Giacomo Raspadori è sul mercato. Almeno secondo gli addetti ai lavori. Un peccato, un vero peccato fossero confermate le indiscrezioni. Prima punta, seconda punta, trequartista, mezz’ala. Numero 10 della nazionale italiana e solo 25enne.
Napoli ha fatto fatica a capire le qualità di Jack. Il fantasma intorno a lui del non essere “mai esploso” lo ha accompagnato in tutta la sua avventura napoletana.
Non essere “mai esploso”. Mai affermazione fu tanto errata, in una piazza abituata sempre ad etichettare con troppa fretta le gesta dei beniamini.
A nulla è valso, per Raspadori, l’essere stato decisivo nello scudetto di Spalletti e ancor di più in quello di Conte.
Jack è stato equilibratore, la spalla migliore di Lukaku, il sacrificatore, colui il quale ha avuto più attributi quando il Napoli dava la sensazione di essere con la lingua fuori nel testa a testa con l’Inter.
Giacomo Raspadori: l’uomo Scudetto del Napoli
Eppure da più parti, anzi forse da tutte le parti, ci siamo sorbiti la leggenda della straordinaria panchina interista che poteva annoverare, in caso di difficoltà di Lautaro e Thuram (cosa poi effettivamente avvenuta), gente come Taremi, Arnautovic e Correa.
Senza offesa, al massimo potrebbero portare la borsa a Raspadori.
L’avesse avuto l’Inter, le lodi sperticate avrebbero raggiunto la Madonnina in capo al Duomo. Siamo abituati.
Jack è stato, checché se ne dica, l’uomo scudetto dopo Scott McTominay.
La sorpresa nell’uovo che ha risolto tutti i problemi di formazione, moduli, uomini, collanti.
Un calciatore forte sotto l’aspetto tecnico, straordinario sotto quello tattico.
Ragazzo perbene, da famiglia perbene (sì, la società guarda anche questo, se non soprattutto questo), mai una parola fuori posto.
Deve essere stato dura per lui, per il suo talento, vedersi preferire calciatori meno forti di lui in nome della sua presunta difficile collocazione.
Talento, sacrificio e dimenticanza
Poi lo vedi che segna da mezz’ala, da seconda punta, da prima punta, fa segnare, rende Lukaku libero da ogni turbamento negli ultimi mesi.
Nemmeno questo è servito.
Come non servì quando giocò una decina di gare al posto di Osimhen, sotto la gestione Spalletti, con altrettante vittorie e prestazioni eccezionali, soprattutto in Champions League.
Non è servito nemmeno essere il migliore sotto la gestione Garcia.
Dovesse partire, certo il Napoli lo farà andare a malincuore.
Ma Jack merita di giocare, poche storie.
Il Napoli perderà un calciatore importante, giovane, che molto spesso si è dimostrato quello mentalmente più pronto di tutti.
Perché la quantità di castagne dal fuoco che ha tolto nel suo percorso a Napoli è sotto gli occhi di tutti.
Ma come sempre, ci sarà chi lo ha visto e chi invece non lo ammetterà mai.
Del resto, il calcio è di tutti ma non per tutti.






