Ce l’hanno fatta. E la cosa grave è che sono riusciti a convincere parte dei napoletani stessi. Nel lessico italiano, ormai anche in quello calcistico, c’è una parola che, accostata a Napoli, scatta quasi in automatico: “lamentosi”. O “piagnoni”. È un riflesso condizionato, un’etichetta sedimentata nel corso del tempo, tristemente diventata narrazione dominante.
Inutile evidenziare che non esiste tifoseria al mondo che non si lamenti. La vera questione da sollevare è la seguente: come è stato possibile far accettare ai napoletani questo stereotipo persino quando la squadra subisce torti arbitrali evidenti?
Molti addetti ai lavori ritengono, forse, che la loro obiettività passi per una accettazione volontaria dell’etichetta: non posso lamentarmi anche io o hanno ragione a dire che siamo piagnoni. Meglio fingere che i torti subiti siano una nostra esagerazione, prova tangibile di un “chiagne e fotti”. Una roba deprimente.
Se gettiamo la maschera dell’ipocrisia, ammettiamo tutti che nel calcio in generale, incluso quello italiano, la gestione del consenso passa anche attraverso il controllo della narrazione. Non è complottismo, chiariamo subito quest’aspetto. Si tratta piuttosto di dinamica mediatica. Chi occupa stabilmente il centro del discorso pubblico stabilisce cosa è “protesta legittima” e cosa è “piagnisteo”. E storicamente il centro non è Napoli: trovatemi (e mi ripeto) un rappresentante di Napoli all’interno dei salotti mediatici nazionali. Trovatemi un telecronista partenopeo. Vi risparmiamo la fatica: non ce ne sono. Al massimo, sono collegati a distanza e dunque non presenti nello studio, “cuore pulsante” di ogni produzione televisiva.
Piccolo inciso: non sono mica generosi come gli editori napoletani, pronti a magari anche a pagare finanche viaggi, hotel, cene e presenze…
Quando una squadra c.d. “blasonata” alza la voce per un episodio dubbio, si parla “difesa degli interessi del club”, se non della credibilità di tutto il movimento calcistico. Quando lo fa il Napoli, si parla di vittimismo. Ma siamo abituati: è un doppio standard culturale prima ancora che sportivo. Purtroppo tocca constatare che lo stereotipo è stato ormai interiorizzato, ahinoi anche da parte degli addetti ai lavori napoletani. Se a Napoli si protesta per un rigore negato parte un’automatica delegittimazione: “Vi lamentate sempre”. Poco spazio alle interpretazioni, fine del dibattito. L’episodio viene assorbito all’interno di una cornice sociale, psicologica.
È un processo di costruzione simbolica: ripetizione, generalizzazione, banalizzazione. Ogni protesta viene declinata come un eccesso di emotività. Ogni polemica come provincialismo.
Eppure la cronaca sportiva degli ultimi mesi racconta un campionato pieno di errori, sviste, interpretazioni controverse. Non è una peculiarità partenopea. È una caratteristica strutturale di un sistema arbitrale in grandissima difficoltà, pur potendo contare su uno straordinario ausilio quale è il VAR. Si lamentano tutti i club, tranne uno, che ha smesso di farlo sabato 25 ottobre 2025 alle ore 21.00 circa.
La forza di uno stereotipo sta proprio nella sua capacità di anticipare il giudizio. Se sei già catalogato come lamentoso, ogni tua protesta conferma l’etichetta, anche quando è fondata. Ribaltare questa narrazione richiede un cambio di approccio culturale. Servono analisi tecniche, dati, ricordando – soprattutto ai nostri concittadini – che accettare lo stereotipo indebolisce la piazza più di qualsiasi errore arbitrale. La questione sostanziale, allora, non risiede nel fatto che i napoletani si lamentino. Piuttosto, dobbiamo domandarci perché il sistema abbia avuto così tanto successo nel convincerli che farlo sia un difetto, anche quando è semplicemente una richiesta di giustizia sportiva.
E, guardando questa lunga serie di eventi raccolti solo in questa stagione, lamentarsi è doveroso.
Napoli: gli episodi controversi
Milan-Napoli: rigore non concesso per fallo di Tomori su McTominay. Mancata espulsione di Maignan per condotta violenta su Politano.
Napoli-Como: dubbi su rigore concesso al Como (presunto fallo di Milinkovic-Savic su Morata).
Napoli-Verona: rigore assegnato al Verona per tocco di mano di Buongiorno (dopo che questi aveva subito fallo); goal Hojlund annullato per tocco di mano inesistente.
Inter-Napoli: rigore per intervento di Rrahmani su Mkhitaryan (intervento del Var).
Juventus-Napoli: rigore non concesso sul fallo di Bremer su Hojlund.
Napoli-Fiorentina: rigore non concesso al Napoli per fallo di mani di Comuzzo. Var non pervenuto.
Napoli-Como (C.I.): mancato doppio giallo a Ramon per placcaggio su Hojlund.
Napoli-Roma: fallo da ultimo uomo di N’Dicka su Hojulnd non fischiato e non sanzionato.
Atalanta-Napoli: rigore su Hojlund revocato. Gol regolare Gutierrez annullato.



