Spirava la brezza leggera della rivoluzione, di questi tempi. Due anni fa, persino i granelli di sabbia si concedevano gioiosi all’isteria planetaria che festeggiava il Napoli campione. L’ebbrezza d’un’estate in prima fila, a far la voce grossa, si rivelò fatale per chi non aveva mai avuto voce.
Orde di bambini mascherati invadono le spiagge, si dividono in coppie armoniche e armoniose. E tra una birra ghiacciata e una sigaretta, anche gli adulti si lasciano trasportare dall’euforia dei più piccoli, commentandone le gesta.
“Ma che palla hai messo a papà? Ma chi si, Kvaratskhelia?”.
Kvaratskhelia, da eroe a traditore
È bastata una scelta di vita a declassare un eroe, nella città delle belle storie e del folklore che sembrano non essere altro che pattume da social per fomentare il turismo di massa. Un ragazzo georgiano poco più che ventenne, approdato in punta di piedi e capace di infrangere una maledizione lunga 33 anni, aveva scelto di proseguire la sua carriera lontano da Napoli per approdare in una squadretta da poco conto come il Paris-Saint Germain dei ragazzi terribili di Luis Enrique, in un contesto tattico spavaldo e congeniale alle sue qualità. Il traditore, già, un film già visto! Ed ecco che comparvero attacchi, giustificazioni, articoli della Fifa che sarebbero stati impugnati dall’avido ragazzaccio ingrato. Il Napoli fino a gennaio gira e proietta 90 punti. Finisce a 82. Vince comunque, per carità. Ma a fine anno è il georgiano il miglior esterno degli azzurri per reti e assist.
Kvaratskhelia, da traditore a zingaro
Il becero pressapochismo made in Italy ha colpito ancora, meschino e impalpabile, in un’atmosfera di festa. Due anni dopo Napoli festeggia ancora e adesso i bambini esaltano un ragazzone scozzese. Nella sede del ritiro degli azzurri, un professionista etichetta un eroe della storia recente degli azzurri con un appellativo purulento, infetto, intriso d’una matrice suprematista che da un po’ nascondiamo sotto al tappeto. Splendida la reazione del club e dell’emittente televisiva, pronte a punire il gesto. Lo “zingaro” di Imparato – che pare abbia anche avuto una badante georgiana! – a Kvaratskhelia vale quanto il “neg…” di Acerbi a Juan Jesus (anche lui all’epoca dei fatti dichiarò di avere tanti amici di colore!). Quanto il “lavali col fuoco” che tanto fa infuriare chi adesso pubblicamente sminuisce il misfatto. E “O core” dei napoletani sarebbe dovuto venir fuori con la stregua difesa di chi ha lasciato un segno imperituro, strabordante di magia. Perché “onore a chi ha scritto la nostra storia” non dovrebbe essere solo l’ennesimo slogan da quattro chiacchiere.
Napoli, che per tanto tempo è stata incudine, oggi si ritrova martello. E che restituisca credibilità alla sua immagine stupendamente umana.
P.s.: importanti, anche solo per la signorilità del gesto, le scuse di Imparato. A differenza di qualcuno che ha negato labiali trasmessi in mondovisione. Alla fin fine, nessuno nasce imparato…






