambio di 75 milioni di euro, una percentuale sulla rivendita futura che non dovrà avvenire in Italia per i prossimi due anni. Un trionfo.
Squadra completa, staff confermato e tutti felici. A Napoli ai detrattori storici, quelli che vedevano la gestione De Laurentiis sul viale del tramonto, quelli che non gli hanno mai dato credito (per mantenersi bassi, ovviamente) sono rimaste le briciole di un pezzo di pane raffermo, nemmeno più commestibili.
Le uniche emozioni per loro sono state l’addio al club di Tiberio Ancora e delle sue polemiche su Romelu Lukaku e il gossip a tinte italiche del triangolo (non considerato, semi cit.) Geolier – Decibel Bellini – Timo Suarez, finito con un sempreverde “volemosi tanto bene”.
L’imprevisto
Poi arriva il 14 agosto e proprio Lukaku si ferma. Infortunio grave. Il Napoli, nonostante l’investimento grosso fatto su Lucca (9+26+5 di bonus) ritorna sul mercato delle punte. Anche se Lukaku è in rosa, naturalmente, ed è il secondo più pagato.
Si fionda su un danese ex Atalanta in forza al Manchester United, pagato dagli inglesi la bellezza di 80 milioni appena due estati fa.
Ma c’è un problema. Il calciatore è trattato dal Milan di Max Allegri. Al Napoli basta la sola presenza per sparigliare le carte. È necessaria una sola telefonata per costringere i milanesi a tuffarsi prima su Boniface e poi su Harder, dopo una umiliazione che da quelle parti mai avevano immaginato di ricevere. Addirittura la Gazzetta dello Sport, noto quotidiano vicino al Milan (eufemismo, anche questo) è costretto ad alzare bandiera bianca e raccontare la verità. Troppa differenza, non potevano nasconderla.
Il club di De Laurentiis chiude la trattativa per Rasmus Hojlund in 12 giorni, spazzando via tutto ciò che trova davanti. Anche il Lipsia, arrivato ad offrire 50 milioni di euro, viene rispedito a casa a mani vuote. 5 milioni di prestito + 45 il riscatto e uno stipendio che si colloca tra i più alti della rosa. Il Napoli anticipa di un anno, forse due, l’acquisto della punta che doveva essere il post Lukaku e da affiancare a Lucca.
Operazione nata e chiusa grazie alla lucidità del Napoli, che ha mantenuto budget per eventualità sconosciute e non previste, sempre a schiena dritta e non ascoltando i mormorii che incredibilmente si stavano alzando in città, nonostante il mercato sontuoso. Una città ormai impaziente, oseremmo dire (anche qui, non calchiamo la mano).
Vedere Conte sorridere (e ci mancherebbe altro) non ha prezzo. Ora tocca a lui. Uomo intelligente qual è, sa benissimo che dovrà dare a questa rosa una potenza che il Napoli ha visto poche volte nella sua storia. Una potenza nata da una gestione ventennale ottimale, a cui mai è stato perdonato nulla ma che ha dimostrato che la strada è stata quella giusta. Non avevamo dubbi. Spazzata via anche la dichiarazione ormai nota “a Napoli certe cose non si possono fare”. Oggi, naturalmente, si rimangerebbe quelle parole.
Il Napoli calpesta l’effimero blasone, lo tratta male. Spende più di tutti per l’allenatore migliore della serie A e contestualmente più pagato. La serie A è ufficialmente trainata dal club partenopeo. Senza il Napoli, sarebbe un campionato di terza fascia per i debiti che le attanagliano.
Napoli si goda il Napoli. Non si affanni più. Si concentri sulle cose della quotidianità, che il calcio in città è in mani sicure.
Così sicure che per la prima volta, nello sport, il sud tratta il nord come uno zerbino.






