Antonio Conte non è più l’allenatore del Napoli. Adesso è arrivata l’ufficialità.
Lascia dopo un biennio difficilmente eguagliabile, che ha portato uno scudetto, un secondo posto e una Supercoppa.
In due anni meglio di lui soltanto Ottavio Bianchi che fra il 1987 e il 1988 pure portò uno scudetto e un secondo posto, con accanto però una Coppa Italia, francamente più complessa da raggiungere dell’attuale Supercoppa. Bianchi però aveva dovuto carburare un anno – arrivò nel 1985 – prima di trionfare e comunque aveva un certo Maradona tra le file.
Dunque è chiaro che dal punto di vista sportivo Conte, ancora una volta, ha dimostrato che in Italia è semplicemente un fenomeno. Soprattutto quando c’è da raddrizzare una barca che rischia di affondare.
Queste premesse sono necessarie per orientare il discorso: si parla comunque di un allenatore che ha fatto bene, ci mancherebbe.
La domanda che si è posta il giornalista sportivo, quello non pregiudizioso né in un senso né nell’altro, però è un’altra: Conte era l’uomo adatto anche per il futuro prossimo? Si può rispondere di sì o no a questa domanda, purché lo si faccia portando argomenti.
La domanda che bisognerebbe porsi
Probabilmente, ogni ragionamento dovrebbe partire dalla risposta alla seguente domanda: ma 11 mesi fa, pochi giorni dopo l’annuncio della permanenza di Conte, dell’acquisto di KDB, della conferma di Tudor alla Juve, dell’arrivo del “novellino” Chivu all’Inter e dell’ormai antidiluviano Allegri al Milan e con la certezza di un mercato roboante e obbedendo alle richieste dell’allenatore, vi avessero detto: faremo 76 punti in campionato, arriveremo 30esimi in CL e vinceremo la supercoppa, avreste firmato?
Se la vostra risposta è sì, allora siete soddisfatti pienamente della stagione e siete rammaricati per questo addio. Comprensibile.
Se la vostra risposta è no, è legittimo aprire un dibattito.
Noi siamo per il no. Pensiamo che, con le premesse di stagione, il Napoli potesse competere più a lungo per il titolo, cosa di fatto mai avvenuta quest’anno, andare più in là in Champions, e che potesse farlo con un mercato che forse avrebbe dovuto sin dall’inizio puntare su altri profili e che avrebbe dovuto porre le premesse per un ciclo duraturo con una rosa futuribile.
Ma come fai a dimenticare tutto quello che è successo quest’anno? Protesterà qualcuno. Naturale.
Questo non cancella tutto quello che è accaduto, ovvero alcuni orrori arbitrali – e di questo Conte non è certo responsabile – o la sequela di infortuni che ci hanno perseguitato – e su questo Conte e il suo staff non si possono proclamare innocenti “oltre ogni ragionevole dubbio”.
Conte ha avuto il merito di portare la barca in porto, non senza difficoltà perché non dimentichiamo che la certezza aritmetica è stata raggiunta ad appena 90 minuti dalla fine, nonostante – per sua stessa ammissione – il primo ad avere dubbi sulla riuscita fosse stato proprio lui, dopo Bologna.
Nessuno gli toglie i meriti di ciò che ha fatto. Sarebbe stato però carino se lui non avesse tolto ai giornalisti il diritto di critica costruttiva.
Costruttiva, ecco un’altra critica mossa da Conte all’ambiente.
La costruzione di una critica
È costruttivo, secondo Conte, dare dei falliti ad una parte di giornalisti, senza fare alcun nome e quindi, di fatto, facendo di tutta d’erba un fascio?
È costruttivo lamentare una mancanza di compattezza dell’ambiente e poi incendiarlo dicendo appunto che parte dell’ambiente è “fallito”?
Secondo noi non lo è affatto.
Lo è invece, sempre secondo noi, ragionare sull’oculatezza di alcune scelte di mercato da lui avallate nelle cifre e nei tempi, lo è ragionare su un certo tipo di gioco proposto o sui risultati non raggiunti in Europa.
Così come si fa molto torto alla sua bravura ed intelligenza credere alla favoletta che lui abbia scelto di andare via senza conoscere i progetti di mercato del Napoli. Sapeva benissimo che un altro mercato da oltre cento milioni, avendo una rosa già affollata in alcuni reparti e un monte ingaggi ancora più saturo, era impossibile per una società come il Napoli. Ha deciso dunque legittimamente di non “rischiare” un annata da comprimario, lui che o arriva primo o arriva secondo, e onorevolmente ha anche rinunciato al terzo anno di stipendio.
Ecco, secondo noi c’è molto più rispetto da parte di chi, considerando Conte un fenomeno, si è posto delle riflessioni sul suo operato, che in chi lo sostiene ciecamente come se fosse un Messia.
Quindi: grazie Antonio per il sogno che ci hai regalato con lo scudetto.
Prego per averti fatto vivere il sogno di festeggiarlo insieme a noi.
In bocca al lupo, invece, al prossimo allenatore, chiunque egli sia. Sperando che riceva lo stesso sostegno incondizionato, anche se non dovesse avere lo stesso curriculum.
Perché al tifoso, soprattutto a quello che assegna patentini di tifo, una cosa bisogna dirgliela: è molto facile tifare per “un” Antonio Conte, un Guardiola o un Klopp. Più complesso è tifare per “un” Maurizio Sarri che viene dall’Empoli o, in generale, per un allenatore che deve ancora dimostrare di valere la panchina azzurra.






